Il movimento olimpico è nato per far incontrare attraverso lo sport persone, culture e popoli diversi. Oramai però il tanto celebrato spirito che dovrebbe diffonderne gli obiettivi è andato in pensione, ed è rimasta un espressione retorica al servizio dello show business. Ma ancora più grave è che tal retorica serva per relativizzare il valore del rispetto dei diritti umani, fino ad arrivare al punto di dare legittimazione a regimi autoritari che fanno della violazione di tali diritti un loro tratto distintivo. L’ipocrisia olimpica ha raggiunto il suo apice nei giochi di Pechinoe ha avuto nel presidente del CIO Jacques Rogge il suo convinto assertore. Il Comitato olimpico internazionale non solo negli anni precedenti non ha fatto nulla per stimolare il regime cinese ad aprirsi al rispetto dei diritti umani, ma attraverso Rogge ha candidamente ammesso che questo tema non è di propria competenza. L’unico imperativo rimaneva il rispetto delle leggi cinesi. Peccato che tali leggi consentano la tortura e l’imprigionamento dei dissidenti politici.
Lo spirito olimpico che ignora i diritti umani
Agosto 25, 2008Pechino si rifà il trucco a cinque cerchi
Agosto 3, 2008
Pechino a pochi giorni dall’inizio dei giochi Olimpici si rifà il trucco: la censura ha sbloccato alcuni siti internet finora non visibili in Cina e come ci testimonia l’inviato di Repubblica Federico Rampini sulla capitale cinese splende un cielo azzurro senza lo smog tanto temuto dagli atleti. Ma l’apparenza non deve ingannare: il problema della libertà di opinione in Cina non è certo eliminato come evidenzia la denuncia di Amnesty International secondo cui il sito Internet dell’organizzazione per i diritti umani e alcuni altri (tra cui quelli di Human Rights Watch, di Radio Free Asia e del servizio in lingua cinese della Bbc) sono accessibili solo dal centro stampa olimpico e in altre parti di Pechino. Quanto al problema inquinamento la scomparsa dello smog è dovuto alle misure prese dalle autorità ( introduzione della circolazione a targhe alterne per le auto,chiusura temporanea delle fabbriche più inquinanti) o dalle condizioni ambientali favorevoli?( a Pachino ha soffiato un forte vento e ci sono stati due acquazzoni che hanno pulito l’aria)
Riccò: lo sport tradito
Luglio 18, 2008
Ancora una volta un campione tradisce il ciclismo. Riccardo Riccò, lo scalatore romagnolo che aveva esaltato i tifosi con le sue imprese in montagna al Tour è stato trovato positivo all’EPO di ultima generazione il cosidetto CERA. Se Riccò ha imbrogliato deve pagare in maniera esemplare non solo per la frode ma anche per essere stato un pessimo esempio per i tifosi più giovani che vedevano in lui un modello da imitare. Io ritengo che per fatti così gravi si dovrebbe arrivare fino alla radiazione dell’atleta, qualora questi oltre al doping rifiuti di collaborare con gli inquirenti non rivelando a quale rete di spacciatori si è rifornito. Una osservazione va fatta: questi casi vengono scoperti sempre al Tour de France. Prima Basso e Ullrich per il loro coinvolgimento nella operacion Puerto, poi nel 2006 il vincitore Landis a cui venne tolta la maglia gialla a competizione finita per positività al testosterone sintetico, l’anno scorso Vinokourov e Rasmussen mandati a casa; quest’anno oltre a Riccò, i due spagnoli Beltran e Duenas. Le cose sono due: o i corridori si ricordano di doparsi solo quando vengono al Tour oppure, cosa ben più probabile, in Francia fanno la lotta al doping in maniera più seria rispetto ad altri paesi, Italia compresa. D’altronde anche al Giro d’Italia Riccò volava in salita ma non sono mai riusciti a beccarlo……
Matteo Bagnaresi: il dio pallone esige nuove vittime
Marzo 31, 2008
Il calcio piange una nuova vittima, Matteo Bagnaresi, 28 anni laureato e ultras del Parma, morto in una stazione di servizio ad Asti, investito da un pullmann che trasportava tifosi juventini. E come con la morte di Gabriele Sandri, il tifoso laziale morto quattro mesi fà anche in questo caso rimangono zone d’ombra. La morte di Bagnaresi infatti è stata frettolosamente catalogata dalla pubblica sicurezza come tragico incidente. Forse per evitare problemi di ordine pubblico, forse per la naturale propensione delle nostre autorità ad una certa reticenza nella ricostruzione puntuale e trasparente, resta il fatto che vi sono altre testimonianze che parlano di un inseguimento con spranghe e coltelli ai danni dei tifosi juventini che si erano rifugiati nel pulmann e che il tifoso morto aveva cercato di tagliare la strada all’automezzo in corsa. Si spera che a differenza di quanto avvenne con Sandri in questa vicenda i fatti vengano ricostruiti con maggiore chiarezza.
