Dopo quattro anni di governo si avvia alla fine la grande
coalizione in Germania. La cancelliera cristianodemocratica
Angela Merkel formerà un nuovo esecutivo con i liberali
della Fdp. Nelle elezioni di ieri per il rinnovo del
parlamento, la Cdu ha ottenuto solo il 33,8 per cento dei
voti, conquistando 239 seggi su 622, ma potrà contare sui
93 seggi della Fdp, che con il 14,6 per cento ha raggiunto
il miglior risultato della sua storia. Il voto è stato
invece una disfatta per la Spd, che ha ottenuto il 23 per
cento, perdendo 11 punti percentuali rispetto al 2005. Al
momento i socialdemocratici non hanno nessuna prospettiva
di governo nonostante i buoni risultati della Linke (11,9
per cento) e dei Verdi (10,7 per cento).
In Germania vince la Merkel. In soffitta la Grande coalizione
Settembre 28, 2009L’alleanza tra Venezuela e Iran suggellata dal petrolio
Settembre 7, 2009Nel suo ultimo giorno di visita a Teheran, Il presidente
venezuelano Hugo Chávez ha incontrato l’ayatollah Ali
Khamenei. Il principale leader politico e spirituale
iraniano ha affermato che “l’Iran e il Venezuela devono
rafforzare la loro cooperazione e creare un fronte
indipendente rispetto agli Stati Uniti”. Khamenei ha
parlato dell’importanza di incrementare la collaborazione
bilaterale nei settori dell’industria, della finanza,
dell’economia e dei trasporti. Hugo Chávez ha definito
“fruttifero” anche l’incontro con il presidente Mahmoud
Ahmadinejad. I due leader hanno firmato un accordo che
prevede l’esportazione, da parte del Venezuela, di
ventimila barili di petrolio al giorno a favore dell’Iran.
la Libia celebra i quarant’anni di potere di Gheddafi
Settembre 1, 2009La Libia celebra oggi i quarant’anni al potere del
colonnello Muammar Gheddafi. Per l’occasione sarà
proiettato un video che esalta il colonnello come eroe
nazionale e paladino del mondo arabo e si conclude con
l’arrivo di Abdul Baset Ali al Megrahi a Tripoli in un
bagno di folla. Il video rischia di creare nuove tensioni
con Gran Bretagna e Stati Uniti che hanno condannato il
rilascio al-Megrari, detenuto in un carcere scozzese per
l’attentato di Lockerbie del 1988, e criticato
l’accoglienza trionfale che ha ricevuto in Libia. L’unico
capo di stato europeo presente alle celebrazioni di oggi
sarà il presidente della Repubblica di Malta, gli altri
invieranno delle delegazioni ufficiali. È previsto inoltre
l’arrivo di numerosi leader africani e del presidente
venezuelano Hugo Chávez
Il Giappone del partito democratico, si avvicina a Pechino e si allontana dall’America
Settembre 1, 2009Il nuovo Giappone? Più vicino a Pechino, più lontano da Washington
di claudia astanita
Quello dei democratici di Yukio Hatoyama è un successo senza precedenti.
Le elezioni del 30 agosto hanno tutti gli elementi per passare alla storia per la svolta data al paese. Dopo aver accettato 54 anni di dominio liberaldemocratico, gli elettori del Sol Levante hanno deciso di dare una chance a chi, pur senza esperienza, ha promesso di far uscire la nazione da una delle crisi economiche e sociali più profonde della storia giapponese.
I democratici si sono aggiudicati la maggioranza assoluta alla Camera Bassa, dove controllano ora 308 seggi su 480. Ai liberaldemocratici ne sono rimasti solo 119, circa un terzo rispetto a quelli di cui disponevano prima delle elezioni. Le rimanenti poltrone se le sono aggiudicate esponenti di partiti minori, ma anche con il loro sostegno -molto difficile da ottenere visto che si tratta per lo più di forze di sinistra- la nuova leadership liberaldemocratica, tutta da ridefinire dopo le dimissioni del premier uscente Taro Aso, riuscirà a fare ben poco per far sentire la sua voce.
Cosa potrebbe cambiare con Hatoyama alla guida del Giappone? Se il Presidente Barack Obama “attende di lavorare con il nuovo primo ministro su una vasta gamma di questioni globali, regionali e bilaterali”, il neo-eletto premier democratico aveva già annunciato in campagna elettorale la volontà di consolidare l’alleanza strategica con gli Stati Uniti “su basi più egualitarie” e di rinegoziare gli accordi che regolamentano la presenza militare americana sul suolo nipponico.
A conferma della volontà di muoversi in maniera più indipendente da Washington, Tokyo ha anche ipotizzato la sospensione della missione antiterrorismo della Marina nazionale nell’Oceano Indiano. Infine, per uscire dall’isolamento regionale Hatoyama ha intenzione di promuovere una politica di distensione con i vicini asiatici, a partire da Cina e Corea del Sud, vale a dire i paesi che, a sentire il leader democratico, potrebbero trasformarsi nei pilastri di un nuovo schema di integrazione regionale di sapore europeo.
