La Libia celebra oggi i quarant’anni al potere del
colonnello Muammar Gheddafi. Per l’occasione sarà
proiettato un video che esalta il colonnello come eroe
nazionale e paladino del mondo arabo e si conclude con
l’arrivo di Abdul Baset Ali al Megrahi a Tripoli in un
bagno di folla. Il video rischia di creare nuove tensioni
con Gran Bretagna e Stati Uniti che hanno condannato il
rilascio al-Megrari, detenuto in un carcere scozzese per
l’attentato di Lockerbie del 1988, e criticato
l’accoglienza trionfale che ha ricevuto in Libia. L’unico
capo di stato europeo presente alle celebrazioni di oggi
sarà il presidente della Repubblica di Malta, gli altri
invieranno delle delegazioni ufficiali. È previsto inoltre
l’arrivo di numerosi leader africani e del presidente
venezuelano Hugo Chávez
la Libia celebra i quarant’anni di potere di Gheddafi
settembre 1, 2009Myanmar: Aung San Suu kyi condannata a diciotto mesi di carcere. Il regime la esclude dalle elezioni
agosto 11, 2009Un tribunale del Myanmar ha condannato oggi la leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi a 18 mesi di reclusione, con una sentenza che ha scatenato le critiche dei paesi stranieri e le impedirà di partecipare alle elezioni politiche dell’anno prossimo. La corte ha condannato Suu Kyi a tre anni di carcere per aver violato la legge sulla sicurezza interna, ma la pena è stata immediatamente ridotta a 18 mesi su ordine della giunta militare, che ha anche stabilito che la donna potrà scontarla nella sua casa di Yangon. La Casa Bianca ha duramente criticato la sentenza, sostenendo che Suu Kyi non avrebbe dovuto essere processata né condannata. Il ministro dell’Interno del Myanmar, il generale Muang Oo, ha detto che è stato tenuto in considerazione il fatto che Suu Kyi è la figlia di Aung San, eroe dell’indipendenza del Myanmar, così come “la necessità di preservare la pace e la tranquillità della comunità e di prevenire eventuali deviazioni dalla ‘road map’ verso la democrazia”. Il riferimento è al progetto della giunta di una transizione verso la democrazia, che culminerà nelle elezioni dell’anno prossimo, aperte a più partiti. L’intervento di Muang Oo è apparso in contraddizione con le ripetute dichiarazioni della giunta, secondo la quale il sistema giudiziario del paese è indipendente. CONDANNA INTERNAZIONALE Secondo i critici, il caso è stato fabbricato ad arte dai militari per tenere fuori dalla circolazione la carismatica Suu Kyi in vista delle elezioni. Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha condannato la sentenza e in una nota ha sollecitato il governo del Myanmar “a rilasciare immediatamente e senza condizioni” il premio Nobel e a “impegnarsi subito con lei che è un partner essenziale nel processo di dialogo e riconciliazione nazionale”
Iran: i Guardiani ammettono brogli. Ma le elezioni non si ripetono
giugno 22, 2009Le autorità iraniane hanno ammesso che in cinquanta città
il numero dei voti è stato maggiore del numero degli
elettori registrati. Ma il Consiglio dei guardiani ha
affermato che queste discrepanze, che riguardano tre
milioni di voti, non non modificano il risultato elettorale
e non violano la legge iraniana, perché è normale che le
persone votino in zone diverse da quelle in cui sono state
registrate. Gli scontri avvenuti negli ultimi giorni a
Teheran e in altre città del paese hanno causato diversi
morti e feriti. Il numero delle vittime non è chiaro,
perché i giornalisti stranieri sono stati rimpatriati o
tenuti lontani dalle strade. La televisione di stato parla
di dieci morti, mentre secondo la radio sono almeno
diciannove. Circa cinquecento persone sono state
arrestate.