Altra cosa che lascia perplessi è la tendenza italica alla santificazione del morto sempre e comunque. Matteo Bagnaresi veniva descritto dai conoscenti come un bravo ragazzo; eppure era reduce i da un Daspo, il divieto a partecipare a manifestazioni sportive, della durata di 3 anni. E nelle sue prese di posizione emergeva tutta l’ambiguità di valori del mondo ultrà: si rivolgeva ai tifosi avversari con ammonimenti minacciosi del tipo «non venite se no ci penseremo noi a cacciarvi indietro» e esprimeva contrarietà “ai pestaggi sleali e fini a se stessi”. Bisogna domandarsi dunque: esistono pestaggi leali? E qual’è la discriminante fra un pestaggio leale ( e legittimo) e uno sleale? e chi è che deve giudicare della “lealtà” del pestaggio? Domanda retorica: evidentemente chi lo compie è nel giusto se è della stessa squadra o fà parte di una tifoseria affiliata.
Vista la piega che stà prendendo il tifo credo non sia eresia domandarsi se sia giunto il momento di vietare le trasferte. Il Dio pallone non può rivendicare per sè il sacrificio di morti e feriti cui ci stà abituando in questi ultimi tempi.
Il Boicottagio delle olimpiadi di Pechino danneggia il Tibet
Marzo 25, 2008
Di fronte alla brutale repressione del governo cinese ai danni dei manifestanti a favore di una maggiore libertà in Tibet è giusto indignarsi. Occorre però chiedersi quali siano gli strumenti giusti per fare pressione su Pechino affinché questa cominci a rispettare i diritti umani non solo dei tibetani ma anche degli altri cinesi dissidenti. Sono convinto che boicottare le prossime olimpiadi sia un grave errore. I giochi che si terranno questa estate a Pechino sono una grande occasione per i tibetani per dare visibilità alla loro condizione e alle loro proteste. Gli stessi avvenimenti di questi giorni non avrebbero avuto la stessa risonanza se non ci fosse stato a fare da catalizzatore il collegamento con l’imminente evento a cinque cerchi. Ridimensionare le olimpiadi avrebbe come conseguenza non solo il togliere ai tibetani un importante occasione per uscire dalla loro situazione di persecuzione silenziosa ma darebbe l’alibi al regime cinese per procedere a un ulteriore giro di vite nei confronti degli oppositori cui verrebbe facilmente imputata la responsabilità dell’eventuale insuccesso dei giochi. Dunque i tibetani diverrebbero un comodo capro espiatorio da dare in pasto al popolo cinese, rafforzando così all’interno il potere comunista e producendo così un risultato contrario rispetto a quanto preventivato dai sostenitori del boicottaggio contrario a ciò che si proponeva. E non è un caso che proprio il Dalai Lama a invitare a non scegliere la soluzione del boicottaggio per manifestare solidarietà al popolo tibetano. Intendiamoci però: qualora Pechino non si mostri nei prossimi mesi alcuna volontà di venire incontro alle esigenze del Tibet, solo allora sarebbe opportuno usare la minaccia della diserzione in massa dalle olimpiadi come misura ultima per far venire i comunisti cinesi a più miti consigli. Ma ricorrervi subito rischia di fare apparire spuntata quest’arma di pressione nel momento in cui la sua efficacia sarerbbe massima e cioè a poche settimane dall’inizio dei giochi. Fino ad allora si proceda con manifstazioni di protesta volte a sensibilizzarre l’opinione pubblica mondiale come quella compiuta dagli attivisti di Reporters Sans Frontieres in occasione dell’accessione della torcia a Olimpia
Torino:il pubblico del calcio si ribella all’imbecillità. Una svolta?
Settembre 17, 2007Al 35’ del primo tempo di Juventus-Udinese un tifoso bianconera ha lanciato un grosso petardo che ha spaventato gran parte del pubblico.
Gli altri sostenitori hanno subito indicato il colpevole che è stato portato via dagli steward tra gli applausi della maggior parte degli spettatori dell’Olimpico.
Un piccolo segnale. Forse ad indicare che siamo ad una svolta: la gente civile vuole riappropriarsi dello stadio e non accetta più che diventi proprietà di rorde barbariche di pseudo tifosi che non hanno alcuna intenzione di andare vedere una partita di calcio. speriamo che ciò che è accaduto a Torino venga imitato anche negli altri stadi.che devono tornare a essere frequentati dagli sportivi e non dai teppisti.

Pubblicato da umanesimo
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