Gheddafi, Calderoli e la sovranità (salvata all’)italiana

Si è chiusa senza troppa gloria la crisi diplomatica con la Libia sulla questione Calderoli. La vicenda era emersa il 2 maggio quando il figlio del leader libico Saif El Islam aveva minacciato serie ripercussioni nei rapporti bilaterali italo-libici qualora il nuovo governo Berlusconi avesse avuto al suo interno come ministro calderoli reo di essersi presentato tempo fà con una maglietta giudicata da Tripoli offensiva per l’Islam. Berlusconi aveva sperato di risolvere le cose relegando Calderoli a un ruolo di secono piano nell’esecutivo ma questo non ha soddisfatto il governo libico che ha colto la pallaa al balzo minacciando di non tenere fede agli accordi coooperativi per il contrasto all’immigrazione clandestina. La situazione sempre più ingarbugliata costringeva Calderoli a fare un’ulteriore passo chiedendo scusa per l’episodio che fu allora oggetto della discordia: “Sono sinceramente rammaricato per le vittime degli scontri di Bengasi di qualche anno fà provocati da un’interpretazione non corretta – di cui rinnovo le scuse – di alcune mie dichiarazioni”. Così il ministro per la Semplificazione amministrativa Roberto Calderoli è tornato sulla vicenda che ha provocato tensioni con la Libia e ha aggiunto: “Come uomo politico e Ministro della Repubblica nutro il più profondo rispetto per tutte le civiltà e sono convinto che il dialogo con quella islamica sia un tema imprescindibile dei nostri tempi”. “Le relazioni tra Libia e Italia sono improntate al reciproco rispetto. Sono certo che saranno sempre più costruttive e mi adopererò personalmente perché ciò avvenga”, ha continuato l’esponente della Lega sottolineando che “il governo italiano, e in particolare il Ministro degli Esteri e il Ministro degli interni, intendono intensificare -anche attraverso l’ Europa- la collaborazione con la Libia”. Tripoli si dichiarava soddisfatta della genuflessione del leghista duro e puro, e dichiarava il caso chiuso. Resta il grave fatto dell’ingerenza della Libia in un affare interno italiano e che questa intromissione sia passata in cavalleria. Tra l’altro ritengo che non ha nulla da insegnarci un governo come quello di Gheddafi che che in passato organizzava attentati terroristici e ora lascia partire dalle sue coste i barconi degli scafisti pieni di disperati per poi usarli come arma di ricatto presso l’Italia per ottenere qualche dollari in più. E chiudo riconoscendo a D’Alema che, in molte altre occasioni avevo criticato, di essersi comportato da perfetto uomo di Stato nel difendere le prerogative della nostra sovranità.

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