La svolta nello Zimbabwe: Tsvangirai primo ministro
febbraio 14, 2009(AGI/AFP/REUTERS) – Harare, 11 feb. – Il leader dell’opposizione, Morgan Tsvangirai, ha prestato giuramento come primo ministro del nuovo governo di unita’ nazionale, di cui fa parte anche il presidente Robert Mugabe. L’insediamento del leader Movimento democratico per il cambiamento (Mdc) segna una svolta in un decennio di lotte per cacciare l’uomo forte di Harare. Mugabe, da parte sua, ha invitato a “costruire su questa unita’” per fare la pace e ha promesso al suo ex rivale “una calorosa cooperazione al servizio” del Paese.
Tsvangirai ha giurato nelle mani di Mugabe nel corso di una cerimonia nella residenza presidenziale a cui hanno assistito il presidente sudafricano Thabo Mbeki, quello mozambicano Armando Guebuza e il re swazi Mswati III. “Posso assicurarvi che questa era l’unica strada praticabile e che io e il mio partito la percoerreremo con il massimo impegno”, ha dichiarato il neopremier, che ha indicato nella crisi economica la sua priorita’. La decisione del 56enne leader dell’opposizione di entrare nell’esecutivo di unita’ nazionale ha innescato un acceso dibattito nel suo stesso partito, che aveva boicottato il ballottaggio per le presidenziali dopo le violenze e le intimidazioni seguite al successo di Tsvangirai al primo turno.
In un comunicato l’Ue ha definito il giuramento di Tsvangirai “un passo importante verso un governo democratico nel Paese” e ha espresso l’auspicio che la nascita del nuovo esecutivo “porti all’immediata cessazione delle violenze e delle intimidazioni politiche”. Per ora non si fa cenno a un allentamento delle sanzioni, inasprite dai Ventisette a gennaio, ma l’Ue si e’ detta pronta a “sostenere la ripresa economica e sociale del Paese quando il nuovo governo dimostrera’ segni tangibili di rispetto per i diritti umani e lo stato di diritto, e una stabilizzazione macroeconomica”. Per il ministro degli Esteri britannico, David Miliband, Tsvangirai e’ atteso da “una formidabile sfida per portare legittimita’ al governo dello Zimbabwe”.
Cauti anche gli Usa, che vogliono prove “di buon governo e di una reale condivisione del potere” prima di rivedere le sanzioni.
Lo Zimbabwe e’ alle prese con una grave crisi economica e con un’emergenza alimentare a cui si aggiunge quella sanitaria causata di un’epidemia di colera che ha gia’ coinvolto 70mila persone. Ma gli investitori stranieri e i donatori occidentali chiedono riforme economiche e la fine delle nazionalizzazioni prima di tornare nel Paese.
Tra repressione e colera, Mugabe mette in ginocchio lo Zimbabwe
dicembre 29, 2008
Robert Mugabe tiene in ginocchio lo Zimbabwe. Il dittatore africano dopo aver deciso di non scendere più a patti con il leader dell’opposizione Tsvangirai, intende passare oltre anche alla crisi derivante dall’epidemia di colera che ha causato oltre 1500 morti. Come? Negando che ci sia nel paese un’emergenza sanitaria e affermando che il colera è stato sconfitto dalle sue politiche. Nonostante Stati Uniti, Gran Bretagna e diversi leader africani gli abbiano chiesto di farsi da parte, Mugabe non vuol sentire ragioni e anzi in maniera sprezzante afferma che tali richieste sono stupide e insensate “perchè il destino dello Zimbabwe è in mano ai suoi abitanti”. Mugabe può ostentare tanta sicurezza anche perchè l’Unione Africana è divisa sul suo destino: un gruppo di Stati capeggiato dal Sudafrica continuaa ritenere che una condivisione del potere con gli oppositori sia ancora possibile e sia la soluzione più auspicabile. In merito a queste posizioni il premio Nobel per la pace, l’arcivescovo Desmond Tutu ha accusato proprio il SudAfrica di non aver fatto nulla per cacciare Mugabe e risolvere i problemi dello Zimbabwe
Il regime birmano annuncia la liberazione di migliaia di prigionieri
settembre 23, 2008La giunta militare al potere in Birmania ha annunciato
martedì la liberazione di più di novemila prigionieri.
