Al Circo Massimo Veltroni rassicura i suoi. Ma non insidia il Cavaliere

ottobre 26, 2008

La manifestazioni del Circo Massimo è stata utile al PD per ricompattarsi dopo un periodo difficile, ma personalmente ritengo fosse lecito attendersi di più sopratutto dal suo segretario. Veltroni nel suo discorso ha tenuto un tono molto incalzante nei confronti di Berlusconi e dell’azione di governo . Ma i contenuti mi sono apparsi tesi più a rassicurare la propria parte che a mettere in difficoltà l’avversario. Si è trattato di una orazione volta a riscaldare chi già la pensa come te piuttosto che a insediare dei dubbi negli elettori il cui consenso devi ancora conquistare. Vi sono stati troppi riferimenti ai presunti errori di Berlusconi e troppo pochi alle alternative da proporre in concreto. E in questa incapacità di trovare una sintesi tra atteggiamenti volti a rassicurare verso i propri fedeli e a proporsi già come potenziale uomo di governo Veltroni mi è parso cadere in contraddizione in alcune circostanze . Ha voluto distinguersi dal suo avversario per non voler pronunciare la parola “regime” ma ne ha sostanzialmente delineato i tratti quando ha parlato di un governo ossessionato dal potere e infastidito da tutto ciò che gli si oppone. Ha criticato un governo che nella recente crisi finanziaria a suo dire si è occupato troppo dei ricchi, ma ha elogiato le misure prese dall’Europa che non fanno altro che riflettere quelle prese ds Berlusconi.
Veltroni al Circo Massimo ha dato maggiore solidità al suo essere leader dell’opposizione, ma non riece a dare credibilità alla sua azione di alternativa di governo.


La monnezza di Napoli e l’uovo di Berlusconi

luglio 21, 2008

Berlusconi prese come primo impegno per il suo governo quello di togliere la spazzatura dalle strade di Napoli. Ebbene dopo poche settimane tale obiettivo è stato raggiunto e il capoluogo campano si presenta a cittadini e turisti in maniera decorosa. Naturalmente i detrattori del Cavaliere non perdono fiato e sostengono che si trattava di un obiettivo facilmente raggiungibile con un po’ di impegno. Impegno che però a quanto pare è mancato a chi l’ha preceduto. Come l’uovo di Colombo bastavano poche elementari decisioni per risolvere il problema. Vero: ma bisognava avere il coraggio di prenderle. C’è chi l’ha fatto e chi no. E anche su queste cose elementari ( ma basilari) si valuta un modo di governare.


Se la Guzzanti è la vera ideologa del centrosinistra….

luglio 9, 2008

Torna Berlusconi al governo e puntualmente si ridestano dal loro letargo i girotondini. Ed ecco spiegata la nuova manifestazione “No Cav” di piazza Navona organizzata da Di Pietro insieme a Flores D’Arcais direttore della rivista Micromega.

Il clou della serata è stata l’elegante mottetto che Sabina Guzzanti ha dedicato al ministro Mara Carfagna “L’osteria delle ministre”. L’intervento di Sabina Guzzanti comincia in rima. Stornella a braccio parafrasando una vecchia canzone romana: “Osteria delle ministre / paraponzi ponzi po / le ministre son maestre / paraponzi ponzi po / e se al letto son portento, figuriamoci in Parlamento / dammela a me Carfagna / pari oppportunità”

Non mi scandalizzo per niente per le espressioni volgari della Guzzanti. Quella della Guzzanti è la satira, e nella satira che è greve per natura ci può stare anche l’insulto. A me quei toni non piacciono ma è una mia opinione. E in ogni caso se gli interessati lo ritenessero opportuno potrebbero adire alle vie legali nei confronti degli insulti della Guzzanti.

