L’estate è un periodo difficile per giornali e tv: la penuria di notizie costringe a pompare degli avvenimenti che in altri periodi avrebbero un attenzione ben più limitata. Fu così l’anno scorso per il delitto di Garlasco, lo è stato recentemente quello di Federica Squarise. Ma già l’attenzione del pubblico stava scemando e i giornalisti si scervellavano inutilmente per trovare qualche nuova notizia bomba quando provvidenzialmente è giunta la morte di Gianfranco Funari. Funari non era nulla più che un bravo presentatore, capace sopratutto di coinvolgere il pubblico con la sua aria piaciona e di rendere appetibili argomenti in sé abbastanza banali. Ma non era in grado di andare al di là del suo ruolo di mesteriante del tubo catodico non possendendo le doti artistiche e l’ironia di un Corrado o la capacità di approfondimento giornalistico di un Enzo Biagi. Tuttavia poiché le esigenze del palinsesto e delle rotative lo richiedevano è stato trasformato per un giorno in un genio della televisione cui dedicare speciali di approfondimenti e titoloni in prima pagina, tacendo sul fatto che da anni non combinava nulla di decente e che il suo ultimo programma Apocalypse Show era stato un vero fiasco. In ogni caso Gianfranco riusciva sempre a rimanere sulla cresta dell’onda con ospitate in cui recitava la parte del vecchio saggio un po’ altero che si metteva a dare consigli non essendo più in grado di dare il cattivo esempio. Ma per spiegare l’attenzione spropositata data dai media alla morte di Funari non è sufficiente ricorrere alle esigenze opportunistiche di riempire in qualche modo gli spazi vuoti. In realtà molti di coloro che fanno oggi comunicazione vedono in lui davvero un maestro che ha insegnato loro come piazzare alla meglio programmi mediocri con lo scopo di accontentare principalmente lo sponsor di turno ( ricordate la meravigliosa parodia- verità di Corrado Guzzanti sulla mortadella?). Anche nel momento dell’addio Funari è stato fedele a se stesso: ha trovato i tempi giusti per il suo ultimo show e ha dato ai suoi colleghi ampio materiale per sfangare ancora una volta la giornata.
Requiescat….

Pubblicato da umanesimo 
Non sono un grande estimatore di Grillo né mi convince particolarmente il fenomeno del grillismo e penso che il primo V-Day organizzato per mandare a quel paese la casta politica avesse un retrogusto demagogico. In un paese democratico ( e l’Italia al di là di tanti vittimismi lo è) i cittadini hanno la classe politica che si meritano perché ad essi spetta la decisione di selezionare la rappresentanza che dunque assume i connotati positivi e negativi di chi li elegge. Devo dire invece che i principi che animano questo secondo V-Day sono sacrosanti: protestare contro l’ingessatura della comunicazione in Italia ha un senso tanto più se a lanciarla è chi con il suo blog ( se ne condividano o meno i contenuti) ha dato un segnale di innovazione e di possibilità di lanciare un’informazione più dal basso e a contatto con le persone. Inoltre questo V2-Day non si limita a contestare ma propone tre referendum per abrogare i sussidi pubblici all’editoria, per cancellare l’ordine dei giornalisti e la legge Gasparri che ha sancito la legalizzazione dell’oligopolio televisivo. Sono tre iniziative a mio parere che vanno incoraggiate perché vanno tutte nella direzione di una informazione meno paludata e al servizio dei palazzi del potere.
Alberto Stasi, il mostro di Garlasco è stato scarcerato su decisione del gip. Esito ampiamente prevedibile perchè gli indizi a suo carico erano molto flebili: delle macchie di sangue di Chiara riscontrate nei pedali della bici di Alberto. Come si possa logicamente passare da questo fino ad affermare con assoluta certezza la colpevolezza del ragazzo è un mistero. Ma ciò è avvenuto nei media quasi all’unanimità: nella blogosfera dove evidentemente la capacità di giudicare serenamente e con cognizione di causa non può essere presente in tutti coloro che scrivono dei post sul web, i colpevolisti fioccavano. Ma quel che preoccupa è il comportamento dei media tradizionali: tranne il crimiologo Francesco Bruno non ho osservato in giornali, TG e taltk TV alcuna voce che esprimesse dubbi sull’operato dei giudici inquirenti. Indipendentemente dall’innocenza o meno di Stasi non posso che constatare con inquietudine la tendenza a sbattere il mostro in prima pagina. E se un giorno fosse qualcuno di noi ad essere offerto quale vittima sacrificale alla vorace fame di sensazionalismo mediatico?


