PRIMARIE PARTITO DEMOCRATICO TRA PARTECIPAZIONE POPOLARE E APPARATO DI PARTITO

il risultato più eclatante delle primarie è quello della partecipazione alle urne: quasi tre milioni e mezzo di persone sono andate a votare, ben al di là di ogni previsione ( si riteneva che sarebbe stato un successo se si fosse superato il milione di votanti). Forse una risposta all’antipolitica del “vaffa”, più probabilmente l’ultimo gesto disperato di tanti cittadini che vogliono credere alla bontà di questo nuovo progetto politico messo in piedi da personaggi che di nuovo hanno poco o nulla. Un segnale anche per la destra, la creazione di un forte partito di centrosinistra, nella direzione della realizzazione di un bipolarismo finalmente compiuto. Il fatto incontestabile è che, forte di questa massiccia investitura popolare, il Partito Democratico può cominciare la fase costituente su basi abbastanza solide e che Veltroni grazie al suo 75% di consenso ha la legittimazione per intraprendere con decisione quel rinnovamento che la base evidentemente reclama. Premesso ciò permangono gli interrogativi che mesi fa accompagnarono l’annuncia della nascita del PD. Partendo dalle due parole d’ordine, rinnovamento e decisione: Veltroni è l’uomo giusto che può incarnare queste aspettative? I rapporti con il governo: Veltroni agirà per smarcarsi progressivamente da Prodi e dal suo operato o si adopererà per sostenerlo e legittimarlo? Nel Pd confluiscono un’anima cattolico popolare con radici democristiane, e un’anima socialdemocratica che faticosamente e dolorosamente ha ripudiato l’utopia comunista: il risultato sarà la somma di queste due identità o si arriverà ad un’auspicata fusione dei due riformismi? E conseguentemente permarranno le diffidenze e le litigiosità di questa prima fase di legislatura? Senza contare che chi nella maggioranza dal PD è rimasto fuori ( al centro come a sinistra) sarà sicuramente allarmato dal riscontro avuto dal nuovo soggetto politico e per reazione potrebbe avere interesse a distinguersi ulteriormente dall’azione operativa del governo. E infine occorre domandarsi quali indicazioni trarranno i dirigenti del PD dall’ingente affluenza elettorale: si sentiranno responsabilizzati nel voler costruire un partito realmente nuovo, non solo nel nome, ma anche nelle persone e nel modo di fare politica oppure rassicurati dal fatto che vi è un consistente zoccolo duro che voterà per loro sempre e comunque, considereranno questa l’ennesima operazione di maquillage e continueranno semplicemente a operare come prima per garantirsi la sopravvivenza politica?