Ciò che a me lascia parplesso è la confusione che regna prima di tutto su chi non fa satira e sta dalla parte della Guzzanti. La manifestazione ( giova ripeterlo) era organizzata dall’Italia dei valori il cui leader di Pietro si sta distinguendo più per i suoi trivialismi ( Berlusconi magnaccia) che per le proposte concrete. E qui entriamo già su un altro piano: quello del solleticare la pancia del popolo, atteggiamento che quando viene toccato da un politico non può che lasciarmi perplesso.
A quella stessa manifestazione hanno parlato Flores D’Arcais e Travaglio ( quest’ultimo autore di nn altro bel pezzo di satira stavolta involontaria con citazioni di Ellekappa e sopratutto del principe De Curtis) i quali hanno detto di aver condiviso in toto il messaggio della Guzzanti. Sarebbe interessante capire se essi intendono fare analisi politologiche ( D’Arcais) e giornalismo (Travaglio) sulla base di una filastrocca da osteria…..

Da ciò se ne deduce che chi ha il compito di fare analisi (D’Arcais), informazione ( Travaglio) e opposizione politica (Di Pietro) e e vorrebbe costruire un Italia alternativa a quella di Berlusconi ha come modello la satira della Guzzanti….. davvero una bella prospettiva per chi vota a sinistra.

p.s: comunque i girotondini hanno ragione quando dicono che Berlusconi è sopravvissuto nonostante se stesso grazie all’inerzia del centro sinistra quando stava al governo….. il problema è che loro rischiano di diventare gli involontari prosecutori di questa catena di favori concessi al Cavaliere :)


Il conflitto di interessi del Cavaliere e il possibile suicidio politico dell’opposizione

giugno 19, 2008

Ho già scritto in un altro articolo che non sarà certo il sottoscritto a difendere Berlusconi nel suo ennesimo tentativo di usare il suo ruolo pubblico per difendere i suoi interessi privati. Occorre però cercare di capire se l’atteggiamento adottato dall’opposizione in relazione al recente decreto bloccaprocessi e al tentativo di riproporre il Lodo Schifani sia quello giusto e sopratutto ssia quello conveniente in una strategia di lungo periodo. se nell’immediato Veltroni ha fatto bene a mio parre a battere i pugni, tuttavia il contestuale annuncio della fine del dialogo sulle riforme evidenzia il rischio che in futuro il PD torni a quella opposizione alla persona di Berlusconi visto come “il Male assoluto”, atteggiamento che si rivelerebbe inconcludente per almeno tre motivi:

1) un opposizione fatta non al governo ma a Berlusconi come persona è inutile: perchè a torto o a ragione all’elettorato dei guai giudiziari e non del Cavaliere non interessa nulla. Altrimenti non si spiega come questi sia riuscito in tre circostanze elettorali diverse a conquistare Palazzo Chigi
2) combattere una battaglia sulla persona di Berlusconi finisce per favorire quest’ultimo che ha mostrato più volte di sapersi esaltare proprio in questi casi nascondendo le sue carenze programmatiche dietro l’aura del campione del Saper fare, vittima della persecuzione della propaganda denigratoria della sinistra e della magistratura ad essa contigua.
3) una simile opposizione alla lunga non è costruttiva perchè finisce per essere carente nella proposizione di un’alternativa di governo. Se il PD dimentica che il suo compito principale non è far vedere quant’è cattivo Berlusconi ma incalzare sul programma la maggioranza, crea i presupposti per la sua ennesima sconfitta. E Veltroni darebbe ragione ai suoi detrattori che lo accusano di nascondere dietro un buonismo di maniera le vecchie tendenze della sinistra alla delegittimazione dell’avversario. Criticare le leggi ad personam di Berlusconi non impedisce di continuare con la maggioranza un dialogo per scrivere quelle leggi condivise necessarie non al PD o al PDL ma al progresso civile e politico del nostro paese.


