Novembre 16, 2008
L’università truccata è il titolo di un bellissimo libro di Roberto Perotti ( Einaudi, € 16 ) che descrive in maniera fedele lo stato disastroso degli atenei italiani in cui regnano gli sprechi, il clientelismo e in cui il merito è ridotto a una chimera.
Da questa e altre fonti traggo alcuni dati e fatti che possono essere spunto di riflessione.
13000 : i concorsi banditi dal 1999 al 2006 dalle università italiane per un totale di 26000 idoneità conseguite. Del surplus di 13000 nuovi docenti sono 1000 non sono stati chiamati dalle università. Questo giochetto della moltiplicazione dei posti senza alcuna correlazione con la qualità della ricerca e della didattica, costa ogni anno allo Stato 300 milioni di euro. E con i nuovi concorsi banditi nel primo semestre del 2008 che creeerano 3.556 nuovi docenti ( il 10% del totale) per un un ulteriore costo stimato di 200 milioni l’anno.
Per quale motivo questa infornata di questi docenti? perchè la legge 133 elimina il sistema della doppia idoneità che da maggiori probabilità di promuovere i candidati interni, indipendentemente dal merito. Facendo finta di non sapere che la seconda idoneità verrà prima o poi premiata da un altro ateneo, che inserirà l’idoneo nei propri ruoli, con il conseguente innalzamento della spesa. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da umanesimo
Luglio 19, 2008
Secondo lo SVimez, l’ente per lo sviluppo economico del mezzogiorno il Sud d’Italia è la “periferia D’Europa ” e il suo ritardo di sviluppo con il resto del paese è ormai divenuto cronico.
Così viene illustrata la situazione nel 2008 : “Nel 2007 l’economia italiana ha registrato un rallentamento della fase espansiva mostrata nell’anno precedente. Il PIL è aumentato dell’1,5% (1,8% nel 2006), quasi
mezzo punto in più rispetto alla media del periodo 2001-2007 (1,1%). Il prodotto interno lordo del Mezzogiorno è aumentato dello 0,7% in media all’anno, un punto in meno che nel Centro-Nord (1,7%), con un calo rispetto all’aumento del 2006 (1,1%, il più elevato registrato dal 2001). Sono sei anni consecutivi che il Mezzogiorno cresce meno del resto del Paese. Dal 2002 al 2007, il PIL è aumentato nel Centro-Nord del 6,4% cumulativamente, mentre al Sud la crescita è stata poco meno di un terzo (2,4%).
Nel 2007 il prodotto per abitante nel Mezzogiorno è risultato pari a 17.483 euro
In termini relativi, tale valore equivale al 57,5% del prodotto pro capite del
Centro-Nord, pari a 30.381 euro. Il divario si è di nuovo lievemente allargato nel 2007
rispetto al 2006 (di 0,2 punti percentuali), risentendo del rallentamento della crescita più
forte nel Mezzogiorno. In termini monetari la differenza tra i livelli di reddito medio pro
capite tra le due aree rimane ancora elevata (quasi 13.000 euro), indicando l’esistenza di
differenze profonde nella produttività dei fattori nelle due ripartizioni.
Ovviamente questo incide sulla dnamica sia dei consumi che degli investimenti. Nel 2007 la crescita dei consumi finali interni è risultata nel Centro-Nord pari all’1,6% con un incremento più che doppio rispetto a quello del Mezzogiorno (0,7%)Il rallentamento che ha caratterizzato la dinamica degli investimenti nel 2007 è stato maggiore nel Mezzogiorno (0,5%, a fronte del 2,4% del 2006) che nel Centro- Nord (1,5%, rispetto al 2,5% del 2006)
Nel 2007 il Mezzogiorno ha registrato un’occupazione a crescita zero, a fronte di un aumento dell’1,4 per cento al centro nord (+234 mila in valori assoluti). Allo stesso tempo il tasso di disoccupazione reale al sud va oltre il 28 per cento. Diminuiscono i disoccupati, ma secondo lo Svimez è “perchè in molti rinunciano a cercare lavoro o sono occupati nel sommerso”. Quasi un lavoratore su 5, secondo il rapporto, è irregolare.
LEGGI LA SINTESI COMPLETA DEL RAPPORTO SVIMEZ

