Settembre 28, 2007
Alberto Stasi, il mostro di Garlasco è stato scarcerato su decisione del gip. Esito ampiamente prevedibile perchè gli indizi a suo carico erano molto flebili: delle macchie di sangue di Chiara riscontrate nei pedali della bici di Alberto. Come si possa logicamente passare da questo fino ad affermare con assoluta certezza la colpevolezza del ragazzo è un mistero. Ma ciò è avvenuto nei media quasi all’unanimità: nella blogosfera dove evidentemente la capacità di giudicare serenamente e con cognizione di causa non può essere presente in tutti coloro che scrivono dei post sul web, i colpevolisti fioccavano. Ma quel che preoccupa è il comportamento dei media tradizionali: tranne il crimiologo Francesco Bruno non ho osservato in giornali, TG e taltk TV alcuna voce che esprimesse dubbi sull’operato dei giudici inquirenti. Indipendentemente dall’innocenza o meno di Stasi non posso che constatare con inquietudine la tendenza a sbattere il mostro in prima pagina. E se un giorno fosse qualcuno di noi ad essere offerto quale vittima sacrificale alla vorace fame di sensazionalismo mediatico?
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Pubblicato da umanesimo
Settembre 22, 2007
il 19 settembre il blog epistemes ha diffuso questa allarmante notizia per la nostra libertà di espressione sulla rete.
Dichiarazione di Mario Seminerio e Piercamillo Falasca del centro studi Epistemes
Durante l’odierna seduta del question time, l’on. Crapolicchio dei Comunisti Italiani ha invitato il Governo ad intraprendere iniziative normative volte a regolamentare il fenomeno dei blog. Sulla scorta della prima sentenza di condanna per “diffamazione on-line” inflitta in Italia (nello specifico dal Tribunale di Aosta il 26 maggio scorso), l’esponente del Pdci ravvede la necessità di “individuare un punto di equilibrio fra il diritto di ciascuno ad esprimere il proprio pensiero e la necessità di punire chi utilizza quella libertà per offendere altri.”
Quando fu emanata, la sentenza cui si riferisce il deputato Crapolicchio ebbe un immediato clamore perché per la prima volta in Italia ad un blog fu applicata la legge sulla stampa, creando un importante precedente giurisprudenziale. In particolare, i giudici aostani riconobbero nell’attività del blogger «il totale controllo di quanto viene postato» e che, «allo stesso modo di un direttore responsabile», egli ha il dovere di eliminare i contenuti offensivi. E’ innegabile che gli spazi virtuali costituiti dai blog stanno assumendo pian piano l’aspetto di vere e proprie testate giornalistiche, ma è altrettanto vero che la fortuna dei blog deriva direttamente dagli straordinari spazi di libertà di cui essi godono.
Crapolicchio non ravvede nella sentenza un pericolo ma la “spia” di un vuoto normativo da colmare, argomentando capziosamente a difesa della tutela della libertà di espressione del blogger per poi giungere a chiedere l’istituzione di una normativa ad hoc. A nostro giudizio – e siamo certi che su questo punto troveremo il conforto ed il sostegno delle centinaia di migliaia di blogger italiani – la posizione di Crapolicchio è frutto di una logica statalista, che punta alla ipernormazione, prima ancora che alla censura. Il reato di diffamazione è già disciplinato dal codice penale: lo si usi nel modo appropriato, Leggi il seguito di questo post »
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