la Libia celebra i quarant’anni di potere di Gheddafi

settembre 1, 2009

La Libia celebra oggi i quarant’anni al potere del
colonnello Muammar Gheddafi. Per l’occasione sarà
proiettato un video che esalta il colonnello come eroe
nazionale e paladino del mondo arabo e si conclude con
l’arrivo di Abdul Baset Ali al Megrahi a Tripoli in un
bagno di folla. Il video rischia di creare nuove tensioni
con Gran Bretagna e Stati Uniti che hanno condannato il
rilascio al-Megrari, detenuto in un carcere scozzese per
l’attentato di Lockerbie del 1988, e criticato
l’accoglienza trionfale che ha ricevuto in Libia. L’unico
capo di stato europeo presente alle celebrazioni di oggi
sarà il presidente della Repubblica di Malta, gli altri
invieranno delle delegazioni ufficiali. È previsto inoltre
l’arrivo di numerosi leader africani e del presidente
venezuelano Hugo Chávez

http://www.lemonde.fr/


Guinea Bissau nel caos. Ucciso il presidente Vieira

marzo 2, 2009

( ansa) Il presidente della Guinea Bissau, Joao Bernardo Vieira, è stato ucciso dai militari. Lo afferma un responsabile militare. In serata in un attentato dinamitardo era rimasto ucciso il capo di stato maggiore militare e durante la notte nella capitale Bissau si sono uditi spari ed esplosioni.

“Il presidente Vieira è stato ucciso dall’esercito questa mattina presto mentre cercava di fuggire dalla sua residenza attaccata da un gruppo di militari fedeli al capo di stato maggiore, (generale) Tagmé Na Waié”, morto ieri in un attentato, ha dichiarato Zamura Induta, responsabile per le relazioni esterne dell’esercito. Il presidente Vieira, ha aggiunto Induta, “era uno dei principali responsabili della morte di Tagmé”.


La svolta nello Zimbabwe: Tsvangirai primo ministro

febbraio 14, 2009

(AGI/AFP/REUTERS) – Harare, 11 feb. – Il leader dell’opposizione, Morgan Tsvangirai, ha prestato giuramento come primo ministro del nuovo governo di unita’ nazionale, di cui fa parte anche il presidente Robert Mugabe. L’insediamento del leader Movimento democratico per il cambiamento (Mdc) segna una svolta in un decennio di lotte per cacciare l’uomo forte di Harare. Mugabe, da parte sua, ha invitato a “costruire su questa unita’” per fare la pace e ha promesso al suo ex rivale “una calorosa cooperazione al servizio” del Paese.
Tsvangirai ha giurato nelle mani di Mugabe nel corso di una cerimonia nella residenza presidenziale a cui hanno assistito il presidente sudafricano Thabo Mbeki, quello mozambicano Armando Guebuza e il re swazi Mswati III. “Posso assicurarvi che questa era l’unica strada praticabile e che io e il mio partito la percoerreremo con il massimo impegno”, ha dichiarato il neopremier, che ha indicato nella crisi economica la sua priorita’. La decisione del 56enne leader dell’opposizione di entrare nell’esecutivo di unita’ nazionale ha innescato un acceso dibattito nel suo stesso partito, che aveva boicottato il ballottaggio per le presidenziali dopo le violenze e le intimidazioni seguite al successo di Tsvangirai al primo turno.
In un comunicato l’Ue ha definito il giuramento di Tsvangirai “un passo importante verso un governo democratico nel Paese” e ha espresso l’auspicio che la nascita del nuovo esecutivo “porti all’immediata cessazione delle violenze e delle intimidazioni politiche”. Per ora non si fa cenno a un allentamento delle sanzioni, inasprite dai Ventisette a gennaio, ma l’Ue si e’ detta pronta a “sostenere la ripresa economica e sociale del Paese quando il nuovo governo dimostrera’ segni tangibili di rispetto per i diritti umani e lo stato di diritto, e una stabilizzazione macroeconomica”. Per il ministro degli Esteri britannico, David Miliband, Tsvangirai e’ atteso da “una formidabile sfida per portare legittimita’ al governo dello Zimbabwe”.
Cauti anche gli Usa, che vogliono prove “di buon governo e di una reale condivisione del potere” prima di rivedere le sanzioni.
Lo Zimbabwe e’ alle prese con una grave crisi economica e con un’emergenza alimentare a cui si aggiunge quella sanitaria causata di un’epidemia di colera che ha gia’ coinvolto 70mila persone. Ma gli investitori stranieri e i donatori occidentali chiedono riforme economiche e la fine delle nazionalizzazioni prima di tornare nel Paese.


Africa: in Congo arrestano Kunda ma nello Zimbabwe continua il caos

gennaio 27, 2009

Una notizia buona e una cattiva dalla martoriata Africa.

