Gheddafi, Calderoli e la sovranità (salvata all’)italiana

Maggio 10, 2008

Si è chiusa senza troppa gloria la crisi diplomatica con la Libia sulla questione Calderoli. La vicenda era emersa il 2 maggio quando il figlio del leader libico Saif El Islam aveva minacciato serie ripercussioni nei rapporti bilaterali italo-libici qualora il nuovo governo Berlusconi avesse avuto al suo interno come ministro calderoli reo di essersi presentato tempo fà con una maglietta giudicata da Tripoli offensiva per l’Islam. Berlusconi aveva sperato di risolvere le cose relegando Calderoli a un ruolo di secono piano nell’esecutivo ma questo non ha soddisfatto il governo libico che ha colto la pallaa al balzo minacciando di non tenere fede agli accordi coooperativi per il contrasto all’immigrazione clandestina. La situazione sempre più ingarbugliata costringeva Calderoli a fare un’ulteriore passo chiedendo scusa per l’episodio che fu allora oggetto della discordia: “Sono sinceramente rammaricato per le vittime degli scontri di Bengasi di qualche anno fà provocati da un’interpretazione non corretta - di cui rinnovo le scuse - di alcune mie dichiarazioni”. Così il ministro per la Semplificazione amministrativa Roberto Calderoli è tornato sulla vicenda che ha provocato tensioni con la Libia e ha aggiunto: “Come uomo politico e Ministro della Repubblica nutro il più profondo rispetto per tutte le civiltà e sono convinto che il dialogo con quella islamica sia un tema imprescindibile dei nostri tempi”. “Le relazioni tra Libia e Italia sono improntate al reciproco rispetto. Sono certo che saranno sempre più costruttive e mi adopererò personalmente perché ciò avvenga”, ha continuato l’esponente della Lega sottolineando che “il governo italiano, e in particolare il Ministro degli Esteri e il Ministro degli interni, intendono intensificare -anche attraverso l’ Europa- la collaborazione con la Libia”. Tripoli si dichiarava soddisfatta della genuflessione del leghista duro e puro, e dichiarava il caso chiuso. Resta il grave fatto dell’ingerenza della Libia in un affare interno italiano e che questa intromissione sia passata in cavalleria. Tra l’altro ritengo che non ha nulla da insegnarci un governo come quello di Gheddafi che che in passato organizzava attentati terroristici e ora lascia partire dalle sue coste i barconi degli scafisti pieni di disperati per poi usarli come arma di ricatto presso l’Italia per ottenere qualche dollari in più. E chiudo riconoscendo a D’Alema che, in molte altre occasioni avevo criticato, di essersi comportato da perfetto uomo di Stato nel difendere le prerogative della nostra sovranità.


Il Boicottagio delle olimpiadi di Pechino danneggia il Tibet

Marzo 25, 2008

Di fronte alla brutale repressione del governo cinese ai danni dei manifestanti a favore di una maggiore libertà in Tibet è giusto indignarsi. Occorre però chiedersi quali siano gli strumenti giusti per fare pressione su Pechino affinché questa cominci a rispettare i diritti umani non solo dei tibetani ma anche degli altri cinesi dissidenti. Sono convinto che boicottare le prossime olimpiadi sia un grave errore. I giochi che si terranno questa estate a Pechino sono una grande occasione per i tibetani per dare visibilità alla loro condizione e alle loro proteste. Gli stessi avvenimenti di questi giorni non avrebbero avuto la stessa risonanza se non ci fosse stato a fare da catalizzatore il collegamento con l’imminente evento a cinque cerchi. Ridimensionare le olimpiadi avrebbe come conseguenza non solo il togliere ai tibetani un importante occasione per uscire dalla loro situazione di persecuzione silenziosa ma darebbe l’alibi al regime cinese per procedere a un ulteriore giro di vite nei confronti degli oppositori cui verrebbe facilmente imputata la responsabilità dell’eventuale insuccesso dei giochi. Dunque i tibetani diverrebbero un comodo capro espiatorio da dare in pasto al popolo cinese, rafforzando così all’interno il potere comunista e producendo così un risultato contrario rispetto a quanto preventivato dai sostenitori del boicottaggio contrario a ciò che si proponeva. E non è un caso che proprio il Dalai Lama a invitare a non scegliere la soluzione del boicottaggio per manifestare solidarietà al popolo tibetano. Intendiamoci però: qualora Pechino non si mostri nei prossimi mesi alcuna volontà di venire incontro alle esigenze del Tibet, solo allora sarebbe opportuno usare la minaccia della diserzione in massa dalle olimpiadi come misura ultima per far venire i comunisti cinesi a più miti consigli. Ma ricorrervi subito rischia di fare apparire spuntata quest’arma di pressione nel momento in cui la sua efficacia sarerbbe massima e cioè a poche settimane dall’inizio dei giochi. Fino ad allora si proceda con manifstazioni di protesta volte a sensibilizzarre l’opinione pubblica mondiale come quella compiuta dagli attivisti di Reporters Sans Frontieres in occasione dell’accessione della torcia a Olimpia


