Di Pietro, Veltroni e la demagogia giustizialista

Ero un estimatore di Antonio Di Pietro. Lo ero per gli indubbi meriti che gli attribuivo da magistrato nello scoperchiare il marciume della classe politica ai tempi dei Tangentopoli, per il suo parlare schietto a dispetto di chi ironizzava sulla sua difficoltà a padroneggiare la lingua italiana, per un certo senso pratico poco incline al politichese. Ora mi piace meno: quel suo ostentato riferirsi nei tempi recenti alla casta ( come se lui facesse parte dell’ordine dei francescani mendicanti) mi sa tanto di demagogico tentativo di cavalcare il vento dell’antipolitica. E poi ci sono le dichiarazioni di oggi alla Camera durante le dichiarazioni di fiducia al governo Berlusconi. L’attacco a Berlusconi e’ in particolare sulla giustizia: ‘Lei e’ sceso in politica per i suoi interessi personali e giudiziari. Lei vuole una giustizia forte con i deboli e debole con i forti. A suo uso e consumo. Lei e’ in conflitto di interessi con se stesso’. Giustizialismo e antiberlusconismo a brachetto. Inutile discutere la validità dei suoi argomenti perchè essi sono vecchi: Berlusconi ha risolto i suoi problemi giudiziari ( conta poco come li abbia risolti); quanto al conflitto di interessi occorre domandarsi perchè Di Pietro che è stato per due legislature al governo con il centrosinistra non abbia mostrato allora lo stesso ardore nell’affrontare il tema. Spera veramente che sarà Berlusconi adesso che è al potere ad affrontare la questione contro i suoi interessi? O forse mira a prendere qualche applauso in più da chi vede il Cavaliere come il diavolo? Inoltre quel che è peggio questi argomenti non interessano agli italiani in questo periodo di magre economiche. Di Pietro quando affronta il problema della giustizia ha in mente Berlusconi. I cittadini invece hanno in mente il problema della lunghezza dei processi, del fatto che per on concludere una causa cvile ci vuole una vita. Di Pietro dunque non rappresenta certo un problema per Berlusconi che non è mai stato così forte sul piano personale non avendo problemi con la giustizia e avendo risolto il suo conflitto di interessi. Rischia invece di diventarlo per il PD , traghettando su di sè gli umori antiberlusconiani e girotondini della sinistra radicale che Veltroni aveva cercato di sopire con la sua scelta di correre da solo e che ora sembrano presentarsi sotto le spoglie del partito dell’Italia dei Valori.

2 Risposte a “Di Pietro, Veltroni e la demagogia giustizialista”

  1. ilpensatore Dice:

    ciao,
    grazie per esser passato dal mio blog…

    effettivamente, abbiamo usato lo stesso punto di vista sul caso di pietro!

    ora metteremo alla prova le nostre idee confrontandole col corso degli eventi nei prossimi mesi (o anni…).

    saluti

    Marco

  2. filippo Dice:

    Secondo me
    1) conta come uno risolve i suoi problemi giudiziari

    2) L’unico motivo per cui il pd fa l’inciucio è perchè sà che se si dovesse mai affrontare il conflitto di interessi pure lui (il pd) dovrebbe togliere le mani alla rai

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