Israele sta per attaccare l’Iran?

Alcuni giorni fa il New York times rivelava che all’inizio di giugno Israele aveva condotto un’imponente esercitazione militare nel Mediterraneo. Questo aveva indotto alcuni analisti a pensare che si trattasse di una prova generale di un futuro attacco volto a distruggere le installazioni nucleari in Iran.

Ma secondo il giornalista esperto di intelligence israeliana, Yossi Melman, l’attacco Isrealiano all’Iran rimane l’ultima delle opzioni prese in esame da Tel Aviv. Certamente ilMossad, l’intelligence militare, la direzione operativa delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), l’aviazione militare israeliana e la Commissione Israeliana per l’Energia Atomica, si preparano comunque allo scenario peggiore che dovrebbe però verificarsi solo se si verificassero contemporaneamente una serie di situazioni.
Anzitutto ci dovrebbe essere pieno coordinamento con gli Statoi Uniti: tutte le eventuali azioni militari israeliane verso Teheran saranno prima concordate con Washington.
la seconda variabile sono le sanzioni contro l’Iran finora applicate svogliatamente soprattutto per l’opposizione di Mosca e Pechino. Israele confida in un atteggiamento meno accondiscendente della comunità internazionale continuerà nei confronti del proseguimento del programma nucleare iraniano.
terzo elemento riguarda le prossime elezioni presidenziali iraniane: le promesse di rilancio economico del paese di ahmadinejad non sono state realizzate. Israele spera che anche gli ayatollah lo scarichino in favore di un elemento più moderato che accetti di ridiscutere la questione nucleare con l’Occidente. Tuttavia un ostacolo a questo ragionamento risiede nel fatto che l’opzione nucleare è sempre più sposata anche dai c.d riformisti.
Ultima variabile , non certo in ordine di importanza, è la capacità dell’aviazione israeliana di sostenere un attacco e le eventuali conseguenze da pagare in termini di risposta iraniana e di reazione della comunità internazionale.
Ma qualora l’Iran non dovesse modificare la propria politica e le sanzioni rimanessero inefficaci, Israele prenderebbe seriamente in considerazione l’opzione militare.

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