Beppe Grillo: il V2-Day meglio del V Day ( ma con rischio boiata finale)

Aprile 23, 2008

Non sono un grande estimatore di Grillo né mi convince particolarmente il fenomeno del grillismo e penso che il primo V-Day organizzato per mandare a quel paese la casta politica avesse un retrogusto demagogico. In un paese democratico ( e l’Italia al di là di tanti vittimismi lo è) i cittadini hanno la classe politica che si meritano perché ad essi spetta la decisione di selezionare la rappresentanza che dunque assume i connotati positivi e negativi di chi li elegge. Devo dire invece che i principi che animano questo secondo V-Day sono sacrosanti: protestare contro l’ingessatura della comunicazione in Italia ha un senso tanto più se a lanciarla è chi con il suo blog ( se ne condividano o meno i contenuti) ha dato un segnale di innovazione e di possibilità di lanciare un’informazione più dal basso e a contatto con le persone. Inoltre questo V2-Day non si limita a contestare ma propone tre referendum per abrogare i sussidi pubblici all’editoria, per cancellare l’ordine dei giornalisti e la legge Gasparri che ha sancito la legalizzazione dell’oligopolio televisivo. Sono tre iniziative a mio parere che vanno incoraggiate perché vanno tutte nella direzione di una informazione meno paludata e al servizio dei palazzi del potere.

P.S: le firme raccolte per i referendum durante il V2- Day del 25 aprile  FORSE non serviranno a niente:
lo fà notare blogosfere
che a sua volta riprende Vanity Fair.
le cose stanno così: la legge Legge 25 maggio 1970, n. 352 che disciplina l’istituto del referendum all’art 31 recita testualmente: “Non può essere depositata richiesta di referendum nell’anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione di una delle Camere medesime.“. Dunque tale richiesta potrà essere presentata solo a partire dal 9 agosto. Ma l’articolo 28 della stessa legge precisa che: “Salvo il disposto dell’articolo 31, il deposito presso la cancelleria della Corte di cassazione di tutti i fogli contenenti le firme e dei certificati elettorali dei sottoscrittori deve essere effettuato entro tre mesi dalla data del timbro apposto sui fogli medesimi ” Quindi le firme raccolte prima del 7 maggio non servono a niente.

A soccorrere Beppe Grillo ci sarebbe questa interpretazione del Prof. Sandro Staiano, Direttore Dipartimento Diritto Costituzionale Federico II che si avvale delle c. d: buone regole interpretative:

Le disposizioni della legge 352 del 1970 confermano quanto il nostro legislatore sia avaro di sé: ellissi e oscurità di scrittura sono il tratto più ricorrente dei testi che ci affaticano.

Comunque, stando alle buone regole interpretative, occorre considerare che:

1) sia l’art. 28 sia l’art. 31 si riferiscono al deposito dei fogli contenenti le firme (oltre che dei certificati elettorali);

2) l’art. 31 configura una deroga ai termini di cui all’art. 28. Ciò stante, quando ricorrano i casi di cui all’art. 31 (cioè corra l’anno anteriore alla scadenza di una delle Camere o corrano i sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione di una delle Camere), casi nei quali il deposito delle firme è precluso sospensivamente, deve ritenersi che detto deposito possa intervenire solo decorsi i sei mesi successivi alla scadenza elettorale e che, nel corso di tale periodo e fino al deposito, sia possibile continuare la raccolta delle firme.

Stando al testo, invero, la richiamata preclusione si riferisce al deposito non alla raccolta delle firme e, nel silenzio della legge, non è consentito all’interprete di estendere la fattispecie ostativa.


Grillo, l’antipolitica e il palazzo

Settembre 21, 2007

In questi giorni abbiamo visto reazioni sdegnate da parte dei politici al V-Day di Beppe Grillo e alla successiva idea di creare liste civiche con il marchio del comico genovese. Da destra a sinistra, da Casini a Bertinotti si è parlato di demagogia e di trionfo dell’antipolitica. Demagogia ce n’è stata di sicuro, ma alcune proposte rimangono valide: il no ai parlamentari condannati, il si al ritorno alla preferenza elettorale ad esempio. Ma dovei i politici del “palazzo” mostrano di non capire il messaggio del V-Day è quando reagisce con arroganza parlando di antipolitica. La dimostrazione dell’antipolitica l’ha data sinora proprio la politica ufficiale con la sua litigiosità e con una inconcludenza di un teatrino che si ripete quotidianamente nei salotti dei vari Vespa, Mentana e compagnia cantante. Definire antipolitici quelle centinaia di migliaia di persone che sono scese in piazza esprimendo il loro desiderio di partecipazione e la loro richiesta di una politica diversa è l’inquietante dimostrazione di una casta arroccata nella difesa dei propri privilegi che non ha alcuna intenzione di cogliere i segnali che emergono dalla società civile.


Il V-day: a bracetto potenza di Internet e demagogia

Settembre 9, 2007

Il successo popolare v-day deve far riflettere chi si occupa di politica sulla potenza della rete. L’evento organizzato da Beppe Grillo è partito dal suo blog ed è stato promosso quasi esclusivamente su Internet tra l’indifferenza per non dire l’ostracismo degli altri sistemi mediatici. Emerge una volglia di partecipazione del’opinione pubblica che si lega a una crecente irritazione verso le forme più tradizionali di conduzione e gestione della politica. Sui contenuti proposti và registrata una alternanza tra questioni condivisibili, come quella del parlamento pulito off limits per chi ha subito una sentenza di condanna penale e proposte demagogiche come quella di un limite di due mandati per i parlamentari. Non si capisce perchè chi ha dimostrato competenza nella sua attività politica  sul campo non possa più  tutelare l’interesse generale proprio quando l’acquisita esperienza  gli renderebbe più facile muoversi con profitto nel funzionamento delle isituzioni. E poi si presevera nel diffondere la menzogna della legge Biagi come origine del precariato: abbiamo già dimostrato in un precedente post l’insussistenza di questa accusa  per cui rimandiamodirettamente ad esso.  Il rischio di una deriva populistica esiste: ma se i politici di professione fanno ridere loro malgrado(o piangere a seconda dei punti vista)  non deve sorprendere che la scena possa venire occupata da un comico.