Agosto 24, 2009
Più di 200 persone saranno processate con l’accusa di essere coinvolte nei disordini che hanno colpito la regione occidentale dello Xinjiang il mese scorso. Lo rende noto il quotidiano China Daily attraverso una fonte anonima della polizia che ha dichiarato che sono già state predisposte ingenti misure di sicurezza nella capitale Urumqi, dove questa settimana cominceranno i processi. Le accuse comprendono atti di vandalismo contro beni pubblici, incendi, furti, omicidi e istigazione delle folle a provocare danni corporali. Gli investigatori hanno dichiarato di aver in mano più di tremila prove contro gli imputati. Negli scontri tra uiguri e cinesi di etnia han cominciati il 5 luglio sono morte 197 persone e ci sono stati oltre 1.600 feriti.
fonte: New York Times
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Agosto 12, 2009
Rio Tinto ha rubato segreti industriali alla Cina per 6 anni. E’ l’accusa mossa dalle autorita’ di Pechino contro il gruppo anglo-australiano. E’ quanto riferisce un sito governativo cinese, citato dall’agenzia Bloomberg. Secondo la Cina, con le informazioni ottenute Rio Tinto e’ riuscita a guadagnare illecitamente 700 miliardi di yuan (102 miliardi di dollari) in piu’ sulle tariffe dei minerali ferrosi venduti alla Cina per produrre acciaio.
PECHINO (Reuters) – L’Australia ha detto oggi che le accuse nei confronti di quattro dipendenti del colosso minerario anglo-australiano Rio Tinto sono state ridimensionate dopo che la procura di Shanghai ne ha convalidato l’arresto, depennando quella di violazione di segreti di stato.
L’arresto dell’australiano Stern Hu e dei suoi tre colleghi cinesi solo per la presunta violazione di segreti commerciali e corruzione potrebbe aprire la strada alla risoluzione delle tensioni con l’Australia, mentre continuano i negoziati sui prezzi dei minerali ferrosi tra Cina, Rio Tinto e le altre multinazionali del settore.
Le accuse di presunti crimini commerciali “indicano che il caso si sta allontanando dall’area ’segreti di stato’ “, ha detto oggi il ministro degli Esteri australiano Stephen Smith in una nota, aggiugendo che “le possibili pene per questi articoli [sui crimini commerciali] sono meno severe”.
Se giudicati colpevoli, gli accusati rischiano fino a tre anni di carcere, o sette se le circostanze sono “particolarmente gravi”.
Hu e gli altri tre dipendenti di Rio Tinto – Liu Caikui, Ge Minqiang e Wang Yong – sono in carcere dal 5 luglio.
Per la legge cinese, l’arresto non equivale al rinvio a giudizio. Le autorità – spiega Mo Shaoping, noto avvocato penalista di Pechino – possono continuare a indagare, e la decisione sul rinvio a giudizio sarà presa successivamente.
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Agosto 25, 2008
Il movimento olimpico è nato per far incontrare attraverso lo sport persone, culture e popoli diversi. Oramai però il tanto celebrato spirito che dovrebbe diffonderne gli obiettivi è andato in pensione, ed è rimasta un espressione retorica al servizio dello show business. Ma ancora più grave è che tal retorica serva per relativizzare il valore del rispetto dei diritti umani, fino ad arrivare al punto di dare legittimazione a regimi autoritari che fanno della violazione di tali diritti un loro tratto distintivo. L’ipocrisia olimpica ha raggiunto il suo apice nei giochi di Pechinoe ha avuto nel presidente del CIO Jacques Rogge il suo convinto assertore. Il Comitato olimpico internazionale non solo negli anni precedenti non ha fatto nulla per stimolare il regime cinese ad aprirsi al rispetto dei diritti umani, ma attraverso Rogge ha candidamente ammesso che questo tema non è di propria competenza. L’unico imperativo rimaneva il rispetto delle leggi cinesi. Peccato che tali leggi consentano la tortura e l’imprigionamento dei dissidenti politici.

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Agosto 3, 2008
Pechino a pochi giorni dall’inizio dei giochi Olimpici si rifà il trucco: la censura ha sbloccato alcuni siti internet finora non visibili in Cina e come ci testimonia l’inviato di Repubblica Federico Rampini sulla capitale cinese splende un cielo azzurro senza lo smog tanto temuto dagli atleti. Ma l’apparenza non deve ingannare: il problema della libertà di opinione in Cina non è certo eliminato come evidenzia la denuncia di Amnesty International secondo cui il sito Internet dell’organizzazione per i diritti umani e alcuni altri (tra cui quelli di Human Rights Watch, di Radio Free Asia e del servizio in lingua cinese della Bbc) sono accessibili solo dal centro stampa olimpico e in altre parti di Pechino. Quanto al problema inquinamento la scomparsa dello smog è dovuto alle misure prese dalle autorità ( introduzione della circolazione a targhe alterne per le auto,chiusura temporanea delle fabbriche più inquinanti) o dalle condizioni ambientali favorevoli?( a Pachino ha soffiato un forte vento e ci sono stati due acquazzoni che hanno pulito l’aria)

