L’animale da elezioni Berlusconi batte il cucciolo Veltroni

Aprile 15, 2008

Le elezioni consegnano a Berlusconi quella vittoria di nove punti percentuali che solo lui sembrava prefigurare a dispetto delle previsioni meno ottimistiche di analisti e sondaggisti. Il Cavaliere non è certo un politico tradizionale ma dimostra ancora una volta di essere uno straordinario animale da campagna elettorale. Di cinque elezioni che lo hanno visto protagonistaSilvio ne ha persa solo una ( perché quella di due anni si concluse con un sostanziale pareggio) dimostrando in ogni occasione una impareggiabile capacità di tenere la scena destando speranze ( o illusioni a essere maligni) nell’elettorato italiano sempre alla ricerca di una soluzione miracolistica all’inevitabile resa dei conti con la modernità che questo paese sembra voler continuamente ritardare. Perché ancora una volta il Cavaliere ha solleticato la pancia dell’opinione pubblica con promesse demagogiche come quella dell’eliminazione del bollo auto. Berlusconi adesso perònon ha più scuse: ha una maggioranza ampia in ambo le Camere, ha la coalizione che lui ha voluto eliminando l’UDC e rafforzando il suo rapporto privilegiato con la Lega. Ora deve governare: se non ne sarà capace non potrà più prendersela con sinistra e alleati

Nel partito Democratico Veltroni esce inequivocabilmente sconfitto ma con l’onore delle armi. A Walter va il grande merito di avere attuato la rivoluzione della semplificazione del quadro politico con la decisione coraggiosa di correre senza la sinistra radicale. Senza quella scelta ci troveremo ancora oggi a commentare il solito panorama politico frammentato. E invece eccoci con la prospettiva fino a pochi mesi impensabile di soli 4-5 partiti in parlamento, come avviene d’altronde da tempo nelle maggiori democrazie mondiali. A fare le spese di questa novità più di tutti la Sinistra Arcobaleno che non ottiene alcuna rappresentanza in Parlamento pagando una politica masochistica che li vedeva scendere in piazza accanto a chi contestava i provvedimenti che loro stessi approvavano al governo. Ma anche Veltroni ha fatto i suoi errori: ha fatto una campagna puntando troppo sul modello americano di Obama visto evidentemente come lontano dall’elettorato, non è stato capace di far percepire alle persone l’elemento di novità della sua proposta anche perché l’ha annacquata con troppi riferimenti a Prodi e con il portarsi dietro molti esponenti di quella impopolare esperienza di governo. Avrà comunque tempo cinque anni per studiare da leader che aspira a governare un paese complesso come l’Italia.

Casini non emula la Sinistra Arcobaleno e almeno per ora si garantisce la sopravvivenza alla Camera. Nel quadro di sfoltimento delle formazioni politiche invece fanno una magra figura le nuove esperienze partitiche che si sono dimostrate velleitarie: ad esclusione de “la Destra” ( e della MPA di Lombardo almeno fino a quando sarà funzionale agli interessi del Cavaliere) per tutte le altre prevedo un’effimera esistenza.


Il Cavaliere attacca: nel Pd baciapile e mangiapreti

Aprile 6, 2008

Sappiamo che Berlusconi non è proprio il simbolo del bon ton nelle sue dichiarazioni e non ci si può certo aspettare che lo diventi in campagna elettorale: ed ecco che in un comizio a Milano così sintetizza la situazione del PD e del suo leader Veltroni :“Ha detto che correva da solo - e poi ha imbarcato i Radicali che faranno a pugni con i baciapile. Mangiapreti contro baciapile, un bel match”. Poi ha fatto l’alleanza con Di Pietro, “il peggio del peggio, del peggio, il campione delle manette.”.
Và detto però che Silvio in maniera ruspante coglie tutte le possibili contraddizioni del PD ( clericali e anticlericali, giustizialisti e garantisti) e da grande combattente le sfrutta in funzione della sua campagna elettorale. Mossa a mio parere molto efficace. E Veltroni come reagirà? Manterrà il suo tono alto di fronte alle provocazioni del Cavaliere oppure deciderà di scendere al suo stesso livello? Sarà solo il responso delle urne a dirci quale stile di comunicazione sarà risultato vincente. Sarò poco romantico ma la verità è che in politica conta il consenso e come lo si ottiene alla fine la gente lo dimentica, affascinata dalle sirene di chi detiene il potere. Quindi personalmente giudicherò il modo di comunicare dei due sopratutto in rapporto all’efficacia.


