Come è stato candidato l’impresentabile di Girolamo?

febbraio 26, 2010

Lacrime di coccodrillo
MARCELLO SORGI

Passeranno alla storia come le più classiche lacrime di coccodrillo, le dichiarazioni indignate con cui ieri il presidente del Senato Schifani si è impegnato ad espellere al più presto da Palazzo Madama, facendolo decadere dalla carica, il senatore Nicola Di Girolamo.

Parlava, appunto, come se il caso che riguarda il parlamentare truffatore – che, fingendo di aver residenza in Belgio, era riuscito ad essere inserito in lista con una raccomandazione del suo amico nazista Gennaro Mokbel, già in rapporti con la Banda della Magliana e con il potente clan calabrese Arena, e si era poi fatto eleggere come rappresentante degli italiani all’estero grazie a un’attiva collaborazione del ramo tedesco della ’ndrangheta -, non fosse già noto, nelle sue grandi linee, e rubricato dagli uffici del Senato da un anno e mezzo. Come se un altro esponente del Pdl, il senatore Augello, non avesse cercato, fin da agosto 2008, di convincere i suoi colleghi a intervenire. E come se la questione non fosse tornata all’ordine del giorno una seconda volta, quando appunto fu reiterata dal Senato la decisione di proteggere dalle sue ignominiose responsabilità il suddetto Di Girolamo.

Ora è tutto uno scaricabarile. Il presidente della Camera Fini, in aperta polemica con i senatori della sua stessa parte, dice che voterebbe per l’arresto di Di Girolamo. Il capogruppo Gasparri, che si è battuto per evitarlo, sostiene che la responsabilità è di chi accettò che un simile campione fosse messo in lista. E fa il nome di Marco Zacchera, pure lui ex An, che ha riconosciuto che la scelta fu sua.

Zacchera non è certo uno sconosciuto per Fini. E poi, andiamo, è possibile che il partito che più s’era battuto per concedere il diritto di voto agli emigrati italiani – una storica battaglia condotta per decenni, fin dall’epoca del Msi, da Mirko Tremaglia -, alla seconda occasione in cui questo genere di elezione veniva messa in pratica, non avesse un candidato migliore da proporre? Ed è credibile che un qualsiasi candidato, non solo quello da presentare all’estero, sia entrato in lista, con buone probabilità di essere eletto, senza che i leader del partito lo conoscessero e sapessero qualcosa delle ombre che si portava dietro?

Diciamo la verità, è impossibile crederlo. Ma anche ammesso che Di Girolamo, in buona o cattiva fede, fosse stato garantito al limone ai vertici del Pdl – o più precisamente dai vertici dell’ex An a Berlusconi -, con le carte che sono arrivate al Senato dopo la sua elezione, ce n’era abbastanza per capire che aveva voluto farsi eleggere per ragioni inconfessabili, forse proprio per evitare di finire in carcere. E di conseguenza, per sbatterlo fuori prima ancora che la sua vita da parlamentare cominciasse.

Invece, è andata come è andata, e adesso c’è la rincorsa a metterci una pezza. Sono tempi difficili per la Seconda Repubblica, non passa giorno che non salti fuori una storia di corruzione o di rapporti obliqui tra politici e criminalità organizzata. Combinazione, alla fine di questa settimana, dovranno anche essere presentate le liste per le regionali. Vediamo cosa s’inventano, stavolta, per convincerci che è impossibile che salti fuori un altro Di Girolamo.


Il Bivio di Roberto Saviano

ottobre 16, 2008

ANDRO’ via dall’Italia, almeno per un periodo e poi si vedrà…”, dice Roberto Saviano. “Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido – oltre che indecente – rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. ‘Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l’odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri – oggi qui, domani lontano duecento chilometri – spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impedisce di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me”.

Roberto Saviano che con il suo libro Gomorra ha svelato gli intrecci di potere della camorra con tale chiarezza da essere considerato dai boss “uomo morto che cammina”, non ce la fa più a vivere da segregato per essere dalla parte della giustizia, mentre la criminalità imperversa sul territorio. Un grido d’allarme che ha raccolto la solidarietà delle istituzioni. A parole. Ma per fare i fatti bisogna restituire la Campania alla legalità.


Le lezioni umanitarie di Sarkozy

ottobre 13, 2008

Oggi il presidente francese Sarkozy ha dato agli italiani una lezione di spirito umanitario in salsa transalpina, negando l’estradizione per la terrorista Marina Petrella. Tale provvedimento sarebbe incompatibile con le condizioni di salute dell’ex BR.

