Matteo Bagnaresi: il dio pallone esige nuove vittime
Il calcio piange una nuova vittima, Matteo Bagnaresi, 28 anni laureato e ultras del Parma, morto in una stazione di servizio ad Asti, investito da un pullmann che trasportava tifosi juventini. E come con la morte di Gabriele Sandri, il tifoso laziale morto quattro mesi fà anche in questo caso rimangono zone d’ombra. La morte di Bagnaresi infatti è stata frettolosamente catalogata dalla pubblica sicurezza come tragico incidente. Forse per evitare problemi di ordine pubblico, forse per la naturale propensione delle nostre autorità ad una certa reticenza nella ricostruzione puntuale e trasparente, resta il fatto che vi sono altre testimonianze che parlano di un inseguimento con spranghe e coltelli ai danni dei tifosi juventini che si erano rifugiati nel pulmann e che il tifoso morto aveva cercato di tagliare la strada all’automezzo in corsa. Si spera che a differenza di quanto avvenne con Sandri in questa vicenda i fatti vengano ricostruiti con maggiore chiarezza.
Altra cosa che lascia perplessi è la tendenza italica alla santificazione del morto sempre e comunque. Matteo Bagnaresi veniva descritto dai conoscenti come un bravo ragazzo; eppure era reduce i da un Daspo, il divieto a partecipare a manifestazioni sportive, della durata di 3 anni. E nelle sue prese di posizione emergeva tutta l’ambiguità di valori del mondo ultrà: si rivolgeva ai tifosi avversari con ammonimenti minacciosi del tipo «non venite se no ci penseremo noi a cacciarvi indietro» e esprimeva contrarietà “ai pestaggi sleali e fini a se stessi”. Bisogna domandarsi dunque: esistono pestaggi leali? E qual’è la discriminante fra un pestaggio leale ( e legittimo) e uno sleale? e chi è che deve giudicare della “lealtà” del pestaggio? Domanda retorica: evidentemente chi lo compie è nel giusto se è della stessa squadra o fà parte di una tifoseria affiliata.
Vista la piega che stà prendendo il tifo credo non sia eresia domandarsi se sia giunto il momento di vietare le trasferte. Il Dio pallone non può rivendicare per sè il sacrificio di morti e feriti cui ci stà abituando in questi ultimi tempi.



