Maggio 14, 2008
Ero un estimatore di Antonio Di Pietro. Lo ero per gli indubbi meriti che gli attribuivo da magistrato nello scoperchiare il marciume della classe politica ai tempi dei Tangentopoli, per il suo parlare schietto a dispetto di chi ironizzava sulla sua difficoltà a padroneggiare la lingua italiana, per un certo senso pratico poco incline al politichese. Ora mi piace meno: quel suo ostentato riferirsi nei tempi recenti alla casta ( come se lui facesse parte dell’ordine dei francescani mendicanti) mi sa tanto di demagogico tentativo di cavalcare il vento dell’antipolitica. E poi ci sono le dichiarazioni di oggi alla Camera durante le dichiarazioni di fiducia al governo Berlusconi. L’attacco a Berlusconi e’ in particolare sulla giustizia: ‘Lei e’ sceso in politica per i suoi interessi personali e giudiziari. Lei vuole una giustizia forte con i deboli e debole con i forti. A suo uso e consumo. Lei e’ in conflitto di interessi con se stesso’. Giustizialismo e antiberlusconismo a brachetto. Inutile discutere la validità dei suoi argomenti perchè essi sono vecchi: Berlusconi ha risolto i suoi problemi giudiziari ( conta poco come li abbia risolti); quanto al conflitto di interessi occorre domandarsi perchè Di Pietro che è stato per due legislature al governo con il centrosinistra non abbia mostrato allora lo stesso ardore nell’affrontare il tema. Spera veramente che sarà Berlusconi adesso che è al potere ad affrontare la questione contro i suoi interessi? O forse mira a prendere qualche applauso in più da chi vede il Cavaliere come il diavolo? Inoltre quel che è peggio questi argomenti non interessano agli italiani in questo periodo di magre economiche. Di Pietro quando affronta il problema della giustizia ha in mente Berlusconi. I cittadini invece hanno in mente il problema della lunghezza dei processi, del fatto che per on concludere una causa cvile ci vuole una vita. Di Pietro dunque non rappresenta certo un problema per Berlusconi che non è mai stato così forte sul piano personale non avendo problemi con la giustizia e avendo risolto il suo conflitto di interessi. Rischia invece di diventarlo per il PD , traghettando su di sè gli umori antiberlusconiani e girotondini della sinistra radicale che Veltroni aveva cercato di sopire con la sua scelta di correre da solo e che ora sembrano presentarsi sotto le spoglie del partito dell’Italia dei Valori.

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Maggio 13, 2008
Presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi
Sottosegretari di Stato alla Presidenza del Consiglio
Gianni Letta
Paolo Bonaiuti (Editoria)
Gianfranco Miccichè (CIPE)
Carlo Giovanardi (Famiglia, Droga, Servizio civile)
Vittoria Brambilla (Turismo)
Aldo Bancher ( Federalismo)
Rocco Crimi (Sport)
Maurizio Balocchi (Semplificazione normativa)
Ministri senza portafoglio
Rapporti con le Regioni
Ministro: Raffaele Fitto
Sottosegretario:
Attuazione del Programma
Ministro: Gianfranco Rotondi
Pubblica amministrazione e l’Innovazione
Ministro: Renato Brunetta
Sottosegretari:
Pari opportunità
Ministro: Mara Carfagna
Sottosegretario:
Politiche Comunitarie
Ministro: Andrea Ronchi
Rapporti con il Parlamento
Ministro: Elio Vito
Sottosegretari:
Riforme per il Federalismo
Ministro: Umberto Bossi
Sottosegretario:
Politiche per i Giovani
Ministro: Giorgia Meloni
Sottosegretari:
Semplificazione Normativa
Ministro: Roberto Calderoli
Sottosegretari:
Ministri con portafoglio
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Pubblicato da umanesimo
Maggio 10, 2008
Si è chiusa senza troppa gloria la crisi diplomatica con la Libia sulla questione Calderoli. La vicenda era emersa il 2 maggio quando il figlio del leader libico Saif El Islam aveva minacciato serie ripercussioni nei rapporti bilaterali italo-libici qualora il nuovo governo Berlusconi avesse avuto al suo interno come ministro calderoli reo di essersi presentato tempo fà con una maglietta giudicata da Tripoli offensiva per l’Islam. Berlusconi aveva sperato di risolvere le cose relegando Calderoli a un ruolo di secono piano nell’esecutivo ma questo non ha soddisfatto il governo libico che ha colto la pallaa al balzo minacciando di non tenere fede agli accordi coooperativi per il contrasto all’immigrazione clandestina. La situazione sempre più ingarbugliata costringeva Calderoli a fare un’ulteriore passo chiedendo scusa per l’episodio che fu allora oggetto della discordia: “Sono sinceramente rammaricato per le vittime degli scontri di Bengasi di qualche anno fà provocati da un’interpretazione non corretta - di cui rinnovo le scuse - di alcune mie dichiarazioni”. Così il ministro per la Semplificazione amministrativa Roberto Calderoli è tornato sulla vicenda che ha provocato tensioni con la Libia e ha aggiunto: “Come uomo politico e Ministro della Repubblica nutro il più profondo rispetto per tutte le civiltà e sono convinto che il dialogo con quella islamica sia un tema imprescindibile dei nostri tempi”. “Le relazioni tra Libia e Italia sono improntate al reciproco rispetto. Sono certo che saranno sempre più costruttive e mi adopererò personalmente perché ciò avvenga”, ha continuato l’esponente della Lega sottolineando che “il governo italiano, e in particolare il Ministro degli Esteri e il Ministro degli interni, intendono intensificare -anche attraverso l’ Europa- la collaborazione con la Libia”. Tripoli si dichiarava soddisfatta della genuflessione del leghista duro e puro, e dichiarava il caso chiuso. Resta il grave fatto dell’ingerenza della Libia in un affare interno italiano e che questa intromissione sia passata in cavalleria. Tra l’altro ritengo che non ha nulla da insegnarci un governo come quello di Gheddafi che che in passato organizzava attentati terroristici e ora lascia partire dalle sue coste i barconi degli scafisti pieni di disperati per poi usarli come arma di ricatto presso l’Italia per ottenere qualche dollari in più. E chiudo riconoscendo a D’Alema che, in molte altre occasioni avevo criticato, di essersi comportato da perfetto uomo di Stato nel difendere le prerogative della nostra sovranità.

