Un tribunale del Myanmar ha condannato oggi la leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi a 18 mesi di reclusione, con una sentenza che ha scatenato le critiche dei paesi stranieri e le impedirà di partecipare alle elezioni politiche dell’anno prossimo. La corte ha condannato Suu Kyi a tre anni di carcere per aver violato la legge sulla sicurezza interna, ma la pena è stata immediatamente ridotta a 18 mesi su ordine della giunta militare, che ha anche stabilito che la donna potrà scontarla nella sua casa di Yangon. La Casa Bianca ha duramente criticato la sentenza, sostenendo che Suu Kyi non avrebbe dovuto essere processata né condannata. Il ministro dell’Interno del Myanmar, il generale Muang Oo, ha detto che è stato tenuto in considerazione il fatto che Suu Kyi è la figlia di Aung San, eroe dell’indipendenza del Myanmar, così come “la necessità di preservare la pace e la tranquillità della comunità e di prevenire eventuali deviazioni dalla ‘road map’ verso la democrazia”. Il riferimento è al progetto della giunta di una transizione verso la democrazia, che culminerà nelle elezioni dell’anno prossimo, aperte a più partiti. L’intervento di Muang Oo è apparso in contraddizione con le ripetute dichiarazioni della giunta, secondo la quale il sistema giudiziario del paese è indipendente. CONDANNA INTERNAZIONALE Secondo i critici, il caso è stato fabbricato ad arte dai militari per tenere fuori dalla circolazione la carismatica Suu Kyi in vista delle elezioni. Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha condannato la sentenza e in una nota ha sollecitato il governo del Myanmar “a rilasciare immediatamente e senza condizioni” il premio Nobel e a “impegnarsi subito con lei che è un partner essenziale nel processo di dialogo e riconciliazione nazionale”


