A Loreto con i giovani la Chiesa riproduce se stessa
A Loreto Benedetto XVI ha mostrato di aver ben appreso la lezione di Giovanni Paolo II su come conquistare i giovani: grande adunate festose, richiami a cambiare il mondo con l’impegno respnsabilità e l’esibizione di qualche peccorella smarrita che si è redenta sulla via di Damasco: il tutto condito dal sottile piacere per i papa boys di sentirsi un elite di eltti e contemporaneamente di essere testimoni verso gli ultimi di una fede millenaria che salverà il mondo e darà ai suoi adepti il regno dei cieli. Generalizaare sui Papa Boys sarebbe ingiusto e inutile: chi li ama considera loro la meglio gioventù, per chi li odia si tratta di una congrega di sfigati, presuntuosi snob con la puzza sotto il naso. Sia i detrattori che gli estimatori hanno in parte ragione e in parte torto: perchè tra questi giovani ci sono persone fantastiche sinceramente convinte della loro fede e quotidianamente impegnate nel diffondere i valori del Vangelo. Ma esistono anche gli arrivisti arrampicatori sociali desiderosi di mettersi sotto la potente cerchia protettiva della Chiesa gerarchica per assicurarsi un futuro migliore grazie ai molteplici agganci e ai vantaggi che può garantire l’avere per amici preti, esponenti della società civile e politici dichiaratamente cattolici. La chiesa “istituzione” è conscia di questa molpteplicità di atteggiamenti che caratterizzano le nuove leve del cattolicesimo ma ha sempre badato alla quantità dei fedeli piuttosto che alla saldezza delle loro convinzioni: sia perchè la misericordia di Dio è sempre pronta ad accogliere anche i “duri di cuore” sia perchè i dubbi sulla fede serpeggiano anche tra la curia. Ma c’è un terzo ben più valido notivo: avere più cattolici possibili anche se scettici, purchè formalmente obbedienti, significa avere potere, creare i presupposti per la propria sopravvivenza. Tra quei giovani ci saranno molti esponenti della futura classe dirigente e chi avrà un ruolo più anonimo nella società potrà comunque sempre tornare utile come “soldato semplice” nell’esercito del Vaticano. Ad ogni incontro con i giovani la Chiesa cattolica predica il Regno dei cieli ma crea i presupposti per mantenere un posto in Paradiso sulla terra.