Di Pietro, Veltroni e la demagogia giustizialista

maggio 14, 2008

Ero un estimatore di Antonio Di Pietro. Lo ero per gli indubbi meriti che gli attribuivo da magistrato nello scoperchiare il marciume della classe politica ai tempi dei Tangentopoli, per il suo parlare schietto a dispetto di chi ironizzava sulla sua difficoltà a padroneggiare la lingua italiana, per un certo senso pratico poco incline al politichese. Ora mi piace meno: quel suo ostentato riferirsi nei tempi recenti alla casta ( come se lui facesse parte dell’ordine dei francescani mendicanti) mi sa tanto di demagogico tentativo di cavalcare il vento dell’antipolitica. E poi ci sono le dichiarazioni di oggi alla Camera durante le dichiarazioni di fiducia al governo Berlusconi. L’attacco a Berlusconi e’ in particolare sulla giustizia: ‘Lei e’ sceso in politica per i suoi interessi personali e giudiziari. Lei vuole una giustizia forte con i deboli e debole con i forti. A suo uso e consumo. Lei e’ in conflitto di interessi con se stesso’. Giustizialismo e antiberlusconismo a brachetto. Inutile discutere la validità dei suoi argomenti perchè essi sono vecchi: Berlusconi ha risolto i suoi problemi giudiziari ( conta poco come li abbia risolti); quanto al conflitto di interessi occorre domandarsi perchè Di Pietro che è stato per due legislature al governo con il centrosinistra non abbia mostrato allora lo stesso ardore nell’affrontare il tema. Spera veramente che sarà Berlusconi adesso che è al potere ad affrontare la questione contro i suoi interessi? O forse mira a prendere qualche applauso in più da chi vede il Cavaliere come il diavolo? Inoltre quel che è peggio questi argomenti non interessano agli italiani in questo periodo di magre economiche. Di Pietro quando affronta il problema della giustizia ha in mente Berlusconi. I cittadini invece hanno in mente il problema della lunghezza dei processi, del fatto che per on concludere una causa cvile ci vuole una vita. Di Pietro dunque non rappresenta certo un problema per Berlusconi che non è mai stato così forte sul piano personale non avendo problemi con la giustizia e avendo risolto il suo conflitto di interessi. Rischia invece di diventarlo per il PD , traghettando su di sè gli umori antiberlusconiani e girotondini della sinistra radicale che Veltroni aveva cercato di sopire con la sua scelta di correre da solo e che ora sembrano presentarsi sotto le spoglie del partito dell’Italia dei Valori.


Il testamento politico (fiscale) di Visco

maggio 1, 2008

La decisione del viceministro Visco di pubblicare in rete le dichiarazioni dei redditi per il 2005 di tutti gli italiani è una sorta di testamento politico di questo governo. Di fronte all’alt del garante della privacy che sottolineava come il metodo di diffusione fosse in contrasto conil quadro normativo della materia il viceministro dell’economia si è giustificato dicendo di aver applicato la legge. Sono certo che Visco sia in perfetta buona fede ma è proprio questo il problema: è da questo tipo di approccio che si capisce perché il governo Prodi passerà alla storia come uno dei più impopolari della storia italiana. Negli altri paesi questo tipo di informazioni o non sono pubbliche come in Germania, o sono consultabili solo su liberatoria oppure sono resi noti solo i dati degli evasori: diffondere in maniera così capillare dati che dalla maggioranza delle persone vengono considerati delicati testimonia dell’incapacità di intuire che la questione ancor prima che sul piano legale va affrontata su quella del rapporto che lo Stato vuole creare con il cittadino . Ovverosia scegliere se mostrare la faccia inquisitoria e moralista del potere pubblico che vuole stanare il reietto evasore per metterlo alla pubblica gogna oppure sviluppare un clima di fiducia e collaborazione che parte dal presupposto sacrosanto che le tasse si devono pagare perchè con esse il cittadino gode dei necessari servizi di pubblica utilità . E a questo punto bisognerebbe domandarsi se il cittadino goda veramente di servizi in misura adeguata al carico fiscale sopportato. E ancora chiedersi perché il governo non abbia utilizzato le maggiori entrate derivanti dalla lotta all’evasione, per ridurre come promesso le tasse a chi già le pagava profumatamente invece di dilapidarne una parte nella redistribuzione di presunti tesoretti. E infine perché per rimettere in sesto i conti pubblici non abbia utilizzato a fianco della leva fiscale una politica di riduzione della spesa pubblica a partire dai mille sprechi e inefficienze che caratterizzano la pubblica amministrazione. Il dubbio legittimo è che non si volesse troppo scontentare quella parte di elettorato del pubblico impiego tradizionalmente legata al centrosinistra a danno invece del popolo delle partite IVA meno prossimale politicamente. Se Visco and company invece che crogiolarsi nelle loro certezze legalistiche si fossero posti per tempo questi e altri interrogativi forse qualche voto in più lo avrebbero preso….