Partiamo dalla buona: Il capo dei ribelli tutsi congolesi, Laurent Nkunda, è
stato arrestato ieri in Ruanda. Dal 2004 Nkunda era a capo
della ribellione nel Nord Kivu, nell’est della Repubblica
Democratica del Congo (Rdc). Il suo arresto è avvenuto in
tarda serata nel corso di un’operazione militare congiunta
degli eserciti congolese e ruandese. Il governo congolese
ha chiesto l’estradizione.

Quella cattiva invece giunge dallo Zimbabwe dove è ancora in altro mare la possibilità di accordo su un governo di coalizione

Il vertice dei paesi della Comunità per lo sviluppo dell’Africa australe non è riuscito a strappare un accordo
tra il presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe e il capo dell’opposizione Morgan Tsvangirai per formare un governo
di coalizione. Dopo una notte di discussioni si era deciso che Tsvangirai avrebbe ricoperto la carica di primo
ministro e Arthur Mutambara di vice. Mugabe avrebbeconservato la carica di presidente e per sei mesi, insieme
a Tsvangirai, anche di ministro dell’interno ad interim. Mal’opposizione ha negato che sia stato raggiunto un accordo.


Tra repressione e colera, Mugabe mette in ginocchio lo Zimbabwe

dicembre 29, 2008

Robert Mugabe tiene in ginocchio lo Zimbabwe. Il dittatore africano dopo aver deciso di non scendere più a patti con il leader dell’opposizione Tsvangirai, intende passare oltre anche alla crisi derivante dall’epidemia di colera che ha causato oltre 1500 morti. Come? Negando che ci sia nel paese un’emergenza sanitaria e affermando che il colera è stato  sconfitto dalle sue politiche. Nonostante Stati Uniti, Gran Bretagna e diversi leader africani gli abbiano chiesto di farsi da parte, Mugabe non vuol sentire ragioni e anzi in maniera sprezzante afferma che tali richieste sono stupide e insensate “perchè il destino dello Zimbabwe è in mano ai suoi abitanti”. Mugabe può ostentare tanta sicurezza anche perchè l’Unione Africana è divisa sul suo destino: un gruppo di Stati capeggiato dal Sudafrica continuaa ritenere che una condivisione del potere con gli oppositori sia ancora possibile e sia la soluzione più auspicabile. In merito a queste posizioni il premio Nobel per la pace, l’arcivescovo Desmond Tutu ha accusato proprio il SudAfrica di non aver fatto nulla per cacciare Mugabe e risolvere i problemi dello Zimbabwe


Africa: le crisi nel Congo e in Zimbabwe

dicembre 2, 2008

La martoriata Africa ci restituisce una nuova crisi. Nella repubblica democratic del Congo una nazione grande otto volte l’Italia e con enormi richezze nel sottosuolo sta vennendo una guerra civile vede fronteggiarsi le truppe regolari fedeli al presidente Kabila e i ribelli del Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo agli ordini di Laurent Kunda. L’epicentro degli scontri è la regione del Kivu situata nella parte orientale del paese da dove, stando ai resoconti dei missionari e delle ONG, milioni di profughi sarebbero in fuga per cercare di sfuggire alle violenze e ai massacri. Kunda si è ribellato al governo nel 2004. E’ un tutsi e stando a quanto dice la ragione per cui ha aramto le sue milizie è di proteggere la sua etnia dal massacro degli hutu. In realtà egli commercia illegalmente le materie prime (principalmente oro e coltan, il minerale utilizzato per i condensatori elettrici usati nella telefonia cellulare e nei computer portatili ), e il bestiame col Ruanda, il cui presidente Kagame ( anch’egli un tutsi) a sua volta è accusato di sostenere i guerriglieri. un altra ragione del conflitto sono i contratti di fornitura che Kabila ha stipulato con con la Cina tagliando fuori l’Occidente, per cui si ipotizza che dietro Kunda ci potrebbero essere interessi economici occidentali ( in particolare francesi e inglesi). Dunque dietro Kunda si nasconderebbe anche il tentativo delle ex potenze coloniali rientrare nel gioco per il controllo delle enormi ricchezze del paese. Dopo la fragile tregua del 2007 il conflitto è ripreso nell’agosto del 2008. Per cercare di porre un frano all’escalation della violenza l’ONU ha deciso di inviare altri 3000 caschi blu che si aggiungono ai 17000 già presenti nel territorio congolese.

Non c’è tregua neanche per lo Zimbabwe: Il partito al potere Zanu-Pf ha chiesto al presidente
Robert Mugabe di formare subito un nuovo governo, segno che l’accordo siglato con l’opposizione per la formazione di un governo di unità nazionale è definitivamente tramontato. L’accordo con il Movimento per il cambiamento democratico (Mdc) di Morgan Tsvangirai è naufragato in seguito al tentativo di Mugabe di tenere per sé tutti i ministeri piùimportanti. Mugabe inviterà comunque l’opposizione a
sottoporgli una lista di nomi per la squadra di governo.