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Pubblicato da umanesimo
Luglio 18, 2008
Ancora una volta un campione tradisce il ciclismo. Riccardo Riccò, lo scalatore romagnolo che aveva esaltato i tifosi con le sue imprese in montagna al Tour è stato trovato positivo all’EPO di ultima generazione il cosidetto CERA. Se Riccò ha imbrogliato deve pagare in maniera esemplare non solo per la frode ma anche per essere stato un pessimo esempio per i tifosi più giovani che vedevano in lui un modello da imitare. Io ritengo che per fatti così gravi si dovrebbe arrivare fino alla radiazione dell’atleta, qualora questi oltre al doping rifiuti di collaborare con gli inquirenti non rivelando a quale rete di spacciatori si è rifornito. Una osservazione va fatta: questi casi vengono scoperti sempre al Tour de France. Prima Basso e Ullrich per il loro coinvolgimento nella operacion Puerto, poi nel 2006 il vincitore Landis a cui venne tolta la maglia gialla a competizione finita per positività al testosterone sintetico, l’anno scorso Vinokourov e Rasmussen mandati a casa; quest’anno oltre a Riccò, i due spagnoli Beltran e Duenas. Le cose sono due: o i corridori si ricordano di doparsi solo quando vengono al Tour oppure, cosa ben più probabile, in Francia fanno la lotta al doping in maniera più seria rispetto ad altri paesi, Italia compresa. D’altronde anche al Giro d’Italia Riccò volava in salita ma non sono mai riusciti a beccarlo……

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Pubblicato da umanesimo
Luglio 1, 2008
Di fronte all’emergenza criminalità un governo serio dovrebbe dare risposte concrete in termini di legalità ai cittadini che chiedono giustamente una maggiore sicurezza. Invece il governo Berlusconi si caratterizza sempre più per proposte demagogiche come quella sulle intercettazioni. E ora arriva la proposta discutibilissima sul piano del rispetto dei diritto dell’uomo di prendere le impronte digitali ai rom, inclusi ai bambini. Un provvedimento discriminatorio nei confronti di un etnia che può essere facilmente indicata al pubblico ludibrio come responsabile della criminalità esistente in Italia. Peccato che i dati indichino che i reati più pericolosi siano quelli riguardanti la criminalità organizzata ( omicidi, estorsioni, usura, riciclaggio). Secondo il nostro governo la criminalità invece va combattuta prendendo preventivamente le impronte ai bambini zingari. Invece di occuparsi di come garantire loro un futuro diverso dall’accattonaggio o dalla vita in mezzo alla spazzatura, i nostri governanti sembrano indicarci che il problema della scarsa certezza della pena ( che riguarda tutti i criminali e non solo gli zingari) sia meno importante. Come se il fatto che i delinquenti una volta catturati hanno buone possibilità di uscire immediatamente dal carcere per gli ampi benefici previsti dalle leggi non sia imputabile all’incuranza mostrata dal parlamento per i problemi concreti ( e non di facciata) legati alla criminalità. Concordo dunque con il giudizio dati dall’autorevole settimanale Famiglia Cristiana che ha definito ”Indecente” l’idea di prendere le impronte digitali ai bambini Rom. E aggiunge tirando stoccate durissime ai ministri cattolici che ‘Alla prima prova d’esame escono bocciati, senza appello. Per loro la dignità’ dell’uomo vale zero. Nessuno che abbia alzato il dito a contrastare Maroni e l’indecente proposta razzista di prendere le impronte digitali ai bambini rom”

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Pubblicato da umanesimo
Giugno 14, 2008
Contro le morti bianche si grida continuamente “al lupo, al lupo”. E nonostante il lupo dell’insicurezza sui luoghi del lavoro continui a divorareil suo pasto sacrificale di vittime, si rimane alle solite dichiarazioni di principio cui segue un periodo di silenzio indifferentefino a quando una nuova strage non provoca nuovi morti. E dalla vicenda tragica della Thyssen che si sente la litania delle buone intenzioni a cui non seguono mai i fatti: la sicurezza nel lavoro continua in Italia ad essere un optional. L’ultimo dato INAIL aggiornato al 2006 parla di 1341 morti l’anno. E questa scarsa cultura coinvolge anche i lavoratori che spesso rifiutano di indossare cinture nei ponteggi o caschi di sicurezza perché li trovano scomodi ( Dichiarazione di cui il sottoscritto è stato più volte diretto testimone). Ma il problema principale rimane mancanza di controlli di cui gli imprenditori approfittano per trascurare il rispetto delle norme sulla materia e per risparmiare qualche soldo. E quando avverrà l’incidente oltre alla tragedia personale di vittima e familiari vi sarà anche il conseguente costo sociale che dovrà essere sopportato dai contribuenti: si è calcoltato che gli infortuni sul lavoro costano allo Stato 45,5 miliardi di euro l’anno circa quattro leggi Finanziarie, il 3,2% del Pil ( dati INAIL 2005).

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Pubblicato da umanesimo