Ma prima di pensare ad approfondire il regionalismo in Asia e ad allontanarsi dagli Stati Uniti, storico partner-protettore del partito liberaldemocratico, Hatoyama dovrà trovare i fondi per onorare il “contratto” che ha firmato con i giapponesi, che da oggi aspettano fiduciosi i contributi di 2.300 per ogni figlio, la cancellazione delle tasse scolastiche per gli alunni fino a 14 anni, la creazione di un milione di piccole e medie imprese, l’aumento di salari e pensioni minime, la riduzione delle tasse, e il contributo di 7,3 miliardi di Euro per gli agricoltori, con la certezza che la riduzione degli sprechi nella pubblica amministrazione non basterà a mantenere la parola data.
Mosca revoca misure anti terrorismo in Cecenia
Aprile 17, 2009La Cecenia è tornata un Paese apparentemente normale dalla mezzanotte di oggi, quando Mosca ha revocato il regime di alta sicurezza antiterrorismo in vigore negli ultimi dieci anni, che dovrebbe portare al ritiro di 20 mila uomini. Una decisione per certi versi storica, che segna la fine di un conflitto iniziato nel 1994 e costato due guerre, decine di migliaia di vittime e profughi, una lunga stagione di abusi e una striscia di attentati clamorosi, come quello del teatro Duvrovka e della scuola di Beslan. Mosca può ora vantarsi di aver raggiunto il suo obiettivo di normalizzare la situazione, anche se l’emergenza terrorismo sta riesplodendo nelle confinanti repubbliche caucasiche del Daghestan e dell’Inguscezia. Ma il vero vincitore alla fine appare il trentatreenne presidente ceceno Ramzan Kadyrov, l’ex guerrigliero indipendentista filo islamico imposto dall’allora presidente Vladimir Putin come uomo forte del Paese per garantire la stabilizzazione, sulla base di un patto che prevede lealtà in cambio di una ampia autonomia di gestione. La democrazia è rimasta un optional. Non è un caso che Kadyrov sia stato il primo a felicitarsi per una decisione che certifica come la Cecenia sia diventata un Paese pacifico, invitando gli imprenditori ad investire e i giornalisti a girare liberamente. Le autorità hanno già chiesto che l’aeroporto di Grozny diventi scalo internazionale. Era stato il presidente russo, Dmitri Medvedev, il 27 marzo scorso, a disporre la revoca del regime speciale antiterrorismo in Cecenia, che comporterà il ritiro di circa 20 mila soldati russi, anche se ne resteranno 30 mila dislocati su base permanente. L’annuncio è stato dato ufficialmente oggi dal capo del comitato nazionale antiterroristico, Aleksandr Bortnikov, che è anche il direttore dei servizi segreti russi (Fsb). Con questa mossa, Medvedev volta una pagina che aveva danneggiato l’immagine della Russia e rafforza la propria immagine di leader nuovo e pragmatico, sulla scia delle ultime aperture in tema di democrazia, opposizione, ong, giustizia. Un’immagine che gli consentirà di rilanciare meglio le relazioni con gli Usa, in vista del primo summit con il presidente americano Barack Obama in luglio a Mosca. Non saranno comunque dimenticate presto le due guerre contro Grozny, costate circa 100 mila morti ceceni (il 10% della popolazione) e diverse migliaia di vittime russe. Il primo conflitto contro l’indipendenza cecena, proclamata nel 2001 dal presidente Giohkar Dudaiev, fu scatenato nel 2004 dall’allora presidente Boris Ieltsin e si concluse nel 1996 con un accordo che lasciò a tale repubblica una indipendenza di fatto. Ma dopo una ondata di attentati in Russia attribuiti al movimento indipendentista, e un attacco contro la repubblica del Daghestan, nel 1999 l’allora premier Vladimir Putin lanciò un’ operazione antiterrorismo che contribuì alla sua popolarità ma che suscitò nel mondo intero una nuova indignazione: la seconda guerra russo-cecena diventò teatro di sequestri, torture, arresti arbitrari, massacri. Abusi denunciati con forza da Anna Politkovskaia, la giornalista di Novaia Gazeta uccisa a Mosca nel 2006, e per i quali Mosca è stata ripetutamente condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Se i combattimenti su larga scala si sono conclusi nel 2002, e nel 2003 la Cecenia ha visto trionfare i sì al referendum sulla sua appartenenza “inalienabile” alla Russia, la guerriglia cecena ha continuato la sua battaglia con una serie di attentati spettacolari: come la presa di ostaggi al teatro Duvrovka di Mosca (130 morti nel 2003) e alla scuola di Beslan, in Ossezia del nord (334 morti nel 2005). Tutti i principali capi guerriglieri, tuttavia, sono stati eliminati, alcuni in circostanze ancor oggi poco chiare: da Dudaiev, ucciso da un missile teleguidato ‘mirato’ contro il suo telefono cellulare, ad Askal Maskhadov, da Samil Basaiev fino a Sulim Iamadaiev, freddato a fine marzo a Dubai. Forse la fine del regime antiterrorismo è legato anche a questa morte: Iamadaiev era rimasto l’ultimo nemico irriducibile di Kadyrov.
