Indagine dell’Osservatorio Sda Bocconi
Sul lavoro sono considerate bravissime, acute e intelligenti. Ma quando arriva la maternità sono tutti pronti a cambiare idea.
Nel 2005, secondo un’indagine della Camera di Commercio di Milano, il 76% dei dirigenti pensava che le donne meritassero più posti di responsabilità. Eppure per il 77% degli stessi dirigenti, la maternità sul lavoro rappresenta un handicap. A distanza di cinque anni e’ cambiato qualcosa? E’ convinto di no Maurizio Ferrera, autore di “Fattore D. Perché il lavoro delle donne farà crescere l’Italia” (Mondadori): “si tratta di un ghiaccio talmente spesso che farà molta fatica a sciogliersi – spiega il professore di Scienza politica all’università degli studi di Milano – da un lato bisogna sperare che cambi il clima, ma dall’altro bisogna utilizzare il martello per aiutare la rottura. Purtroppo anche le aziende che assumono associano alla donna il rischio di dover un giorno sottoporre la propria organizzazione a un affaticamento. Ed evitano il reclutamento. Per lo stesso motivo non si pensa alle donne per ruoli di responsabilità”.
Ma quanto cosata effettivamente alle aziende la maternità? E’ la domanda a cui ha cercato di dare una risposta l’Osservatorio sul Diversity Management della Sda School of Management che su quest’argomento ha realizzato un’indagine su un campione di 134 grandi aziende oltre i 300 dipendenti. Interrogati i direttori del personale si sono tutti affrettati a dire che “si, la maternità costa troppo”. Sul quantum però nessuna risposta. “Ci avevano lasciato uno spazio bianco sul questionario – spiegano Simona Cuomo e Adele Mapelli, coordinatrice dell’Osservatorio, che dall’analisi realizzata hanno pubblicato il libro “Maternità quanto ci costi?” edito da Guerini e Associati – per cancellare questo stereotipo abbiamo deciso di fare i calcoli effettivi. Il risultato? La maternità rappresenta lo 0.23% del totale dei costi di gestione del personale. E il perché e’ presto detto: l’indennità economica per la maternità obbligatoria di cinque mesi e’ pagata dall’Inps ed e’ pari all’80% della retribuzione media globale giornaliera percepita nell’ultimo mese di lavoro. Stesa cosa succede per la “facoltativa”, ora chiamata congedo parentale: alla mamma spetta il 30% dello stipendio, che anche in questo caso viene pagato dall’Istituto di previdenza.
Cos’e’ dunque a carico dell’azienda? “L’affaticamento organizzativo – spiega Adele Mapelli – la sostituzione, la formazione per la sostituzione, il reinserimento della mamma al lavoro, le eventuali assenze non programmate, l’incertezza relativa alla possibile perdita di capitale umano”.
FONTE: CORRIERE DELLA SERA
Pubblicato da umanesimo 