Elezioni: i partiti a caccia degli indecisi

Marzo 14, 2008

Il partito degli incerti è quello che concentra maggiormente l’attenzione di ossservatori e politici. é lo schieramento decisamente più ambito, quello per il quale tutti gli schieramenti farebbero carte false per apparentarsi. I sondaggi ci dicono che sono molti ( dal 15 al 30% dell’elettorato) coloro che non hanno deciso se e per chi votare ; un numero che paradossalmente và aumentando man mano che si si và avanti con la campagna elettorale, segno della confusione che regna tra l’opinone pubblica e dell’incapacità dei politici e dei loro programmi di attrarre l’elettorato meno fidelizzato ad uno schieramento.
il problema è capire chi sono gli incerti e quali motivo gli inducono a non schierarsi: Come fà giustamente osservare BLOG ORIZZONTE LIBERALE molti tra gli incerti in realtà non si interessano alla politica, e altri sono incerti solo agli occhi dei sondaggisti, ovverossia hanno già deciso chi votare ma per vari motivi non vogliono rivelarsi e si esprimeranno solo nel segreto del’urna.
I veri incerti quindi sono fisiologicamente destinati a ridursi ma non per questo sono meno importanti: resta da definire qual’è la provenienza ideologica e quali le aspettative dei veri incerti. In tal senso mi sento di condividerre l’interpretazione data al SONDAGGIO PUBBLICATO DA REPUBBLICA ( che traccia tra l’altro una distanza immutata tra i due poli al 13 marzo (5% in più per il PDL; 6,7 % con la Lega) dal sociologo e politologo ILVO DIAMANTI : sono i moderati scontenti dei due poli quelli che hanno una maggiore propensione a modificare le loro scelte rispetto a due anni fà: sarà decisivo in particolare catturare il consenso dei delusi dell’Ulivo tentati dall’astensione e di quel terzo di ex elettori UDC che nonsembrano disposti a seguire Casini nella sua nuova collocazione di rigoroso iisolamento centrista


Veltroni e i radicali: alleanza disomogenea

Febbraio 24, 2008

L’accordo raggiunto tra PD e radicali pone notevoli problemi al centrosinistra tanto da far pensare che questa alleanza potrebbe rivelarsi un boomerang. Anzitutto l’impostazione rigorosamente laicista dei radicali potrebbe creare delle crepe nel sottile equilibrio tra laici e cattolici con questi ultimi a domandarsi se la loro presenza nel partito possa essere considerata una ricchezza o sia semplicemente sopportata in funzione elettorale. Una questione tanto più rilevante se si tiene conto di un sondaggio di Famiglia Cristiana che indica al momento in Veltroni il candidato più gradito ai cattolici. Un apprezzamento che potrebbe calare se il PD non saprà dimostrare di trovare un punto di incontro tra tra valori cristiani e esigenze della laicità che non si tramutino in un integralismo laicista.
Inoltre per il loro modo di fare politica da “battitori liberi” i radicali si valorizzano dal punto di vista del consenso quando corrono da soli. Il suo elettorato tende a premiarli quando le loro posizioni possono essere espresse in maniera appunto “radicale” e a penalizzarli quando schierandosi in un’alleanza ( come avenne nelle politche del 2006) tendono ad annacquare la purezza della loro ideologia. Da qui anche  una certa loro tendenza  a essere poco ligi alle esigenze di disciplina nelle alleanze cosa che potrebbe incrinare  alla lunga i fragili equilibri del centrosinistra.
Infine la travagliata gestazione che ha portato all’accordo con contrasti sulle candidature ( vedi Pannella, e l’ex esponente di Prima Linea Sergio D’Elia) e sui posti da assegnare ai radicali può fornire agli avversari lo spunto per criticare la coerenza della scelta di Veltroni di correre da soli. Come osserva Stefano Folli Nel suo editoriale per il “Sole-24 Ore” il PD stà assomigliando sempre meno a quel partito coeso e omogeneo, in apparenza privo di contraddizioni, descrittoall’origine per assumere la conformazione di una mini coalizione.
A tutte queste considerazioni evidentemente Veltroni ha anteposto la convinzione che è sempre meglio avere i radicali come alleati seppur scomodi che come avversari. Resta da verificare evidentemente  se i suoi elettori ne condivideranno la scelta