Fonti ufficiali hanno dichiarato che non è esclusa la
presenza di prigionieri politici, a cui potrebbe essere
concesso di partecipare alle elezioni previste per il 2010.
Il giornalista Win Tin, membro del partito d’opposizione
Lega nazionale per la democrazia (Lnd), arrestato nel 1989,
potrebbe essere tra i detenuti liberati. Nessuna liberazione
è prevista, invece, per la leader dell’Lnd, Aung San Suu
Kyi, agli arresti domiciliari da diciannove anni.
Mugabe vince le elezioni farsa nello Zimbabwe
giugno 30, 2008
Dunque Mugabe ha vinto con oltre due milioni di scarto le elezioni farsa per la presidenza dello Zimbabwe dopo che il suo oppositore Tsvangirai si era ritirato a causa delle violenze e minacce subite dai suoi sostenitori. ONU e Unione Africana non fanno che certificare ciò che era evidente a tutti: l’illegittimità del risultato elettorale. Lo Zimbabwe è un paese al collasso economicamente ( l’inflazione è paragonabile a quella della Germania degli anni 20 e l’agricoltura, una volta fiore all’occhiello del c.d granaio d’Africa è scomparsa) e politicamente. Vedremo se la comunità internazionale sarà in grado di andare oltre l belle parole di principio e mettere in atto misure realmente efficace per indurre a più miti consigli un dittatore che è al potere ininterrottamente dal 1980 l’anno dell’indipendenza dalla Gran Bretagna
Lo Zimbabwe perde la speranza della democrazia dopo il ritiro di Tsvangirai
giugno 23, 2008
Il candidato dell’opposizione alle presidenziali dello Zimbabwe, Morgan Tsvangirai ha annunciato il suo ritiro dal secondo turno delle elezioni previste per il 27 giugno a causa delle violenza subite dai militanti del suo partito, il Movimento democratico per il cambiamento (Mdc) e operate da sostenitori dell’attuale presidente Robert Mugabe. Tsvangirai si era aggiudicato il primo turno del 29 marzo con il 47% dei voti, nonostante anche in quella occasione gli aderenti il partito di Mugabe (Zanu-Pf) avessero cercato di alterare il risultato del voto. Già allora il Mdc aveva lamentato l’esistenza di elettori fantasma: infatti sarebbero risultati iscritti al voto persone morte o nomi di persone registrati con indirizzi dove non vi erano edifici. Nella stesa occasione si erano svolte le elezioni parlamentari e anche in quel caso il partito di Mugabe aveva perso la maggioranza ad opera del Mdc ( 97 seggi contro 99 a favore di quest’ultimo). Da allora i sostenitori di Mugabe avrebbe cominciato a porre in atto una serie di violenze il cui bilancio sarebbe di 86 membri del Mdc uccisi e 200000 sfollati a causa dell’incendio delle loro case. A rendere de tutto irregolare il clima pre elettorale si aggiungono gli arresti di altri membri dell’Mdc, a cui veniva proibito di presentare i propri spot nella Tv di Stato nonché la gestione della macchina elettorale affidata ai partigiani di Mugabe.
Tsvangirai spera con questo gesto di porre la situazione dello Zimbabwe all’attenzione della comunità internazionale e in particolare dei paesi vicini come il Sudafrica. Gli Stati Uniti hanno proposto di rimettere la questione al vaglio del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
All’origine del caos sociale e politico dello Zimbabwe in questi ultimi anni vi è anche la redistribuzione delle terre affidate da Mugabe ai generali a lui fedeli, i quali però non avevano mai preso un attrezzo agricolo in mano e una controversia con la Gan Bretagna relativa ai risarcimenti per il passato coloniale ma che Blair non vuole più pagare dopo che la ridistribuzione ha penalizzato gli ex proprietari terrieri bianchi di origine anglosassone.
