La svolta nello Zimbabwe: Tsvangirai primo ministro

(AGI/AFP/REUTERS) – Harare, 11 feb. – Il leader dell’opposizione, Morgan Tsvangirai, ha prestato giuramento come primo ministro del nuovo governo di unita’ nazionale, di cui fa parte anche il presidente Robert Mugabe. L’insediamento del leader Movimento democratico per il cambiamento (Mdc) segna una svolta in un decennio di lotte per cacciare l’uomo forte di Harare. Mugabe, da parte sua, ha invitato a “costruire su questa unita’” per fare la pace e ha promesso al suo ex rivale “una calorosa cooperazione al servizio” del Paese.
Tsvangirai ha giurato nelle mani di Mugabe nel corso di una cerimonia nella residenza presidenziale a cui hanno assistito il presidente sudafricano Thabo Mbeki, quello mozambicano Armando Guebuza e il re swazi Mswati III. “Posso assicurarvi che questa era l’unica strada praticabile e che io e il mio partito la percoerreremo con il massimo impegno”, ha dichiarato il neopremier, che ha indicato nella crisi economica la sua priorita’. La decisione del 56enne leader dell’opposizione di entrare nell’esecutivo di unita’ nazionale ha innescato un acceso dibattito nel suo stesso partito, che aveva boicottato il ballottaggio per le presidenziali dopo le violenze e le intimidazioni seguite al successo di Tsvangirai al primo turno.
In un comunicato l’Ue ha definito il giuramento di Tsvangirai “un passo importante verso un governo democratico nel Paese” e ha espresso l’auspicio che la nascita del nuovo esecutivo “porti all’immediata cessazione delle violenze e delle intimidazioni politiche”. Per ora non si fa cenno a un allentamento delle sanzioni, inasprite dai Ventisette a gennaio, ma l’Ue si e’ detta pronta a “sostenere la ripresa economica e sociale del Paese quando il nuovo governo dimostrera’ segni tangibili di rispetto per i diritti umani e lo stato di diritto, e una stabilizzazione macroeconomica”. Per il ministro degli Esteri britannico, David Miliband, Tsvangirai e’ atteso da “una formidabile sfida per portare legittimita’ al governo dello Zimbabwe”.
Cauti anche gli Usa, che vogliono prove “di buon governo e di una reale condivisione del potere” prima di rivedere le sanzioni.
Lo Zimbabwe e’ alle prese con una grave crisi economica e con un’emergenza alimentare a cui si aggiunge quella sanitaria causata di un’epidemia di colera che ha gia’ coinvolto 70mila persone. Ma gli investitori stranieri e i donatori occidentali chiedono riforme economiche e la fine delle nazionalizzazioni prima di tornare nel Paese.

Lascia un commento