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Pubblicato da umanesimo
Maggio 7, 2008
Il ministro per le pari opprtunità è Mara Carfagna: forse non tutte le donne si potranno identificare in lei, sicuramente gli uomini avranno di che lustrarsi gli occhi. Poi c’è Claudio Dcajola noto per aver dato al povero Marco Biagi del rompiballe, premiato a sua volta con la poltona delle attività produttive. E Gainfranco Rotondi all’attuazione del programma, l’ultima ruota del carro della Dc ( quella vera, la balena bianca per intenderci) che potrà vantarsi con i propri nipoti di avercela fatta a diventare ministro. Cosa c’è di meglio per i beni culturali di Sandro Bondi che ha estasiato l’Italia con i suoi panegirici per i Cavaliere? Maria Stella Gelmini alla ricerca: sarà brava almeno a cercare i numeri nell’elenco telefonico? Dopo Schifani alla Camera , l’altro lustrascarpe di Silvio, Elio Vito è piazzato a curare i rapporti con il parlamento. Angelino Alfano lo conoscono proprio in pochi, Wikipedia stà appena creando un’abbozzo alla relativa voce, però era il coordinatore regionale di Forza Italia in Sicilia, riserva indispensabile di voti: é dunque giusto affidargli la Giustizia per combattere con efficacia la Mafia.
Si salvano Sacconi al Welfare, Frattini agli esteri e forse Maroni , anche se io avrei preferito Pisanu all’Interno. Per Tremonti che dire: dovremo aspettarci nuovi condoni? Brunetta, il migliore economista del centrodestra è stato relegato alla funzione Pubblica. Misteri delle nuovi edizioni del manuale Cencelli…

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Pubblicato da umanesimo
Maggio 1, 2008
La decisione del viceministro Visco di pubblicare in rete le dichiarazioni dei redditi per il 2005 di tutti gli italiani è una sorta di testamento politico di questo governo. Di fronte all’alt del garante della privacy che sottolineava come il metodo di diffusione fosse in contrasto conil quadro normativo della materia il viceministro dell’economia si è giustificato dicendo di aver applicato la legge. Sono certo che Visco sia in perfetta buona fede ma è proprio questo il problema: è da questo tipo di approccio che si capisce perché il governo Prodi passerà alla storia come uno dei più impopolari della storia italiana. Negli altri paesi questo tipo di informazioni o non sono pubbliche come in Germania, o sono consultabili solo su liberatoria oppure sono resi noti solo i dati degli evasori: diffondere in maniera così capillare dati che dalla maggioranza delle persone vengono considerati delicati testimonia dell’incapacità di intuire che la questione ancor prima che sul piano legale va affrontata su quella del rapporto che lo Stato vuole creare con il cittadino . Ovverosia scegliere se mostrare la faccia inquisitoria e moralista del potere pubblico che vuole stanare il reietto evasore per metterlo alla pubblica gogna oppure sviluppare un clima di fiducia e collaborazione che parte dal presupposto sacrosanto che le tasse si devono pagare perchè con esse il cittadino gode dei necessari servizi di pubblica utilità . E a questo punto bisognerebbe domandarsi se il cittadino goda veramente di servizi in misura adeguata al carico fiscale sopportato. E ancora chiedersi perché il governo non abbia utilizzato le maggiori entrate derivanti dalla lotta all’evasione, per ridurre come promesso le tasse a chi già le pagava profumatamente invece di dilapidarne una parte nella redistribuzione di presunti tesoretti. E infine perché per rimettere in sesto i conti pubblici non abbia utilizzato a fianco della leva fiscale una politica di riduzione della spesa pubblica a partire dai mille sprechi e inefficienze che caratterizzano la pubblica amministrazione. Il dubbio legittimo è che non si volesse troppo scontentare quella parte di elettorato del pubblico impiego tradizionalmente legata al centrosinistra a danno invece del popolo delle partite IVA meno prossimale politicamente. Se Visco and company invece che crogiolarsi nelle loro certezze legalistiche si fossero posti per tempo questi e altri interrogativi forse qualche voto in più lo avrebbero preso….