il Bhutan si avvicina ( di malavoglia) alla modernità

Marzo 24, 2008

In Bhutan si tengono le prime elezioni politiche della storia. Ma nel piccolo paese himalayano in pochi sembrano volerle, timorosi che si ripetano gli episodi di malgoverno dei vicini Nepal e Bangladesh. La maggioranza dei bhutanesi infatti ama il sovrano assoluto Jigme Keshar Namgyal Wangchuckche pure è desideroso di “modernizzare” lo stato. La filosofia sinora seguita prevedeva uno svuluppo economico moderato ma in armonia con la cultura indigena e con l’ambiente. Perchè cambiare? pensano i bhutanesi che infatti hanno deciso di appoggiare il partito “Pace e Prosperita’”, di ispirazione monarchica che stando ai risultati ufficiosi avrebbe ottenuto 44 dei 47 seggi per i parlamento


La paura ( degli italiani) e la speranza (di Tremonti)

Marzo 18, 2008

Non ho ancora letto il libro di Tremonti “La paura e la speranza” ma devo dire che alcuni concetti da lui espressi nella puntata di otto e mezzo in cui era ospite hanno destato il mio interesse. Condivido alcune perplessità del’ex ministro dell’Economia sulla globalizzazione e sui suoi effetti: l’eccesso peso acquisito dalla finanza che ha creato una ricchezza solo virtuale e i cui effetti negativi ( a partire dalla crisi dei mutui americani) verano pagati dai soggetti più deboli, la concorrenza sleale cinese di fronte alla quale è richiesta una decisa presa di posizione politica poichè non sono sufficenti ad affrontarla i soli sistemi metodi economici, il rischio per l’Europa di divenire terreno di colonizzazione se non assumerà opportune contromisure; il fatto che tra le soluzioni Tremonti proponga la reintroduzione del protezionismo nei confronti di chi fà dumping sociale non mi trova contrario in assoluto e credo che sia sbagliato opporsi ad essa in base a un dogmatico liberismo sia sbagliato. Detto questo Tremonti dice di non aver scritto quel libro pensando all’Italia ma all’Europa. In realtà però sembra mettere le mani avanti quando sostiene che essendo la crisi globale, essa non può avere una soluzione locale. Una confessione di impotenza inquietante e tanto più grave per chi si candida ad avere responsabilità di governo.La domanda sorge spontanea: poichè ammette di non poter fare nulla a livello italiano per affrontare la crisi Tremonti cosa farà mai quando ritornerà a guidare il ministero dell’economia?