L’animale da elezioni Berlusconi batte il cucciolo Veltroni

aprile 15, 2008

Le elezioni consegnano a Berlusconi quella vittoria di nove punti percentuali che solo lui sembrava prefigurare a dispetto delle previsioni meno ottimistiche di analisti e sondaggisti. Il Cavaliere non è certo un politico tradizionale ma dimostra ancora una volta di essere uno straordinario animale da campagna elettorale. Di cinque elezioni che lo hanno visto protagonistaSilvio ne ha persa solo una ( perché quella di due anni si concluse con un sostanziale pareggio) dimostrando in ogni occasione una impareggiabile capacità di tenere la scena destando speranze ( o illusioni a essere maligni) nell’elettorato italiano sempre alla ricerca di una soluzione miracolistica all’inevitabile resa dei conti con la modernità che questo paese sembra voler continuamente ritardare. Perché ancora una volta il Cavaliere ha solleticato la pancia dell’opinione pubblica con promesse demagogiche come quella dell’eliminazione del bollo auto. Berlusconi adesso perònon ha più scuse: ha una maggioranza ampia in ambo le Camere, ha la coalizione che lui ha voluto eliminando l’UDC e rafforzando il suo rapporto privilegiato con la Lega. Ora deve governare: se non ne sarà capace non potrà più prendersela con sinistra e alleati

Nel partito Democratico Veltroni esce inequivocabilmente sconfitto ma con l’onore delle armi. A Walter va il grande merito di avere attuato la rivoluzione della semplificazione del quadro politico con la decisione coraggiosa di correre senza la sinistra radicale. Senza quella scelta ci troveremo ancora oggi a commentare il solito panorama politico frammentato. E invece eccoci con la prospettiva fino a pochi mesi impensabile di soli 4-5 partiti in parlamento, come avviene d’altronde da tempo nelle maggiori democrazie mondiali. A fare le spese di questa novità più di tutti la Sinistra Arcobaleno che non ottiene alcuna rappresentanza in Parlamento pagando una politica masochistica che li vedeva scendere in piazza accanto a chi contestava i provvedimenti che loro stessi approvavano al governo. Ma anche Veltroni ha fatto i suoi errori: ha fatto una campagna puntando troppo sul modello americano di Obama visto evidentemente come lontano dall’elettorato, non è stato capace di far percepire alle persone l’elemento di novità della sua proposta anche perché l’ha annacquata con troppi riferimenti a Prodi e con il portarsi dietro molti esponenti di quella impopolare esperienza di governo. Avrà comunque tempo cinque anni per studiare da leader che aspira a governare un paese complesso come l’Italia.

Casini non emula la Sinistra Arcobaleno e almeno per ora si garantisce la sopravvivenza alla Camera. Nel quadro di sfoltimento delle formazioni politiche invece fanno una magra figura le nuove esperienze partitiche che si sono dimostrate velleitarie: ad esclusione de “la Destra” ( e della MPA di Lombardo almeno fino a quando sarà funzionale agli interessi del Cavaliere) per tutte le altre prevedo un’effimera esistenza.


Il Cavaliere attacca: nel Pd baciapile e mangiapreti

aprile 6, 2008

Sappiamo che Berlusconi non è proprio il simbolo del bon ton nelle sue dichiarazioni e non ci si può certo aspettare che lo diventi in campagna elettorale: ed ecco che in un comizio a Milano così sintetizza la situazione del PD e del suo leader Veltroni :“Ha detto che correva da solo – e poi ha imbarcato i Radicali che faranno a pugni con i baciapile. Mangiapreti contro baciapile, un bel match”. Poi ha fatto l’alleanza con Di Pietro, “il peggio del peggio, del peggio, il campione delle manette.”.
Và detto però che Silvio in maniera ruspante coglie tutte le possibili contraddizioni del PD ( clericali e anticlericali, giustizialisti e garantisti) e da grande combattente le sfrutta in funzione della sua campagna elettorale. Mossa a mio parere molto efficace. E Veltroni come reagirà? Manterrà il suo tono alto di fronte alle provocazioni del Cavaliere oppure deciderà di scendere al suo stesso livello? Sarà solo il responso delle urne a dirci quale stile di comunicazione sarà risultato vincente. Sarò poco romantico ma la verità è che in politica conta il consenso e come lo si ottiene alla fine la gente lo dimentica, affascinata dalle sirene di chi detiene il potere. Quindi personalmente giudicherò il modo di comunicare dei due sopratutto in rapporto all’efficacia.


