Aprile 23, 2008
La vittoria in Pennsylvania consente alla Clinton di acquisire i 158 delegati dello Stato e di ridurre il distacco da Obama nelle primarie democratiche. Tuttavia è ancora il senatore dell’Illinois a guidare la competizione con 1713 delegati contro i 1586 di Hillary. ancora più netto il distacco se si guarda ai pledged delegates ( cioè i delegati con vincolo di mandato): Obama guida con oltre 150 delegati in più. La vittoria non può essere considerato certo indicatrice di un cambiamento nel gradimento complessivo dei due candidati nel Paese: la Pennsylvania è uno stato molto tradizionale, stile America anni 50 e infatti Hillary ha ottenuto il consenso sopratutto tra gli operai e gli ultrasessantenni, mentre i giovani ( e gli afroamericani) anche in quest’occasione hanno preferito Obama. Occorre ripetere concetti già espressi in precedenze dunque: saranno decisivi i superdelegati senza vincolo di mandato ( unpledeged) che si pronunceranno solo nella convention di Denver in agosto.

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Marzo 5, 2008
Tra i democratici dopo la vittoria di Hillary in Ohio, Rhode Island ( e probabilmente anche in Texas) sarà decisiva la convention dove gli unpleged ( i non vincolati a uno dei candidati) e i superdelegati potrebbero far pendere le sorti dello scontro dalla parte di Hillary che per ora è in svantaggio ( circa 1365 delegati) nei confronti di Obama ( 1450 delgati). Tra i repubblicani Mc Cain ottiene la nomination con largo anticipo ( 1226 delegati, ne bastavano 1191) e potersi concentrare già sulla campagna per la Casa Bianca costituisce un indubbio vantaggio parchè consentirà di studiare con anticipo le mosse dei suoi due potenziali avversari impegnati a scannarsi tra loro sicuramente fino alla convention di agosto
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Pubblicato da umanesimo
Febbraio 15, 2008
Barack Obama vince ancora in Maryland, Washington DC e Virginia e sorpassa così Hillary Clinton nel numero di delegati. Secondo calcoli ufficiosi Obama avrebbe 1260 delegati contro 1221 della Clinton la quale nella sua strategia sembra ormai voler puntare tutto sui grandi Stati che assegnano molti delegati: il 4 marzo si vota in Ohio e Texas. inoltre lo staff dell’ex first lady è convinto che a decidere saranno alla fine i superdelegati del partito e su questo fronte Hillary è come già detto favorita.
Solo per la Cronaca ormai la corsa repubblicana è chiusa: MCcain ha ulteriormente incrementato il suo vantaggio ora ha 804 delegati contro 240 di Huckabee. per la nomination ne servono 1191.
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Pubblicato da umanesimo
Febbraio 11, 2008
Barack Obama ha vinto in modo schiacciante le tre competizioni democratiche in programma, in Louisiana, Nebraska e nello stato di Washington, battendo l’ex first lady Hillary Clinton anche nelle Isole Vergini, dove erano in palio 3 delegati. Obama ha sbaragliato la senatrice di New York nei due caucus, nello stato di Washinghton e nel Nebraska, ottenendo in entrambi gli stati il 68 per cento dei voti, cioè oltre il doppio di quelli conquistati dalla Clinton. Meno netto il vantaggio del senatore nero in Lousiana: Barack ha vinto con il 58% dei voti contro il 36 della rivale.
Obama ha così visto ridursi notevolemente il proprio scarto da Hilary Clinton. Secondo un calcolo fatto dalla Cnn, il senatore di Chicago conterebbe adesso su 1.039 delegati, di poco indietro rispetto alla Clinton, che ne avrebbe 1.100. Secondo altre fonti, per esempio l’Ap, lo svantaggio di Barack sarebbe ancora meno netto: Clinton avrebbe finora incassato l’appoggio di 1.095 delegati contro i 1.070 per Obama, contando anche i superdelegati.
Queste differenze nel conteggio dei delegati sono dovuti al complesso sistema di assegnazione scelto dai democratici. Mentre i repubblicani infatti solitamente scelgono il criterio del chi vince in uno stato si prende tutto, il partito dell’asinello ha scelto un sistema proporzionale ma non a livello statale, bensì a livello distrettuale. Inoltre ci sono delegati vincolati a un delegato specifico senza possibilità di cambiare idea ( i pledged ) e unpledged (possono cambiare voto alla convention) e i superdelegati, personalità illustri scelte direttamente dal partito che si pronunceranno solo al momento della convention. Anche se alcuni di questi superdelegati ( che rappresentano il 20% dei delegati totali) come ad esempio Ted Kennedy, e John Kerry si sono già espressi a favore di Obama è probabile che Hillary contando sull’appoggio del marito presso l’establishment, goda da questo punto di vista di un lieve vantaggio
p.s:
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Pubblicato da umanesimo
Febbraio 8, 2008
Il candidato repubblicano alla Casa Bianca Mitt Romney ha deciso di ritirarsi dalla campagna elettorale. Di fatto è il via libera al senatore dell’Arizona John McCain come candidato dei repubblicani alla Casa Bianca.
