Il Boicottagio delle olimpiadi di Pechino danneggia il Tibet

Marzo 25, 2008

Di fronte alla brutale repressione del governo cinese ai danni dei manifestanti a favore di una maggiore libertà in Tibet è giusto indignarsi. Occorre però chiedersi quali siano gli strumenti giusti per fare pressione su Pechino affinché questa cominci a rispettare i diritti umani non solo dei tibetani ma anche degli altri cinesi dissidenti. Sono convinto che boicottare le prossime olimpiadi sia un grave errore. I giochi che si terranno questa estate a Pechino sono una grande occasione per i tibetani per dare visibilità alla loro condizione e alle loro proteste. Gli stessi avvenimenti di questi giorni non avrebbero avuto la stessa risonanza se non ci fosse stato a fare da catalizzatore il collegamento con l’imminente evento a cinque cerchi. Ridimensionare le olimpiadi avrebbe come conseguenza non solo il togliere ai tibetani un importante occasione per uscire dalla loro situazione di persecuzione silenziosa ma darebbe l’alibi al regime cinese per procedere a un ulteriore giro di vite nei confronti degli oppositori cui verrebbe facilmente imputata la responsabilità dell’eventuale insuccesso dei giochi. Dunque i tibetani diverrebbero un comodo capro espiatorio da dare in pasto al popolo cinese, rafforzando così all’interno il potere comunista e producendo così un risultato contrario rispetto a quanto preventivato dai sostenitori del boicottaggio contrario a ciò che si proponeva. E non è un caso che proprio il Dalai Lama a invitare a non scegliere la soluzione del boicottaggio per manifestare solidarietà al popolo tibetano. Intendiamoci però: qualora Pechino non si mostri nei prossimi mesi alcuna volontà di venire incontro alle esigenze del Tibet, solo allora sarebbe opportuno usare la minaccia della diserzione in massa dalle olimpiadi come misura ultima per far venire i comunisti cinesi a più miti consigli. Ma ricorrervi subito rischia di fare apparire spuntata quest’arma di pressione nel momento in cui la sua efficacia sarerbbe massima e cioè a poche settimane dall’inizio dei giochi. Fino ad allora si proceda con manifstazioni di protesta volte a sensibilizzarre l’opinione pubblica mondiale come quella compiuta dagli attivisti di Reporters Sans Frontieres in occasione dell’accessione della torcia a Olimpia


il Bhutan si avvicina ( di malavoglia) alla modernità

Marzo 24, 2008

In Bhutan si tengono le prime elezioni politiche della storia. Ma nel piccolo paese himalayano in pochi sembrano volerle, timorosi che si ripetano gli episodi di malgoverno dei vicini Nepal e Bangladesh. La maggioranza dei bhutanesi infatti ama il sovrano assoluto Jigme Keshar Namgyal Wangchuckche pure è desideroso di “modernizzare” lo stato. La filosofia sinora seguita prevedeva uno svuluppo economico moderato ma in armonia con la cultura indigena e con l’ambiente. Perchè cambiare? pensano i bhutanesi che infatti hanno deciso di appoggiare il partito “Pace e Prosperita’”, di ispirazione monarchica che stando ai risultati ufficiosi avrebbe ottenuto 44 dei 47 seggi per i parlamento


CON BILAWAL LA DINASTIA BUTTHO SI PERPETUA

Gennaio 1, 2008

La dinastia Bhutto si perpetua:Il potere passa dalla madre assassinata al giovane figlio, Bilawal, il cui nome significa «senza eguali». In realtà il testamento politico di Benazir Bhutto indicava come successore alla guida del Partito popolare pachistano il discusso marito, Asif Ali Zardari. Ma le vecchie storie di tangenti e corruzioni pesano ancora, perciò Zardari si è autodeclassato a copresidente del partito elevando il figlio Bilawal alla carica numero uno.
«Mia madre diceva sempre che la democrazia è la migliore vendetta», ha esordito davanti ai giornalisti il neo-presidente del più forte partito d’opposizione in Pakistan. Bilawal, che ha 19 anni, sembrava più intenzionato a continuare gli studi a Oxford. Ma papà Zardari ha subito messo le mani avanti, facendo capire che guiderà lui il figlio nelle decisioni importanti.
L’emozione per l’assassinio della Bhutto ha sollevato gli animi a favore del Partito popolare, e nominare suo erede alla presidenza il figlio è un’eccellente operazione di marketing politico in vista delle elezioni parlamentari. Il padre non è l’unico regista dell’operazione. Uno dei personaggi chiave tra i popolari è Makhdoom Amin Fahim, il numero due della Bhutto, che guidò il partito durante il lungo esilio di Benazir. Non a caso Fahim ha ritagliato per sé la candidatura di primo ministro quando il partito vincerà le elezioni.
Gli eredi della Bhutto intendono partecipare al voto vogliono mantenere le elezioni per  l’8 gennaio, la data inizialmente prevista per le parlamentari.
Il motivo è semplice: stravincere cavalcando l’onda della protesta contro il capo dello Stato Pervez Musharraf, che molti pachistani indicano come il mandante occulto dell’assassinio della Bhutto.