Giuseppe Pizza : un eroe dei nostri ( poveri) tempi

aprile 4, 2008

Era inevitabile che una campagna elettorale così mediocre producesse come eroe, un nano. E non mi riferisco evidentemente alla statura fisica ( nel qual caso l’assocazione di pensiero ci avrebbe condotto alla struttura da corazziere stile “Renato Rascel” del Cavaliere Mascarato) ma a quella politica di tal Giuseppe Pizza, ultimo nostalgico dello scudo crociato e autore di un epica battaglia giudiziaria per rivendicare a sè l’esclusivo diritto di usare il glorioso simbolo della Balena Bianca nelle tenzoni elettorali. Peccato che dell’imponente cetaceo della prima repubblica la formazione politica del Pizza possegga solo il nome. Ed ecco che la Dc di Pizza, proditoriamente esclusa dalle elezioni dal Tar della Campania a causa dell’assonanza del simbolo con l’UDC di Casini, veniva riammesa dal Consiglio di Stato. Ma come nelle migliori saghe medievali ecco il cavalier senza macchia Pizza rinunciare alla possibilità di fare ricorso per chiedere il rinvio delle elezioni, perchè come lui ci tiene a dire proviene da una “cultura che ha il senso dello Stato”. E non si venga a malignare pensando che Pizza possa avere il suo tornaconto in qualche poltrona riservatagli da Silvio che del nostro prode è tra l’altro compagno di merende politiche. ( e vuoi che l’Unto del Signore non si alleasse con il novello Parcifal?). La realtà è che tutti noi dobbiamo dire grazie a Pizza se non altro per averci liberato dall’incubo di un dilazionamento di questa mortifera campagna elettorale. Viva Pizza!!!! Giuseppe oggi sei tu il nostro eroe! Ma domani è un’altro giorno: e a te un posto da sottosegretario e affini non te lo leverà nessuno!!


Elezioni: i partiti a caccia degli indecisi

marzo 14, 2008

Il partito degli incerti è quello che concentra maggiormente l’attenzione di ossservatori e politici. é lo schieramento decisamente più ambito, quello per il quale tutti gli schieramenti farebbero carte false per apparentarsi. I sondaggi ci dicono che sono molti ( dal 15 al 30% dell’elettorato) coloro che non hanno deciso se e per chi votare ; un numero che paradossalmente và aumentando man mano che si si và avanti con la campagna elettorale, segno della confusione che regna tra l’opinone pubblica e dell’incapacità dei politici e dei loro programmi di attrarre l’elettorato meno fidelizzato ad uno schieramento.
il problema è capire chi sono gli incerti e quali motivo gli inducono a non schierarsi: Come fà giustamente osservare BLOG ORIZZONTE LIBERALE molti tra gli incerti in realtà non si interessano alla politica, e altri sono incerti solo agli occhi dei sondaggisti, ovverossia hanno già deciso chi votare ma per vari motivi non vogliono rivelarsi e si esprimeranno solo nel segreto del’urna.
I veri incerti quindi sono fisiologicamente destinati a ridursi ma non per questo sono meno importanti: resta da definire qual’è la provenienza ideologica e quali le aspettative dei veri incerti. In tal senso mi sento di condividerre l’interpretazione data al SONDAGGIO PUBBLICATO DA REPUBBLICA ( che traccia tra l’altro una distanza immutata tra i due poli al 13 marzo (5% in più per il PDL; 6,7 % con la Lega) dal sociologo e politologo ILVO DIAMANTI : sono i moderati scontenti dei due poli quelli che hanno una maggiore propensione a modificare le loro scelte rispetto a due anni fà: sarà decisivo in particolare catturare il consenso dei delusi dell’Ulivo tentati dall’astensione e di quel terzo di ex elettori UDC che nonsembrano disposti a seguire Casini nella sua nuova collocazione di rigoroso iisolamento centrista


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