La Thailandia sull’orlo della guerra civile
Aprile 14, 2009In Thailandia continuano le proteste dei sostenitori dell’ex primo ministro Thaksin Shinawatra che chiedono le dimissioni dell’attuale governo guidato da Abhisit Vejjajiva. Durante gli ultimi scontri tra forze dell’ordine e manifestanti l’esercito ha aperto il fuoco contro la folla, ferendo almeno 70 persone. Sono giorni che la Thailandia è in preda alle violenze. Il 10 aprile per ragioni di sicurezza il primo ministro Vejjajiva ha dovuto annullare un vertice dei capi di stato dell’Associazione delle nazioni del Sudest asiatico (Asean) che avrebbe dovuto svolgersi a Patalaya, una città turistica sulla costa.
La francia destina fondo per risarcire le vittime dei test nucleari
Marzo 24, 2009( ANSA)Il ministro della Difesa francese, Hervé Morin, ha presentato il piano di risarcimento per le vittime dei test nucleari della Francia, dotato di un budget iniziale di 10 milioni di euro per il 2009. I rappresentanti delle vittime contaminate nei test effettuati nel deserto del Sahara e in Polinesia dal 1960 al 1996 hanno accolto con soddisfazione l’annuncio, pur mantenendo alcune riserve. “Tredici anni dopo la fine dei test nel Pacifico e la ratifica da parte della Francia del trattato che vieta i test – ha dichiarato Morin in una conferenza stampa – era ora che il nostro paese fosse in pace con se stesso”. Per il ministro, che ha presentato le grandi linee di un progetto di legge che sarà depositato in parlamento entro giugno e che aveva anticipato in un’intervista a Le Figaro, il dispositivo sarà “giusto” e “rigoroso”, basato su una “totale trasparenza”. Il risarcimetno potrà riguardare “alcune centinaia di persone” sulle 150.00 tra lavoratori civili e militari che parteciparono al totale dei 210 test nucleari francesi. I dossier – ha detto Morin – saranno esaminati da un comitato di esperti presieduto da un magistrato che dovrà poi fare una proposta entro sei mesi. Le 18 malattie conseguenza dei test sono ricavate dalla lista ufficiale proposta dalle Nazioni unite sul tema.
Israele. Gli ultaortodossi al governo
Marzo 23, 2009Israele, il partito ultraortodosso Shas nel governo di Netanyahu. Il partito ultraortodosso Shas ha firmato un patto di coalizione con il primo ministro designato di Israele Benjamin Netanyahu. L’accordo prevede l’assegnazione a Shas di quattro ministeri. Il leader del partito Eli Yishai sarà ministro degli interni e vice primo ministro. Gli altri ministeri assegnati agli ultraortodossi sono quello della casa, quello della religione e un ministero senza portafoglio ancora da stabilire
El Salvador: gli ex guerriglieri al potere
Marzo 16, 2009Mauricio Funes, candidato dell’ex guerriglia di estrema sinistra del Salvador, ha vinto le elezioni presidenziali in questo Paese dell’America centrale guidato dalla destra da 20 anni.
”Sono il presidente eletto di tutti i salvadoregni”, ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa il candidato degli ex ribelli armati del Fronte Farabundo Marti per la liberazione nazionale, dopo che gli ultimi risultati ufficiali gli hanno dato il vantaggio a seguito dello spoglio di oltre il 90% delle schede.
”Oggi, e’ la vittoria dei cittadini che hanno creduto nella speranza e hanno vinto la paura. E’ una vittoria di tutto il popolo del Salvador”, ha aggiunto.
”In questo stesso momento, l’Arena (Allenza repubblicana nazionalista, partito fino a oggi al potere – ndr) passa all’opposizione e deve avere la garanzia che sara’ rispettata e ascoltata”, ha detto ancora Funes, proclamatosi vincitore dopo che i risultati ufficiali gli hanno dato il 51,2% delle preferenze, contro il 48,7% del candidato del partito conservatore al governo, Rodrigo Avila, che ha riconosciuto la sconfitta.
Il governo pakistano reintegra presidente corte suprema per fermare le roteste
Marzo 16, 2009Il primo ministro pachistano, Yousaf Raza Gilani, ha
dichiarato che l’ex presidente della Corte suprema,
Iftikhar Muhammad Chaudhry, e tutti gli altri giudici
cacciati dal governo Musharraf saranno reintegrati a
partire dal 21 marzo. La decisione arriva dopo quattro
giorni di proteste da parte di decine di migliaia di
giuristi e membri dell’opposizione, che hanno organizzato
una lunga marcia al parlamento di Islamabad. Gilani ha
anche ordinato di rilasciare tutti i manifestanti arrestati
nei giorni scorsi.
FONTE: INTERNAZIONALE
Pubblicato da umanesimo
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