La febbre suina anche in Europa

Aprile 28, 2009

Il primo caso di febbre suina in Europa è stato confermato in Spagna. In diversi paesi europei ci sono alcune persone sono sotto osservazione. Intanto l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha alzato il livello di allerta da tre a quattro su una scala da uno a sei, affermando che nessuna zona del mondo è al sicuro dal rischio di epidemia. Tuttavia l’Oms precisa che l’epidemia non è inevitabile e che il rischio di contagio può diminuire in ogni momento.

FONTE: LE MONDE


L’Ossezia nuovo teatro della guerra fredda?

Agosto 27, 2008

“L’Ossezia è come il Kosovo”. In questa frase del presidente russo Medvedev si può riassumere una chiave interpretativa del conflitto georgiano. Stavolta però i ruoli si sono invertiti. Allora fu la Russia ad opporsi alla dichiarazione unilaterale di indipendenza della provincia serba a maggioranza albanese, sostenuta dalle diplomazie occidentali. Ora Mosca contrattacca allo stesso modo riconoscendo unilateralmente le istanze indipendentiste di Ossezia del Sud e Abkhazia, le province filorusse che intendono separarsi dalla Georgia. La condanna della preda di posizione di Medvedev giunge in coro da USA, Gran Bretagna e Unione Europea ( quest’ultima si era ritagliata nella vicenda un ambiguo ruolo di mediazione. Siamo in una fase di transizione: bisognerà attendere l’esito delle elezioni americane per capire meglio gli esiti di questa crisi. A rimetterci sono per ora soprattutto le popolazioni di questa regione del Caucaso, travolta dalla guerra iniziata il 7 agosto. Il presidente ucraino Yuschenko non ha nascosto il timore che la politica aggressiva della Russia possa coinvolgere il suo paese. E mentre anche la Moldova non dorme sogni tranquilli il ministro degli esteri inglese Miliband è stato chiaro: quella della Russia è “un aggressione” contro cui serve un deciso impegno “in difesa del diritto internazionale”


Turchia. La Corte Costituzionale salva Erdogan

Luglio 30, 2008

La Corte Costituzionale turca ha respinto l’istanza di chiusura del partito Akp che pero’ si vedra’ decurtati della meta’ i fondi pubblici. Secondo il presidente della Corte Kasim Kilic le sanzioni finanziarie imposte al partito sono un “serio avvertimento” Per decretare fuori legge il partito del primo ministro Erdogan, accusato di attentato alla laicità dello Stato, sarebbero stati necessari i voti di sette giudici. Il verdetto invece è stato di sei voti favorevoli alla chiusura contro cinque contrari. Il tentativo del partito AKP ( creatosi sette anni fa dall’unione di moderati e modernisti di un partito filo islamico precedentemente messo fuori legge) consentire che venisse indossato il velo nelle università aveva suscitato molte controversie. Lo scorso mese la Corte aveva dichiarato che rimuovere il divieto di indossare il velo violava i principi secolari del paese. Dagli anni sessanta oltre venti partiti sono stati messi fuori legge dalla Corte perchè costituivano una minaccia ai principi secolari della Turchia.


le incognite per il futuro dell’Europa dopo il no irlandese al Trattato di Lisbona

Giugno 16, 2008

Dopo il no dell’Irlanda al Trattato di Lisbona è lecito porsi delle domande. L’idea di un’Europa politica e non solo commerciale può essere ancora realizzata o è solo un’utopia? è giusto che per approvare decisioni così importanti come quella del futuro trattato fondamentale dell’Unione ricorrere al criterio dell’unanimità che dà sostanzialmente a qualsiasi stato un diritto di veto? Non sarebbe meglio una chiarificatrice resa dei conti tra i governi? che consisterebbe nel porre un’alternativa secca….Chi è per l’Europa politica accetta una limitazione della propria sovranità e chi non se la sente se ne stia ai margini e non intralci la volontà di chi è favorevole. Ma per fare questo occorre coraggio . Una qualità che al mondo di oggi è sempre più merce rara tra i nostri politicanti europei….

AGGIORNAMENTO DEL 17 GIUGNO 2008: I 27 ministri degli esteri si sono accordati per non
modificare il Trattato di Lisbona, nonostante il rifiuto
espresso nel referendum irlandese. Mentre gli irlandesi
analizzeranno il loro voto, il processo di ratificazione
proseguirà negli otto paesi che ancora non l’hanno firmato.