Marina Petrella è una terrorista che ha commesso almeno un omicidio , più vari attentati, rapine. Senza dimenticare la sua compartecipazione nel sequestro Moro. Ci sono tante persone che hanno subito e ancora oggi subiscono le conseguenze delle sue azioni e che hanno diritto ad avere giustizia.
Ma Oggi Sarkozy, presidente di uno Stato che per troppi anni ha avuto nei confronti di questi seminatori di odio e violenza un atteggiamento di biasimevole protezione, sembra voler negare a queste persone questo diritto alla giustizia ripetendo gli stessi errori del passato stavolta coperti dietro supposte ragioni umanitarie.
La giustificazione data da Sarkozy è persino offensiva: come se l’Italia fosse un paese dominato da talebani che non saprebbero all’occorrenza valutare se le condizioni della signora Petrella sono compatibili con il carcere. Monsieur Sarkozy dovrebbe sapere , magari informato dalla sua dolce metà, che l’Italia è il paese in cui molti terroristi rossi e neri vivono in regime di semilibertà o libertà completa, magari fieri del proprio passato da rivendicare e ricostruire in conferenze allestite da pseudoprogressisti radical-chic; ultimo caso quello di Francesca Mambro a cui è stata concessa pochi giorni fa la libertà condizionale dopo anni di semilibertà.
L’Italia a mio parere è un paese sin troppo umanitario con chi commette reati così efferati, e invece troppo poco caritatevole con le vittime.
Ecco perchè la decisione di Sarkozy mi indigna…..


Ecco perché il Lodo Alfano per Napolitano non è incostituzionale

luglio 28, 2008

A sinistra, ormai sconvolti dall’ossessione del conflitto di interessi del Cavaliere, ci si chiede inebetiti perchè mai il presidente della Repubblica abbia promulgato il c.d Lodo Alfano.
In realtà come ho già scritto in un articolo precedente come Napolitano non aveva orami dubbi sulla costituzionalità del provvedimento. Ma molto più autorevolemente sarebbe stato sufficente leggere l’articolo sul Corriere del 29 giungno di Vittorio Grevi per capire le ragioni dell’imminente promulgazione
. Circa i contenuti, bisogna riconoscere che il disegno di legge varato dal Consiglio dei ministri per sottrarre alla giurisdizione penale i «presidenti» titolari di una delle quattro più alte cariche dello Stato (mediante sospensione dei processi, ma non delle indagini, nei loro confronti, per reati comuni, cioè non inerenti all’esercizio delle loro funzioni) si è sforzato di adeguarsi alle indicazioni desumibili dalla sentenza n. 24 del 2004, con cui la Corte costituzionale aveva dichiarato illegittima la corrispondente disposizione del «lodo Schifani».

In questo quadro si spiega, per esempio, che sia stata oggi sancita la temporaneità dello «scudo immunitario» proposto a favore di tali soggetti, circoscrivendolo alla durata della carica, salva l’ipotesi di «nuova nomina» nel corso della stessa legislatura e nella medesima funzione; che sia stata ammessa la possibilità di rinuncia al relativo meccanismo di tutela da parte dei soggetti interessati; ed inoltre che sia stato consentito ai danneggiati dal reato di far valere le loro ragioni agendo davanti al giudice civile.

anche se probabilmente non valgono i dubbi espressi dallo stesso Grevi sul fatto che il provvedimento sia stato approvato mediante legge ordinaria e non costituzionale perchè relativamente a questo in quella stessa sentenza la Corte non oppose rilievi.

in poche parole: una sosprensione dei procedimenti giudiziari che tutelino la carica e non le persone che la esercitano sembra non configurarsi come costituzionale se questa sospensione è fatta per il tempo determinato del mandato, se l’interessato vi può rinunciare e se vengono comunque tutealti gli interessi dei dannaggiati in sede civile.

credo comunque che la vicenda non finisca qui; i magistrati richiederanno un nuovo pronunciamento alla Consulta, qualora Berlusconi decidesse di avvalersi del Lodo nel caso Mills; attendo con ansia le nuove puntate dell’Alfaneide. :wink:


G8 di Genova: ci fu violenza di Stato

luglio 15, 2008

Dunque nella caserma di Bolzaneto durante il g8 del 2001 esponenti delle forze dell’ordine praticarono delle violenze fisiche e morali nei confronti di persone poste in stato di fermo e inermi. Un importante verità giudiziaria riconosciuta dal tribunale di Genova il cui peso vien affievolito tuttavia dalle pene lievi ( poichè in Italia non esiste il reato di tortura la massima condanna è stata di 5 anni) e dal fatto che nel 2008 i reati cadranno in prescrizione. Ma le eventuali condanne consentiranno alle parti civili di chiedere un risarcimento o ottenere gia’ oggi una provvisionale, chiesta da tutti i loro legali.
si è riconosciuta dl’esistenza di una violenza di Stato. Ora non si dimentichi però per ragioni idelogiche l’altra faccia della verità: quella di una città devastata per giorni dalle violenze di chi si spacciava per manifestante e ha dato origine a una guerriglia urbana.


I veri motivi per cui Berlusconi non è andato a Matrix

luglio 4, 2008

Berlusconi ha fatto sapere tramite comunicato stampa di aver rinunciato a partecipare alla trasmissione Matrix che avrebbe dovuto avere per tema la questione intercettazioni per stigmatizzare “i gossip che inquinano e ammorbano il dibattito politico”. Perciò il Cavaliere avrebbe ritenuto non “opportuno e producente intervenire sui temi proposti da Matrix” ossia giustizia e intercettazioni. In realtà il forfait di Berlusconi ha poco a che fare con le recenti intercettazioni emerse sulla stampa di una telefonata tra lui e il direttore di Rai Fiction Saccà per la raccomandazione dell’ennesima attricetta di turno ( tale Elena Troise). Il ripensamento del Cavaliere sarebbe dovuto all’emergere di un file recuperato da Scotland Yard nel computer di David Mills in cui l’avvocato inglese annoterebbe di aver ricevuto cifre molto più rilevanti rispetto a quanto non si pensava inizialmente per essere reticente dinanzi ai magistrati sui soldi bonificati in Svizzera a favore di Bettino Craxi, sui metodi usati per violare le leggi anti-trust italiane e spagnole controllando attraverso prestanome la maggioranza della vecchia Telepiù e di Telecinco e su come centinaia di milioni di dollari fossero stati sottratti dai bilanci del gruppo Finivest-Mediaset per finire sui conti personali della famiglia Berlusconi. Il Cavaliere ha preferito dunque sfuggire in anticipo a qualsiasi domanda impertinente sul tema caldo del processo Mills E per lo stesso motivo, visti i nuovissimi elementi emersi avrebbe deciso di congelare il decreto sulle intercettazioni in attesa di tempi migliori.


Con il lodo Alfano Berlusconi mette all’angolo i magistrati

luglio 2, 2008

Berlusconi sta vincendo la sua battaglia sulla giustizia. . Il Cavaliere con la norma blocca processi e il Lodo Alfano ha ormai messo all’angolo la magistratura. E gli ultimi due interventi del presidente della Repubblica lo agevolano in questa azione. La lettera, equilibratissima dal punto di vista istituzionale, con cui Napolitano difendeva il diritto del CSM a poter esprimere le proprie opinioni giuridiche senza che queste debbano essere confuse con un giudizio di costituzionalità consentivano a Berlusconi di poter rivendicare il pieno accoglimento delle sue istanze da parte del Quirinale, tirando contemporaneamente l’orecchio alla sinistra che dell’incostituzionalità dei provvedimenti sulla giustizia del governo aveva fatto materia di propaganda politica. E proprio con la decisione di autorizzare l’invio alla Camere del disegno di legge che consente la sospensione dei processi a carico delle più importanti cariche dello Stato , Napolitano ha fatto capire di rigettare in toto le opinioni negative di CSM e opposizione: per lui il Lodo Alfano accoglie e soddisfa i rilievi che la Consulta fece nel 2004 sul Lodo Schifani. E l’organo di autogoverno della magistratura viene smentito nel merito delle sue proteste dal suo presidente. Questo è dunque il tratto politico della vicenda: Berlusconi ha le carte per mettere all’angolo quelli che lui definisce “magistrati politicizzati”. Si sapeva che aveva dalla sua l’opinione pubblica. Ora sappiamo che anche Napolitano ritiene giusto un passo indietro del potere giudiziario per favorire il rasserenamento del clima politico.