VELTRONI: PD DA SOLO AL VOTO CON QUALSAISI SISTEMA ELETTORALE

Gennaio 19, 2008

«Quale che sia il sistema elettorale, o il testo Bianco o il referendum, o l’attuale legge elettorale, voglio dire con chiarezza che il Pd si presenterà con le liste del Partito democratico. E se Forza Italia avesse il coraggio di fare altrettanto sarebbe un enorme conquista per la democrazia italiana» ha detto il numero uno del Pd. «Io non sono sicuro - ha aggiunto - che di fronte a due offerte, una coalizione che va da Storace a Casini e un partito, il Pd, che chiede il consenso agli italiani sulla base di un programma di innovazione, questo non possa avere un effetto premiante».

se il PD decide di correre da solo alle elezioni rinunciando all’eterogeneità delle alleanze sarebbe una svolta importantissima a cui non dovebbe sottrarsi neanche forza Italia. è una novità che mi sento si sostenere pienamente. SPERIAMO CHE SI CONCRETIZZI.


PRIMARIE PARTITO DEMOCRATICO TRA PARTECIPAZIONE POPOLARE E APPARATO DI PARTITO

Ottobre 15, 2007

FONTE: STORIA E POLITICA

il risultato più eclatante delle primarie è quello della partecipazione alle urne: quasi tre milioni e mezzo di persone sono andate a votare, ben al di là di ogni previsione ( si riteneva che sarebbe stato un successo se si fosse superato il milione di votanti). Forse una risposta all’antipolitica del “vaffa”, più probabilmente l’ultimo gesto disperato di tanti cittadini che vogliono credere alla bontà di questo nuovo progetto politico messo in piedi da personaggi che di nuovo hanno poco o nulla. Un segnale anche per la destra, la creazione di un forte partito di centrosinistra, nella direzione della realizzazione di un bipolarismo finalmente compiuto. Il fatto incontestabile è che, forte di questa massiccia investitura popolare, il Partito Democratico può cominciare la fase costituente su basi abbastanza solide e che Veltroni grazie al suo 75% di consenso ha la legittimazione per intraprendere con decisione quel rinnovamento che la base evidentemente reclama. Premesso ciò permangono gli interrogativi che mesi fa accompagnarono l’annuncia della nascita del PD. Partendo dalle due parole d’ordine, rinnovamento e decisione: Veltroni è l’uomo giusto che può incarnare queste aspettative? I rapporti con il governo: Veltroni agirà per smarcarsi progressivamente da Prodi e dal suo operato o si adopererà per sostenerlo e legittimarlo? Nel Pd confluiscono un’anima cattolico popolare con radici democristiane, e un’anima socialdemocratica che faticosamente e dolorosamente ha ripudiato l’utopia comunista: il risultato sarà la somma di queste due identità o si arriverà ad un’auspicata fusione dei due riformismi? E conseguentemente permarranno le diffidenze e le litigiosità di questa prima fase di legislatura? Senza contare che chi nella maggioranza dal PD è rimasto fuori ( al centro come a sinistra) sarà sicuramente allarmato dal riscontro avuto dal nuovo soggetto politico e per reazione potrebbe avere interesse a distinguersi ulteriormente dall’azione operativa del governo. E infine occorre domandarsi quali indicazioni trarranno i dirigenti del PD dall’ingente affluenza elettorale: si sentiranno responsabilizzati nel voler costruire un partito realmente nuovo, non solo nel nome, ma anche nelle persone e nel modo di fare politica oppure rassicurati dal fatto che vi è un consistente zoccolo duro che voterà per loro sempre e comunque, considereranno questa l’ennesima operazione di maquillage e continueranno semplicemente a operare come prima per garantirsi la sopravvivenza politica?


Tesoriere dei DS: reintrodurre finanziamento pubblico ai partiti

Agosto 20, 2007

il tesoriere dei DS, Ugo Sposetti, intervistato dal Giornale viene lanciato all’avansacoperta dalla partitocrozia: ” Basta demagogia, facciamo sul serio” bisogna lanciare una «battaglia democratica per reintrodurre il finanziamento pubblico ai partiti».
Reazioni indignate da tutto l’asse politico, ma per me è tutto un gioco delle parti. Anzitutto perchè il finanziamento è stato reintrodotto sotto forma di rimborsi elettorali, in secondo luogo perchè i modi alternativi per beccarsi soldi pubblici i partiti li hanno trovati già da tempo. Se però riescono a prendersi ancora più sicuramente non faranno gli schizzinosi. Sposetti è solo un puparo; ma anche chi si straccia le vesti oggi non vede l’ora di becarsi più soldi.

fonte: CORRIERE