Pakistan: il vuoto dopo Benazir Bhutto

Dicembre 29, 2007

Benazir Bhutto uccisa da al qaeda o dai servizi segreti pakistani? ancora presto per dirlo e chissà se lo si saprà mai. và ricordato che la Bhutto era appoggiata dagli USA e che si prospettava in Pakistan una condivisione del potere tra i militari di Musharraf e l’opposizione guidata dalla Bhutto. le dimissioni da capo delle forze armate di Musharraf corrispondeva in questo senso ai desiderata dell’opposizione. e che dopo le elezioni legislative previste per l’8 gennaio e vinte probabilmente dal suo partito la Bhutto sarebbe diventata primo ministro. per permettere ciò era stato eliminato il vincolo di due mandati per la carica di primo ministro ( la Bhutto era già stata premierd al 1988 al 1990 e dal 1993 al 1996) e che gli era stata concessa l’amnistia per le accuse di corruzione pendenti. la morte della Bhutto rompe questo fragile equilibrio e rischia di far ripiombare il Pakistan nel caos.


NUcleare: Iran fà progressi in collaborazione con AIEA

Novembre 16, 2007

L’Iran ha compiuto dei progressi sostanziali nella
collaborazione con la comunità internazionale sul suo
programma nucleare. Lo rivela l’ultimo rapporto
dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea),
secondo il quale l’Iran ha però superato la soglia delle
tremila centrifughe per la produzione dell’uranio, che
permette di produrre armi nucleari entro un anno. Il
governo statunitense ha chiesto l’adozione di nuove
sanzioni internazionali.

Per me si tratta solo di fumo negli occhi.Se l’Iran volesse veramente colaborare non incrementerebbe il numero di  centrifughe nucleari.


Pakistan: Musharraf vince le elezioni

Ottobre 8, 2007

il generale Pervez Musharraf ha vinto le elezioni presidenziali in Pakistan.
Musharraf ha conquistato 252 dei 257 voti del parlamento
pachistano, riuscendo così a sgominare ogni tentativo delle opposizioni . Ma la corte suprema pachistana può ancora rovesciare il verdetto: il 17 ottobre infatti il tribunale
deciderà sull’idoneità di Musharraf alla carica presidenziale, anche se allo stato attuale un parere negativo della corte sembra molto improbabile.


Myanmar (Birmania): le diplomazie mondiali assistono indifferenti ai massacri

Settembre 28, 2007

decine di morti tra i i manifestanti, caccia ai reporter occidentali per impedirli di raccontare ciò che stà accadendo ( un cronosta giapponese è stato ucciso), retate notturne della polizia nei monesteri buddisti per punire i monaci che guidano da giorni la protesta. In Myanmar il governo più brutale e corrotto del pianeta resta in piedi grazie alla protezione della Cina (tienanmen insegna..) e l’Onu ovviamente il virtù del vedto di Pechino non può che limitarsi ad improduttive dichiarazioni di condanna. Solo la protesta dell’opinione pubblica mondiale sembra poter scuotere l’apatia delle cancellerie mondiali.


Myanmar: i monaci buddisti guidano la protesta contro il regime

Settembre 22, 2007

Dall’inizio della settimana i monaci buddisti guidano a Yangon ( o Rangoon, capitale della Birmania )le dimostrazioni di dissenso cominciate il 19 agosto contro l’impennata dei prezzi di generi alimentari e carburanti. La protesta è rivolta anche contro il regime militare al potere dal 1962. Davanti alla casa del premio Nobel Aung San Suu Kyi i monaci sono sostati per circa quindici minuti, stando a quanto riferito da testimoni, e recitato una preghiera: “Possiamo noi essere completamente liberati da tutti i pericoli; possiamo noi essere completamente liberati da tutte le pene; possiamo noi essere completamente liberati dalla poverta’; possiamo noi avere la pace nel cuore e nella mente”. Il premio Nobel per la pace, da quasi 12 anni e’ agli arresti domiciliari per la sua opposizione al regime.


Myanmar: continua la repressione del dissenso

Agosto 22, 2007

il premio nobel Aung San Suu KyiLa giunta militare al potere in Myanmar (ex Birmania) ha annunciato di aver arrestato 13 leader del movimento di dissidenti. Motivo degli arresti : aver “minato la stabilita’ e la sicurezza della nazione” partecipando domenica a una manifestazione contro l’aumento dei prezzi del carburante. Oggi una cinquantina di militanti per la democrazia ha nuovamente sfidato la giunta militare scendendo in piazza a Yangon per chiedere la liberazione dei dissidenti.

Dopo 30 anni di dittatura militare, nel 1990, il partito al governo (NUP) aveva permesso libere elezioni, ma poiché vinse il partito (NDL) rappresentato da Aung San Suu Kyi (nella foto), nell’ottobre dello stesso anno i reparti dell’esercito fecero un’incursione presso la sede NDL arrestando tutti i componenti.

L’area più colpita dalle dimostrazioni di violenza dei militari è quella sud-orientale (o Tenasserim); di conseguenza ogni anno migliaia di esuli si muovono verso il confine con la Thailandia, dove sono stati istituiti dei campi profughi.

fonte: ansa