Zapatero vince in Spagna: laicità e buongoverno con qualche ombra

Marzo 10, 2008

la vittoria ampia ma non così netta di Zapatero alle politiche spagnole richiede un’analisi che vada oltre i trionfalismi o lecritiche di parte. Anzitutto và ricordato a chi attribuisce la crescita di quel paese solo all’ultimo governo che il rilancio economico della Spagna era stato già cominciato da Aznar e Zapatero si è mantenuto sulla stessa linea di politica economica volta a favorire lo sviluppo attraverso una riduzione della crescita. In questo senso vanno visti i tagli alle aliquote più alte e l’introduzione di juna tassazione più leggere sopratutto per le imprese ( esattamante il contrario di quanto una certa sinistra massimalista italiana che pur elogia il leader socialista và perdicando da anni). Da questo punto di vista la Spagna stà vivendo una crescita che presenta parallelismi con l’Italia degli anni 50-60: grandi investimenti per modernizzare le città principali e ruolo trainante di un settore come l’edilizio, anche se anche nelle telecomunicazioni il paese si stà muovendo. L’economia non ha più i tassi di crescita del 3,5% di qualche anno fà ma si mantiene su un 2% ben al di sopra delle misere previsioni italiane che parlano di uno 0, 5% per il 2008
Dall’esempio spagnolo nascono due importanti lezioni per l’Italia; anzitutto riguardo la laicità e come perseguirla. Zapatero è stato criticato fortemente dalla chiesa locale per le sue leggi a favore dei matrimoni omosessuali. Al di là del giudizio di valore su quelle disposizioni su cui si può discutere è molto importante il fatto che nonostante la Chiesa abbia fatto grandi manifestazioni di piazza a favore della famiglia tradizionale l’opinione pubblica della cattolicissima Spagna non si sia fatta influenzare dalle pressioni religiose . Da una parte si è affermato il diritto della Chiesa di dire la sua parola su questi temi, dall’altra c’è stata la prova di maturità complessiva dell’elettorato spagnolo. E anche in Italia l’attenzione dovrebbe focalizzarsi non tanto sulle ingerenze ( presunte o reali ) della Chiesa ma piuttosto su come i politici si aprrocciano al tema della laicità e sull’opportunità di promuovere tale attegiamento laico fatto di razionalità senza isterismi presso la nostra opinione pubblica. Da questo punto di vista la Spagna si è dimostrata più civile dell’Italia non solo per i risultati ma anche per come li ha raggiunti.
La seconda lezione è più prettamente politica e consiste in una decisa propensione verso il bipolarismo: Leggi il seguito di questo post »


RUSSIA: CON IL DELFINO DI PUTIN NULLA CAMBIA ALL’OMBRA DEL CREMLINO

Marzo 7, 2008

La vittoria plebiscitaria di Medvedev alle presidenziali russe ( con oltre il 70% dei consensi) avviene nel segno del predecessore Vladmir Putin che non potendo ricandidarsi per un terzo mandato come previsto dalla costituzione, ha spianato la strada al suo delfino da cui in cambio con ogni probabilità riceverà la nomina a primo ministro. Secondo molti osservatori il potere reale continuerà a rimanerere nelle mani di Putin e lo stesso Medvedev pur precisando che il presidente russo ha il suo ufficio al Cremlino e non alla Casa Bianca ( sede del primo ministro) ha confermato che la sua ” presidenza sarà una diretta continuazione” di quella di Putin. A conferma di questa continuità anche il fatto che nonostante cambino i presidenti, aleggiano sempre i dubbi sulla regolarità delle elezioni: i suoi avversari, in primis il leader nazionalista Zhirinovsky, sostengono l’esistenza di massicci brogli. E anche gli osservatori del Consiglio d’Europa, unica missione del continente ad aver monitorato il voto russo, definiscono voto «sotto il potenziale democratico. Un voto che complessivamente «riflette la volontà dei cittadini», ma che non può essere dichiarato «giusto e libero», anche a causa di difficoltà per la registrazione dei candidati e per il loro accesso paritario ai media.

Secondo la costituzione della Russia, la presidenza è di gran lunga l’istituzione più potente dello stato russo. Oltre a essere il capo di stato, il presidente è responsabile dello stabilire la politica governativa. Egli può porre il veto sulle leggi approvate dal parlamento che ha bisogno della maggioranza dei due terzi in ambo le camere per superare l’opposizione del presidente. Il presidente sceglie il primo ministroma se il parlamento rifiuta la sua scelta, egli non può insistere sul suo candidato. Il presidente nomina anche i capi dei governi regionali della Russia


