Cina e Taiwan si incontrano. Ma non si parli di disgelo. È solo economia

I capi dei partiti al potere di Cina e Taiwan si incontrano. È la prima volta che ciò accade dal 1949 quando i due paesi si separarono al termine della sanguinosa guerra civile, tra comunisti e nazionalisti; Pechino ha sempre ritenuto Taiwan parte integrante del suo territorio. Questo non significa che la crisi sia sul punto di essere risolta: tra il presidente cinese e segretario del Partito comunista Hu Jintao e il il presidente del Kuomintang(Partito Nazionalista) Wu Poh-hsiung si sono evitate le questioni prettamente politiche. L’oggetto dell’incontro è incentrato su argomenti economici in primo luogo sulla possibilità di aprire una linea aerea diretta tra i due paesi per favorire lo spostamento di turisti e uomini d’affari.
P.S: per essere precisi lo stesso Hu Jintao veva ricevuto nel 2005 il presidente Lian Chen del Kuomintang, il quale però allora era all’opposizione.

Ecco cosa ne pensa in un’intervista per Radio Vaticana Fernando Mezzetti, esperto di politica cinese:

R. – La prima cosa che mi viene in mente è quando nel 1972 Nixon fece lo storico viaggio in Cina ed ebbe un incontro con Mao. Per sgelare l’atmosfera, disse Nixon al “Timoniere”: “Chissà cosa pensa Chiang Kai-shek di questo nostro incontro?”. E Mao, sornione, rispose: “Guardi che ci sono molte più cose in comune tra noi e Chiang Kai-shek che tra voi e Chiang Kai-shek!”. Questo per dire che, la storia del Partito comunista cinese e del Partito nazionalista si è intrecciata spesso. Ci sono state lotte tra di loro e ci sono state anche momenti di collaborazione. In questo momento, la Cina tende la mano a questo Partito nazionalista che per lungo tempo è stato suo nemico, perché si calmino le aspirazioni indipendentiste di Taiwan.

D. – Bisogna dire che, appena eletto, il neo-presidente di Taiwan ha immediatamente teso la mano a Pechino per riaprire il dialogo. Persistono però dei punti di non incontro tra le due parti. Quali sono, in particolare?

R. – Il punto di non incontro è che Taiwan non accetta l’unificazione con la Cina continentale, ha offerto varie soluzioni, tra cui fondamentalmente rimane quella offerta a Hong Kong: un Paese, due sistemi. Di questa offerta, i nazionalisti di Taiwan non si fidano: né gli indipendentisti, né quelli del Partito nazionalista. Però, è ben vero che il neo-presidente ha subito teso la mano offrendo di incrementare scambi di visitatori, collegamenti aerei regolari e non dimentichiamo che Taiwan, in termini economici, ha già fortissimi legami con la Cina che si sono sviluppati pur nel quadro di tensione politica quando c’era il precedente presidente che puntava all’indipendentismo.

D. – Ecco: infatti, alcuni osservatori internazionali sostengono che a spingere verso il dialogo Pechino e Taipei siano stati anche gli ottimi rapporti commerciali che intercorrono tra le due parti. Si tratta di un quadro realista o sono solo delle critiche?

R. – No: certamente ci sono state pressioni economiche! Diciamo che il mondo economico di Taiwan ha investito nella Cina continentale circa 100 miliardi di dollari, che sono una cifra molto consistente, e l’economia di Taiwan si integra con quella della Cina e la Cina apre le braccia perché quelli di Taiwan portano tecnologia, industrie avanzate … Quindi, i prodotti che dovrebbero essere di Taiwan vengono invece fatti nella Cina continentale e questi 100 miliardi di dollari pesano nel rapporti tra i due Paesi!

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