L’onda conservatrice invade la Gran Bretagna

Maggio 3, 2008

Si tratta più di una vittoria dei tories o di una sconfitta del labour? Difficile scindere la fine dell’era Blair e la popolarità in crollo verticale del successore Gordon Brown dall’ascesa pare irresistibile del nuovo leader conservatore Cameron e dire da dove sia partita questo cambio di rotta delle simptie dell’opinione pubblica britannica. Stà di fatto che i numeri parlano chiaro e testimoniano il trionfo dei conservatori che acquisiscono il triplo della amministrazioni dei laburisti ivi compresa la roccaforte londinese. Si tratta della prima significativa vittoria conservatrice dal 1992. E il neo sindaco di londra Boris Johnsonn è il primo esponente conservatore ad acquisire un significativo posto di potere dalla sconfitta di John Major nel 1997: Concluso lo splendido decennio blairiano ecco arrivare l’interregno Brown che dopo aver fatto carte false per sfrattare il suo compagno di partito sembra già in procinto d9o fare le valigie tanto che si parla della possibilità di un imminente ruolo alle urne anche per il rinnovo della House of Commons. Una lezione di buone etichetta istituzionale i due contendenti alla City Hall non mancano di darla a noi italiani: Johnsonn ha riconosciuto al sindaco uscente Ken Livingstone di essere stato un servitore delle istituzioni cittadine, il quale si è detto disposto ad aiutarlo e cercando di venire in soccorso di Gordon Brown si è preso l’intera responsabilità della sconfitta. Sappiamo che tutto ciò nasconde un elemento di sottile ipocrisia perché Brown sembra aver fatto il suo tempo e perché nel Labour si spera che Johnsonn sia un disastro in modo da provare a trascinare nella polvere anche David Cameron. Tuttavia di fronte alle finte e inconcludenti baruffe del teatrino italiano anche a me che non sono certo un estimatore del politically correct questo aplomb British sembra un paradiso perché non è solo di facciata ma trasuda consapevolezza dell’importanza di rispettare le istituzioni e gli uomini che le incarnano. Non per nulla Rudyard Kipling amava fare questo confronto tra russi e italini: Un italiano: un bel tipo; due italiani: un litigio, tre italiani: tre partiti politici. Un inglese: un fesso; due inglesi: due fessi; tre inglesi: un popolo.


La paura ( degli italiani) e la speranza (di Tremonti)

Marzo 18, 2008

Non ho ancora letto il libro di Tremonti “La paura e la speranza” ma devo dire che alcuni concetti da lui espressi nella puntata di otto e mezzo in cui era ospite hanno destato il mio interesse. Condivido alcune perplessità del’ex ministro dell’Economia sulla globalizzazione e sui suoi effetti: l’eccesso peso acquisito dalla finanza che ha creato una ricchezza solo virtuale e i cui effetti negativi ( a partire dalla crisi dei mutui americani) verano pagati dai soggetti più deboli, la concorrenza sleale cinese di fronte alla quale è richiesta una decisa presa di posizione politica poichè non sono sufficenti ad affrontarla i soli sistemi metodi economici, il rischio per l’Europa di divenire terreno di colonizzazione se non assumerà opportune contromisure; il fatto che tra le soluzioni Tremonti proponga la reintroduzione del protezionismo nei confronti di chi fà dumping sociale non mi trova contrario in assoluto e credo che sia sbagliato opporsi ad essa in base a un dogmatico liberismo sia sbagliato. Detto questo Tremonti dice di non aver scritto quel libro pensando all’Italia ma all’Europa. In realtà però sembra mettere le mani avanti quando sostiene che essendo la crisi globale, essa non può avere una soluzione locale. Una confessione di impotenza inquietante e tanto più grave per chi si candida ad avere responsabilità di governo.La domanda sorge spontanea: poichè ammette di non poter fare nulla a livello italiano per affrontare la crisi Tremonti cosa farà mai quando ritornerà a guidare il ministero dell’economia?


Zapatero vince in Spagna: laicità e buongoverno con qualche ombra

Marzo 10, 2008

la vittoria ampia ma non così netta di Zapatero alle politiche spagnole richiede un’analisi che vada oltre i trionfalismi o lecritiche di parte. Anzitutto và ricordato a chi attribuisce la crescita di quel paese solo all’ultimo governo che il rilancio economico della Spagna era stato già cominciato da Aznar e Zapatero si è mantenuto sulla stessa linea di politica economica volta a favorire lo sviluppo attraverso una riduzione della crescita. In questo senso vanno visti i tagli alle aliquote più alte e l’introduzione di juna tassazione più leggere sopratutto per le imprese ( esattamante il contrario di quanto una certa sinistra massimalista italiana che pur elogia il leader socialista và perdicando da anni). Da questo punto di vista la Spagna stà vivendo una crescita che presenta parallelismi con l’Italia degli anni 50-60: grandi investimenti per modernizzare le città principali e ruolo trainante di un settore come l’edilizio, anche se anche nelle telecomunicazioni il paese si stà muovendo. L’economia non ha più i tassi di crescita del 3,5% di qualche anno fà ma si mantiene su un 2% ben al di sopra delle misere previsioni italiane che parlano di uno 0, 5% per il 2008
Dall’esempio spagnolo nascono due importanti lezioni per l’Italia; anzitutto riguardo la laicità e come perseguirla. Zapatero è stato criticato fortemente dalla chiesa locale per le sue leggi a favore dei matrimoni omosessuali. Al di là del giudizio di valore su quelle disposizioni su cui si può discutere è molto importante il fatto che nonostante la Chiesa abbia fatto grandi manifestazioni di piazza a favore della famiglia tradizionale l’opinione pubblica della cattolicissima Spagna non si sia fatta influenzare dalle pressioni religiose . Da una parte si è affermato il diritto della Chiesa di dire la sua parola su questi temi, dall’altra c’è stata la prova di maturità complessiva dell’elettorato spagnolo. E anche in Italia l’attenzione dovrebbe focalizzarsi non tanto sulle ingerenze ( presunte o reali ) della Chiesa ma piuttosto su come i politici si aprrocciano al tema della laicità e sull’opportunità di promuovere tale attegiamento laico fatto di razionalità senza isterismi presso la nostra opinione pubblica. Da questo punto di vista la Spagna si è dimostrata più civile dell’Italia non solo per i risultati ma anche per come li ha raggiunti.
La seconda lezione è più prettamente politica e consiste in una decisa propensione verso il bipolarismo: Leggi il seguito di questo post »


