L’inflazione a maggio ha raggiunto il livello più alto dal 1996 (3,6%); la connessione dell’aumento dei prezzi con l’impennata del prezzo del petrolio è evidente e mente in risalto la nostra cronica fragilità sul tema del reperimento delle risorse energetiche che come già esposto più volte dovrebbe porsi come la priorità assoluta nell’agenda del policy maker . Vi invito inoltre a riflettere sull’importanza dell’euro come strumento ammortizzatore degli effetti negativi di una situazione in cui contemporaneamente si presentano svalutazione del dollaro, aumento della domanda globale di fonti energetiche e conseguente tendenza alla speculazione a lato delll’offerta. In che razza di situazione ci troveremo se dovessimo affrontare queste impennate dei prezzi delle fonti di energia ancora con una moneta debole come la lira?
Ugualmente non si può non ricordare a livello italiano come il rinnovo dei contratti sia sempre privo di ancoramento alla produttività e troppo centralistico: ciò produce dei ritardi che influiscono ovviamente anche sul potere d’acquisto dei salari. E inefficienze che non valorizzano adeguatamente il fattore lavoro anche dal punto di vista del trattamento economico.