“Sento di dovermi mettere da parte - ha detto Romney ai suoi sostenitori alla Conservative Political Action Conference di Washington - per il nostro partito e per il nostro Paese”. Rinunciare è l’unico modo per compattare i repubblicani e impedire a Barack Obama o Hillary Clinton di arrivare nello Studio Ovale.
Nel Super Martedi’ elettorale, Romney si è aggiudicato 7 stati, contro i 9 vinti da McCain e i 5 di Mike Huckabee. Ma nel conto dei delegati, l’ex governatore del Massachusetts e’ ampiamente indietro e avrebbe dovuto vincere l’80% dei delegati in palio nelle primarie ancora da disputare per avere la possibilità di vincere.
FONTE: RAI NEWS 24
ORMAI I GIOCHI IN CASA REPUBBLICANA SONO FATTI: CREDO CHE CI SI AVVII A UN ACCORDO MCCAIN PRESIDENTE -HUCKABEE VICE PRESIDENTE
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Pubblicato da umanesimo
Febbraio 6, 2008
TRA I REPUBBLICANI VITTORIA DI MCCAIN ORMAI LANCIATO VERSO LA NOMINATION, TRA I DEMOCRATICI OBAMA VINCE IN PIù STATI ( 13 CONTRO 8 DELLA CLINTON) MA HILARY VINCENDO NEGLI STATI PIù IMPORTANTI ( CALIFORNIA E NEW YORK) OTTIENE PIù DELEGATI
IL CONTO DEI DELEGATI
Democratici
Clinton 845
Obama 765
Ne servono 2.025
Repubblicani
McCain 610
Romney 266
Huckabee 190
Ne servono 1,191
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Pubblicato da umanesimo
Agosto 18, 2007
La Casa Bianca intende utilizzare l’atteso rapporto di meta’ settembre sulla situazione in Iraq per delineare una graduale riduzione delle truppe sul terreno a partire dall’anno prossimo. Lo scrive oggi il ‘New York Times’, citando fonti militari e dell’amministrazione statunitense.Il rapporto, basato sulle valutazioni del comandante militare in Iraq, generale David Petraeus, dovra’ descrivere i risultati ottenuti con il ’surge’, l’invio di 130mila nuovi soldati in Iraq deciso in gennaio. A quanto si legge, la Casa Bianca punta a servirsene per contrastare la pressione dell’opinione pubblica per un rapido ritiro, mantenendo nel Paese arabo una presenza militare fino alla fine della presidenza Bush. Leggi il seguito di questo post »
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Bush, Iraq, Stati Uniti |
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Agosto 18, 2007
fonte
La migliore supposizione è che ci sia una perdita di 100 miliardi di $ di valore di per i mutui sbprime, da mutuatari poco degni di credito, principalmente negli Stati Uniti.
Quindi perché solo giovedì si sono persi gia oltre 300 miliardi di dollari nelle borse?
anzitutto ci sono le banche fra coloro che hanno perso per i mutui subprime (o ci sono persone a cui loro hanno fatto prestiti), e le banche sono collocate sulle borse. quindi effetto subprime si moltiplica alla caduta dei titoli delle banche coinvolte nei subprime
Quindi le banche possono valere meno di quanto noi pensavamo l’anno scorso.
a creare incertezza nei mercati si aggiunge al problema che noi non sappiamo quali banche hanno leperdite legate ai subprime e anche le banche stesse non possono essere sicure di quanto ammonti la loro perdita. Leggi il seguito di questo post »
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Stati Uniti, economia, mutui |
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Pubblicato da umanesimo
Agosto 18, 2007
UNA EFFICACE E CHIARA SPIEGAZIONE DELLA CRISI DEI MUTUI USAM TRATTA DA QUESTO BLOG CHE LINKO
i n questi giorni (ma sarebbe più giusto parlare di ultimi mesi), le borse di tutto il mondo stanno risentendo della crisi dei mutui subprime negli Stati Uniti. Cosa sono? E perché hanno effetti mondiali?
I mutui subprime sono i mutui “non di prima scelta”, concessi a chi non ha garanzie solide circa la capacità di rimborso. Negli Stati Uniti, quello che è avvenuto è che molte volte nel calcolo del reddito ai fini della concessione del mutuo veniva incluso anche il reddito derivante dal previsto aumento di valore dell’immobile ipotecato: però chiaramente il trend di crescita del valore degli immobili non è continuato costante all’infinito: i prezzi troppo alti alla fine infatti hanno iniziato a scoraggiare la domanda. A questa “riduzione del reddito”, e delle garanzie, si è unito un aumento progressivo dei tassi di interesse messo in atto dalla Banca Centrale americana, per contenere le spinte inflazionistiche, che ha però anche di conseguenza portato un aumento degli interessi da pagare sui mutui a tasso variabile, e quindi delle rate: un problema per chi magari era già al limite come capacità di pagamento. Leggi il seguito di questo post »
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