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Pubblicato da umanesimo
Aprile 21, 2008
Beppe Pisanu è stato sicuramente il migliore ministro del precedente governo Berlusconi. Succeduto alla disastrosa gestione del Viminale di Scajola ( quello a tutti noto per aver dato a Marco Biagi del rompiballe) era riuscito a gestire con buon senso la macchina della sicurezza riuscendo a instaurare un rappporto di reciproco rispetto con i no-global senza però rinunciare al dovere dello Stato di manetenere l’ordine pubblico. Durante la sua esperienza ministeriale si era ridotta l’incidenza di alcuni tra i reati più gravi come gli omicidi e i furti in casa. E aveva concluso la sua esperienza con l’importante successo dell’arresto di Provenzano. Ebbene nonostante questi meriti Pisaui non verrà riconfermato. Berlusconi comincia già a subire le pressioni della Lega e piazzerà con ogni probabilità come ministro dell’Interno Maroni, le cui competenze in materia sono tutte da dimostrare. Invece di andare sul sicuro il Cavaliere decide di subire la pressioni di Bossi desideroso di dimostrare al suo elettorato quanto la Lega sia sensibile al tema di sicurezza.
Le premesse con cui Berlusconi comincia questa nuova esperienza di governo sono le stesse con cui aveva terminato il suo precedente mandato: subendo i diktat degli altri partiti. E vicepresidente del consiglio dovrebbe essere l’autore del Porcellum Calderoli. Se il buon giorno si vede dal mattino…..

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Pubblicato da umanesimo
Aprile 17, 2008
Non ha ancora incominciato a governare e già Berlusconi comincia a proporci un nuovo conflitto di interessi: quello del sistema elettorale che lo ha nettamente favorito e che lui ovviamente non ha alcuna intenzione di di modificare e gli interessi generali che invece suggerirebbero una modifica in tempi brevi del Porcellum. Perché lo ha favorito? Come ha giustamente fatto osservare Tito Boeri su Lavoce.info basta pensare che lo sbarramento dell’8% al Senato sembra studiato apposta per le esigenze della Lega: il vero pericolo di questa vittoria così netta è che faccia dimenticare la necessità di riformare la legge elettorale. Non solo per la mancanza di preferenze ma anche perché le forze ora escluse dal parlamento potrebbero sempre in futuro tornare alla carica riproponendo la questione della frammentazione. Non c’è dubbio che dichiarando di volersi schierare al momento del referendum per il mantenimento del Porcellum ancora una volta Berlusconi guardi ai suoi interessi di parte che si trovano a essere dunque in palese contrasto con quelli del paese.

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Pubblicato da umanesimo
Marzo 18, 2008
Non ho ancora letto il libro di Tremonti “La paura e la speranza” ma devo dire che alcuni concetti da lui espressi nella puntata di otto e mezzo in cui era ospite hanno destato il mio interesse. Condivido alcune perplessità del’ex ministro dell’Economia sulla globalizzazione e sui suoi effetti: l’eccesso peso acquisito dalla finanza che ha creato una ricchezza solo virtuale e i cui effetti negativi ( a partire dalla crisi dei mutui americani) verano pagati dai soggetti più deboli, la concorrenza sleale cinese di fronte alla quale è richiesta una decisa presa di posizione politica poichè non sono sufficenti ad affrontarla i soli sistemi metodi economici, il rischio per l’Europa di divenire terreno di colonizzazione se non assumerà opportune contromisure; il fatto che tra le soluzioni Tremonti proponga la reintroduzione del protezionismo nei confronti di chi fà dumping sociale non mi trova contrario in assoluto e credo che sia sbagliato opporsi ad essa in base a un dogmatico liberismo sia sbagliato. Detto questo Tremonti dice di non aver scritto quel libro pensando all’Italia ma all’Europa. In realtà però sembra mettere le mani avanti quando sostiene che essendo la crisi globale, essa non può avere una soluzione locale. Una confessione di impotenza inquietante e tanto più grave per chi si candida ad avere responsabilità di governo.La domanda sorge spontanea: poichè ammette di non poter fare nulla a livello italiano per affrontare la crisi Tremonti cosa farà mai quando ritornerà a guidare il ministero dell’economia?

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