Le impronte digitali ai bambini rom: il governo si muove tra demagogia e razzismo

luglio 1, 2008

Di fronte all’emergenza criminalità un governo serio dovrebbe dare risposte concrete in termini di legalità ai cittadini che chiedono giustamente una maggiore sicurezza. Invece il governo Berlusconi si caratterizza sempre più per proposte demagogiche come quella sulle intercettazioni. E ora arriva la proposta discutibilissima sul piano del rispetto dei diritto dell’uomo di prendere le impronte digitali ai rom, inclusi ai bambini. Un provvedimento discriminatorio nei confronti di un etnia che può essere facilmente indicata al pubblico ludibrio come responsabile della criminalità esistente in Italia. Peccato che i dati indichino che i reati più pericolosi siano quelli riguardanti la criminalità organizzata ( omicidi, estorsioni, usura, riciclaggio). Secondo il nostro governo la criminalità invece va combattuta prendendo preventivamente le impronte ai bambini zingari. Invece di occuparsi di come garantire loro un futuro diverso dall’accattonaggio o dalla vita in mezzo alla spazzatura, i nostri governanti sembrano indicarci che il problema della scarsa certezza della pena ( che riguarda tutti i criminali e non solo gli zingari) sia meno importante. Come se il fatto che i delinquenti una volta catturati hanno buone possibilità di uscire immediatamente dal carcere per gli ampi benefici previsti dalle leggi non sia imputabile all’incuranza mostrata dal parlamento per i problemi concreti ( e non di facciata) legati alla criminalità. Concordo dunque con il giudizio dati dall’autorevole settimanale Famiglia Cristiana che ha definito ”Indecente” l’idea di prendere le impronte digitali ai bambini Rom. E aggiunge tirando stoccate durissime ai ministri cattolici che ‘Alla prima prova d’esame escono bocciati, senza appello. Per loro la dignità’ dell’uomo vale zero. Nessuno che abbia alzato il dito a contrastare Maroni e l’indecente proposta razzista di prendere le impronte digitali ai bambini rom”


Gian Carlo Caselli sulle intercettazioni

giugno 30, 2008

da ascoltare nella sua interezza: estremamente illuminante

fonte: Beppe Grillo


Giustizia italiana: i buoni consigli d’oltreManica

giugno 26, 2008

L’autorevole quotidiano britannico Financial Times per due volte negli ultimi giorni ha affrontato il tema di come Berlusconi si stia occupando della questione giustizia in questa primissima fase del suo governo. Prima con un editoriale firmato da Christopher Caldwell in cui si parla della necessità di limitare l’eccesso di intervento nel politico della magistratura. In Italia ”per quindici anni i giudici hanno goduto di un incremento di potere unico nei paesi occidentali”, un potere ”che e’ alla lunga dannoso per una democrazia” ed ”e’ una delle ragioni per cui gli italiani hanno cominciato a non avere piu’ fiducia nel loro sistema giudiziario”. Ieri invece in un nuovo articolo dal titolo “Oh no, not again” si parla ancora di come una volta di più, Berlusconi si concentra su se stesso e non sull’Italia”. Si tratta dell’annosa questione del conflitto d’interessi: “una volta di più il premier 71enne impiega gran parte della sua energia politica a proteggersi dalle pubbliche procure d’Italia”. Questi due interventi esprimono delle linee di pensiero certamente diverse ( varietà di opinioni in uno stesso giornale!!!! quanto praticabile in Italia? :wink: ), ma non contraddittorie come potrebbe apparire ad un prima impressione: se da una parte l’acclarato uso personalistico del potere pubblico da parte del Cavaliere è uno degli elementi che ne rendono meno credibile l’opera, per altro verso è ugualmente innegabile la tendenza di alcuni settori della magistratura italiana a usare la legittima indipendenza dal potere politico come strumento per rompere a proprio favore l’equilibrio dei poteri nella rivendicazione di una sorta di irresponsabilità di cui i giudici dovrebbero essere portatori nello svolgimento delle loro funzioni. Un atteggiamento che si trasferisce anche nel modo di amministrare la giustizia per i comuni cittadini e che contribuisce a spiegare la sempre più diffusa sfiducia dell’opinione pubblica verso la giustizia italiana sempre più lenta e macchinosa nel suo incedere. Il Financial Times ci ricorda che si può denunciare le leggi ad personam del Cavaliere senza nascondere che i mali della giustizia italiana derivano anche da una magistratura inefficiente e spesso politicizzata.


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