RUSSIA: CON IL DELFINO DI PUTIN NULLA CAMBIA ALL’OMBRA DEL CREMLINO

Marzo 7, 2008

La vittoria plebiscitaria di Medvedev alle presidenziali russe ( con oltre il 70% dei consensi) avviene nel segno del predecessore Vladmir Putin che non potendo ricandidarsi per un terzo mandato come previsto dalla costituzione, ha spianato la strada al suo delfino da cui in cambio con ogni probabilità riceverà la nomina a primo ministro. Secondo molti osservatori il potere reale continuerà a rimanerere nelle mani di Putin e lo stesso Medvedev pur precisando che il presidente russo ha il suo ufficio al Cremlino e non alla Casa Bianca ( sede del primo ministro) ha confermato che la sua ” presidenza sarà una diretta continuazione” di quella di Putin. A conferma di questa continuità anche il fatto che nonostante cambino i presidenti, aleggiano sempre i dubbi sulla regolarità delle elezioni: i suoi avversari, in primis il leader nazionalista Zhirinovsky, sostengono l’esistenza di massicci brogli. E anche gli osservatori del Consiglio d’Europa, unica missione del continente ad aver monitorato il voto russo, definiscono voto «sotto il potenziale democratico. Un voto che complessivamente «riflette la volontà dei cittadini», ma che non può essere dichiarato «giusto e libero», anche a causa di difficoltà per la registrazione dei candidati e per il loro accesso paritario ai media.

Secondo la costituzione della Russia, la presidenza è di gran lunga l’istituzione più potente dello stato russo. Oltre a essere il capo di stato, il presidente è responsabile dello stabilire la politica governativa. Egli può porre il veto sulle leggi approvate dal parlamento che ha bisogno della maggioranza dei due terzi in ambo le camere per superare l’opposizione del presidente. Il presidente sceglie il primo ministroma se il parlamento rifiuta la sua scelta, egli non può insistere sul suo candidato. Il presidente nomina anche i capi dei governi regionali della Russia


L’INDIPENDENZA DEL KOSOVO : PASTICCIO DIPLOMATICO E CATTIVA MEMORIA ITALIANA

Febbraio 23, 2008

l’autoproclamata indipendenza del Kosovo e il riconoscimento effettuato dagli Stati Uniti e dagli Stati Uniti rischiano di creare una crisi internazionale destinata a prolungarsi per parecchio tempo. Legittimare un’atto unilaterale come quello compiuto dal parlamento kosovaro nella speranza così di risolvere una crisi che si trascina da anni è una grave impurdenza diplomatica La Serbia non accetterà mai di perdere il Kosovo che considera, e non a torto, parte integrante della propria storia ( vedi questo post sulla storia del Kosovo). A sostenerne le pretese nazionalistiche la Russia che in nome del panslavismo e della comune identità ortodossa metterà a disposizione la propria potenza politica, militare ed energetica contro l’eventuale creazione di unostato a maggioranza musulmana nei Balcani. E proprio l’Italia che dipende dal gas russo avrebbe dovuto assumere un’atteggiamento molto più più prudente, evitando passi diplomatici che appaiono perlomeno precipitosi. Ma c’è un’altra ragione di tipo storico che avrebbe consigliato un ben diverso contegno da parte della nostra diplomazia. Gli italiani al tempo del fascismo usarono lo stato fantoccio dell’Albania per penetrare bel Kosovo dove compirono massacri ai danni dell’elemento serbo ( sino allora maggioritario nel Kosovo) ,costringendo quasi 100000 serbi a fuggire dalle loro case, e importando coloni di nazionalità albanese. la colonizzazione albanese del Kosovo l’abbiamo promossa anche noi italiani e i serbi non l’hanno certo dimenticato.