Zimbabwe: accordo per governo di unità nazionale

settembre 13, 2008

Raggiunto l’accordo per un governo di unità nazionale tra il presidente Mugabe e il leader dell’opposizione Tsvangirai. Mugabe resterà capo di stato e di governo, ma Tsvangirai diventerà il coordinatore del consiglio dei ministri. Il partito di governo, lo Zanu PF, avrà quindici ministri e il partito di opposizione, il Movimento per il cambiamento democratico (Mdc), tredici. Tuttavia prr mangono dubbi relativamente all’efficacia dell’accordo. Secondo l’analista politico Eldred Masunungure: “I termini generali fanno pensare che il governo avrà qualche problema a funzionare, soprattutto in termini di giurisdizione, Soprattutto, non è chiaro chi sarà il controllore di chi”. “Mugabe e Tsvangirai si sono terrorizzati a vicenda per quasi un decennio, la loro inimicizia è radicata in profondità”, conclude Masunungure. “Non sono sicuro che un leopardo e una pecora possano convivere in pace facilmente, ma chissà”.


I dubbi sull’utilità dei negoziati per lo Zimbabwe

luglio 21, 2008

Sotto l’egida di ONU e Unione africana il regime e l’opposizione dello Zimbabwe hanno trovato un ‘accordo di principio’ su un protocollo d’intesa per avviare colloqui.
Il rischio è quello di trovarsi di fronte a un prolungamento dell’agonia per lo Zimbabwe: difficile pensare a una soluzione di unità nazionale sul modello keniano. Il regime di Mugabe è corrotto , ostaggio dei veterani della guerra di indipendenza, veri e propri signori della guerra che fino a quando rimarranno al potere manterranno il paese nel caos; dall’altra parte Tsvangirai non potrà accettare a lungo di rimanere all’ombra di Mugabe: allearsi con il dittatore significherebbe far crollare la sua fama di oppositore in nome della democrazia. E vanno ricordate le enormi responsabilità dei vicini , in particolare del Sudafrica di Thabo Mbeki, che ha accettato di sovraintendere a questi negoziati senza chiarire in via preliminare che l’obiettivo imprescindibile di fondo rimane la creazione della democrazia nello Zimbabwe.


Darfur: TPI chiede arresto del presidente del Sudan

luglio 16, 2008

Il procuratore capo del Tribunale penale internazionale, Luis Moreno-Ocampo, ha chiesto alla corte di spiccare un mandato d’arresto contro il presidente sudanese Omar al-Bashir per il suo ruolo nel genocidio in atto nel Darfur.
Moreno-Ocampo ha chiesto al tribunale di formulare contro Bashir le accuse di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.
Risulta evidente come ben sia ben difficile condurre Bashir in srato d’arresto finchè è al potere. Tuttavia bisognerà verificare quali effetti produrrà tale provvedimento sulla situazione interna sudanese. Le conseguenze sono imprevedibili: Bashir è in calo di popolarità non solo per la questione del Darfur ( che si trova ad ovest del paese)ma anche per la perdita del controllo del sud del paese a maggioranza animista e cristiana in una guerra civile che dura da quarant’anni contro il resto del paese a maggioranza arabo-musulmana. Questa ulteriore tegola che ha colpito Bashir potrebbe produrre un colpo di Stato oppure ( e questo è ill timore espresso da ONU e Unione Africana) scatenare una recrudescenza delle violenze operate dall’esercito e dai miliziani di Bashir ai danni dei darfuriani con rischio anche per l’incolumità dei caschi blu impegnati nel peacekeeping.


Zimbabwe: i paesi africani chiedono la pacificazione nazionale

luglio 2, 2008

Durante il summit tenutosi a Sharm el-Sheikh i leaders dell’Unione Africana hanno approvato una risoluzione che chiede alle parti in causa di trovare un accordo per un governo di unità nazionale nello Zimbabwe.
Il portavoce di Mugabe ha respinto l’invito dicendo che non vi sarà alcuna soluzione della crisi sul modello keniano ( lì si è formato un governo di unità nazionale) e che nonostante l’Occidente dica il contrario le elezioni sono state regolari.
Anche il segretario generale del partito d’opposizione (l’Mdc) Tendai Biti, che nel suo paese deve far fronte alle accuse di tradimento, ha detto che dopo le false elezioni della settimana scorsa , deve considerata eliminata ogni prospettiva di un accordo tramite negoziato.
Appare chiaro che ci vorrà ben altro che una risoluzione dell’UA per trovare una soluzione alla crisi.

Gli Stati Uniti hanno proposto una bozza di risoluzione al Consiglio di Sicurezza dell’ONU che chiede di imporre sanzioni allo Zimbabwe, mentre l’Italia ha richiamato il proprio ambasciatore per consultazioni.

vedi anche il forum Storia e politica


Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.