Aggiornamento: Il leader dell’opposizione dello Zimbabwe, Morgan Tsvangirai, si è rifugiato presso l’ambasciata olandese nella capitale Harare per sfuggire alle violenze dei seguaci di Mugabe. Secondo Bart Rijs, portavoce del ministero degli Esteri olandese, Tsvangirai era entrato già ieri sera nella rappresentanza diplomatica, dove ha trascorso la notte pur non avendo chiesto asilo politico. Tsvangirai si è anche detto disponibile a trattare con Mugabe qualora cessino le violenze.
24 giugno 08:Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha condannato in nottata le violenze in Zimbabwe dichiarando illegittime le elezioni di venerdi’ prossimo, 27 giugno, ma senza chiedere, come aveva fatto il segretario generale Ban Ki-moon, il rinvio delle consultazioni.
Il presidente Robert Mugabe accusa intanto Gran Bretagna, Stati Uniti e i loro alleati di mentire sulla situazione dello Zimbabwe per giustificare un intervento militare nel paese
Il Boicottagio delle olimpiadi di Pechino danneggia il Tibet
marzo 25, 2008
Di fronte alla brutale repressione del governo cinese ai danni dei manifestanti a favore di una maggiore libertà in Tibet è giusto indignarsi. Occorre però chiedersi quali siano gli strumenti giusti per fare pressione su Pechino affinché questa cominci a rispettare i diritti umani non solo dei tibetani ma anche degli altri cinesi dissidenti. Sono convinto che boicottare le prossime olimpiadi sia un grave errore. I giochi che si terranno questa estate a Pechino sono una grande occasione per i tibetani per dare visibilità alla loro condizione e alle loro proteste. Gli stessi avvenimenti di questi giorni non avrebbero avuto la stessa risonanza se non ci fosse stato a fare da catalizzatore il collegamento con l’imminente evento a cinque cerchi. Ridimensionare le olimpiadi avrebbe come conseguenza non solo il togliere ai tibetani un importante occasione per uscire dalla loro situazione di persecuzione silenziosa ma darebbe l’alibi al regime cinese per procedere a un ulteriore giro di vite nei confronti degli oppositori cui verrebbe facilmente imputata la responsabilità dell’eventuale insuccesso dei giochi. Dunque i tibetani diverrebbero un comodo capro espiatorio da dare in pasto al popolo cinese, rafforzando così all’interno il potere comunista e producendo così un risultato contrario rispetto a quanto preventivato dai sostenitori del boicottaggio contrario a ciò che si proponeva. E non è un caso che proprio il Dalai Lama a invitare a non scegliere la soluzione del boicottaggio per manifestare solidarietà al popolo tibetano. Intendiamoci però: qualora Pechino non si mostri nei prossimi mesi alcuna volontà di venire incontro alle esigenze del Tibet, solo allora sarebbe opportuno usare la minaccia della diserzione in massa dalle olimpiadi come misura ultima per far venire i comunisti cinesi a più miti consigli. Ma ricorrervi subito rischia di fare apparire spuntata quest’arma di pressione nel momento in cui la sua efficacia sarerbbe massima e cioè a poche settimane dall’inizio dei giochi. Fino ad allora si proceda con manifstazioni di protesta volte a sensibilizzarre l’opinione pubblica mondiale come quella compiuta dagli attivisti di Reporters Sans Frontieres in occasione dell’accessione della torcia a Olimpia
Myanmar (Birmania): le diplomazie mondiali assistono indifferenti ai massacri
settembre 28, 2007
decine di morti tra i i manifestanti, caccia ai reporter occidentali per impedirli di raccontare ciò che stà accadendo ( un cronosta giapponese è stato ucciso), retate notturne della polizia nei monesteri buddisti per punire i monaci che guidano da giorni la protesta. In Myanmar il governo più brutale e corrotto del pianeta resta in piedi grazie alla protezione della Cina (tienanmen insegna..) e l’Onu ovviamente il virtù del vedto di Pechino non può che limitarsi ad improduttive dichiarazioni di condanna. Solo la protesta dell’opinione pubblica mondiale sembra poter scuotere l’apatia delle cancellerie mondiali.
Pubblicato da umanesimo 