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Giugno 11, 2008
I capi dei partiti al potere di Cina e Taiwan si incontrano. È la prima volta che ciò accade dal 1949 quando i due paesi si separarono al termine della sanguinosa guerra civile, tra comunisti e nazionalisti; Pechino ha sempre ritenuto Taiwan parte integrante del suo territorio. Questo non significa che la crisi sia sul punto di essere risolta: tra il presidente cinese e segretario del Partito comunista Hu Jintao e il il presidente del Kuomintang(Partito Nazionalista) Wu Poh-hsiung si sono evitate le questioni prettamente politiche. L’oggetto dell’incontro è incentrato su argomenti economici in primo luogo sulla possibilità di aprire una linea aerea diretta tra i due paesi per favorire lo spostamento di turisti e uomini d’affari.
P.S: per essere precisi lo stesso Hu Jintao veva ricevuto nel 2005 il presidente Lian Chen del Kuomintang, il quale però allora era all’opposizione.
Ecco cosa ne pensa in un’intervista per Radio Vaticana Fernando Mezzetti, esperto di politica cinese:
R. – La prima cosa che mi viene in mente è quando nel 1972 Nixon fece lo storico viaggio in Cina ed ebbe un incontro con Mao. Per sgelare l’atmosfera, disse Nixon al “Timoniere”: “Chissà cosa pensa Chiang Kai-shek di questo nostro incontro?”. E Mao, sornione, rispose: “Guardi che ci sono molte più cose in comune tra noi e Chiang Kai-shek che tra voi e Chiang Kai-shek!”. Questo per dire che, la storia del Partito comunista cinese e del Partito nazionalista si è intrecciata spesso. Ci sono state lotte tra di loro e ci sono state anche momenti di collaborazione. In questo momento, la Cina tende la mano a questo Partito nazionalista che per lungo tempo è stato suo nemico, perché si calmino le aspirazioni indipendentiste di Taiwan.
D. – Bisogna dire che, appena eletto, il neo-presidente di Taiwan ha immediatamente teso la mano a Pechino per riaprire il dialogo. Persistono però dei punti di non incontro tra le due parti. Quali sono, in particolare?
R. – Il punto di non incontro è che Taiwan non accetta l’unificazione con la Cina continentale, ha offerto varie soluzioni, tra cui fondamentalmente rimane quella offerta a Hong Kong: un Paese, due sistemi. Di questa offerta, i nazionalisti di Taiwan non si fidano: né gli indipendentisti, né quelli del Partito nazionalista. Però, è ben vero che il neo-presidente ha subito teso la mano offrendo di incrementare scambi di visitatori, collegamenti aerei regolari e non dimentichiamo che Taiwan, in termini economici, ha già fortissimi legami con la Cina che si sono sviluppati pur nel quadro di tensione politica quando c’era il precedente presidente che puntava all’indipendentismo. Leggi il seguito di questo post »
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Marzo 25, 2008

Di fronte alla brutale repressione del governo cinese ai danni dei manifestanti a favore di una maggiore libertà in Tibet è giusto indignarsi. Occorre però chiedersi quali siano gli strumenti giusti per fare pressione su Pechino affinché questa cominci a rispettare i diritti umani non solo dei tibetani ma anche degli altri cinesi dissidenti. Sono convinto che boicottare le prossime olimpiadi sia un grave errore. I giochi che si terranno questa estate a Pechino sono una grande occasione per i tibetani per dare visibilità alla loro condizione e alle loro proteste. Gli stessi avvenimenti di questi giorni non avrebbero avuto la stessa risonanza se non ci fosse stato a fare da catalizzatore il collegamento con l’imminente evento a cinque cerchi. Ridimensionare le olimpiadi avrebbe come conseguenza non solo il togliere ai tibetani un importante occasione per uscire dalla loro situazione di persecuzione silenziosa ma darebbe l’alibi al regime cinese per procedere a un ulteriore giro di vite nei confronti degli oppositori cui verrebbe facilmente imputata la responsabilità dell’eventuale insuccesso dei giochi. Dunque i tibetani diverrebbero un comodo capro espiatorio da dare in pasto al popolo cinese, rafforzando così all’interno il potere comunista e producendo così un risultato contrario rispetto a quanto preventivato dai sostenitori del boicottaggio contrario a ciò che si proponeva. E non è un caso che proprio il Dalai Lama a invitare a non scegliere la soluzione del boicottaggio per manifestare solidarietà al popolo tibetano. Intendiamoci però: qualora Pechino non si mostri nei prossimi mesi alcuna volontà di venire incontro alle esigenze del Tibet, solo allora sarebbe opportuno usare la minaccia della diserzione in massa dalle olimpiadi come misura ultima per far venire i comunisti cinesi a più miti consigli. Ma ricorrervi subito rischia di fare apparire spuntata quest’arma di pressione nel momento in cui la sua efficacia sarerbbe massima e cioè a poche settimane dall’inizio dei giochi. Fino ad allora si proceda con manifstazioni di protesta volte a sensibilizzarre l’opinione pubblica mondiale come quella compiuta dagli attivisti di Reporters Sans Frontieres in occasione dell’accessione della torcia a Olimpia

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