MCCAIN OTTIENE LA NOMINATION TRA I REPUBBLICANI. DEMOCRATICI ALLA CONVENTION

Marzo 5, 2008

Tra i democratici dopo la vittoria di Hillary in Ohio, Rhode Island ( e probabilmente anche in Texas) sarà decisiva la convention dove gli unpleged ( i non vincolati a uno dei candidati) e i superdelegati potrebbero far pendere le sorti dello scontro dalla parte di Hillary che per ora è in svantaggio ( circa 1365 delegati) nei confronti di Obama ( 1450 delgati). Tra i repubblicani Mc Cain ottiene la nomination con largo anticipo ( 1226 delegati, ne bastavano 1191) e potersi concentrare già sulla campagna per la Casa Bianca costituisce un indubbio vantaggio parchè consentirà di studiare con anticipo le mosse dei suoi due potenziali avversari impegnati a scannarsi tra loro sicuramente fino alla convention di agosto


Kenya: verso l’accordo di pace

Marzo 1, 2008

Il Presidente keniota Mwai Kibaki e il leader
dell’opposizione Raila Odinga sono riusciti a trovare un
compromesso per mettere fine alla crisi scoppiata dopo le
elezioni presidenziali. L’accordo è arrivato ieri, dopo due
giorni di intense trattative portate avanti dall’ex
segretario generale delle Nazioni unite Kofi Annan. Molto
probabilmente Odinga verrà nominato primo ministro, in modo
da garantire l’equilibrio tra le opposte fazioni che si sono
scontrate in queste settimane, identificabili con le etnie
Luo e Kikuyo. Il presidente Kibaki ha dichiarato che il
parlamento si riunirà il 6 marzo per convertire l’accordo
in legge.


L’INDIPENDENZA DEL KOSOVO : PASTICCIO DIPLOMATICO E CATTIVA MEMORIA ITALIANA

Febbraio 23, 2008

l’autoproclamata indipendenza del Kosovo e il riconoscimento effettuato dagli Stati Uniti e dagli Stati Uniti rischiano di creare una crisi internazionale destinata a prolungarsi per parecchio tempo. Legittimare un’atto unilaterale come quello compiuto dal parlamento kosovaro nella speranza così di risolvere una crisi che si trascina da anni è una grave impurdenza diplomatica La Serbia non accetterà mai di perdere il Kosovo che considera, e non a torto, parte integrante della propria storia ( vedi questo post sulla storia del Kosovo). A sostenerne le pretese nazionalistiche la Russia che in nome del panslavismo e della comune identità ortodossa metterà a disposizione la propria potenza politica, militare ed energetica contro l’eventuale creazione di unostato a maggioranza musulmana nei Balcani. E proprio l’Italia che dipende dal gas russo avrebbe dovuto assumere un’atteggiamento molto più più prudente, evitando passi diplomatici che appaiono perlomeno precipitosi. Ma c’è un’altra ragione di tipo storico che avrebbe consigliato un ben diverso contegno da parte della nostra diplomazia. Gli italiani al tempo del fascismo usarono lo stato fantoccio dell’Albania per penetrare bel Kosovo dove compirono massacri ai danni dell’elemento serbo ( sino allora maggioritario nel Kosovo) ,costringendo quasi 100000 serbi a fuggire dalle loro case, e importando coloni di nazionalità albanese. la colonizzazione albanese del Kosovo l’abbiamo promossa anche noi italiani e i serbi non l’hanno certo dimenticato.


Primarie USA: l’esito del supermartedì

Febbraio 6, 2008

TRA I REPUBBLICANI VITTORIA DI MCCAIN ORMAI LANCIATO VERSO LA NOMINATION, TRA I DEMOCRATICI OBAMA VINCE IN PIù STATI ( 13 CONTRO 8 DELLA CLINTON) MA HILARY VINCENDO NEGLI STATI PIù IMPORTANTI ( CALIFORNIA E NEW YORK) OTTIENE PIù DELEGATI

IL CONTO DEI DELEGATI
Democratici

Clinton 845
Obama 765

Ne servono 2.025

Repubblicani

McCain 610
Romney 266
Huckabee 190

Ne servono 1,191