Le autorità iraniane hanno ammesso che in cinquanta città
il numero dei voti è stato maggiore del numero degli
elettori registrati. Ma il Consiglio dei guardiani ha
affermato che queste discrepanze, che riguardano tre
milioni di voti, non non modificano il risultato elettorale
e non violano la legge iraniana, perché è normale che le
persone votino in zone diverse da quelle in cui sono state
registrate. Gli scontri avvenuti negli ultimi giorni a
Teheran e in altre città del paese hanno causato diversi
morti e feriti. Il numero delle vittime non è chiaro,
perché i giornalisti stranieri sono stati rimpatriati o
tenuti lontani dalle strade. La televisione di stato parla
di dieci morti, mentre secondo la radio sono almeno
diciannove. Circa cinquecento persone sono state
arrestate.
Iran: i Guardiani ammettono brogli. Ma le elezioni non si ripetono
Giugno 22, 2009L’alleanza antiterrorismo di Obama con Karzai e Zardari
Maggio 8, 2009Si sono svolti ieri a Washington i colloqui a tre tra il presidente statunitense Barack Obama e i presidenti di Pakistan e Afghanistan, Asif Ali Zardari e Hamid Karzai. Obama ha dichiarato che gli Stati Uniti si impegneranno ad aiutare i due paesi a sconfiggere Al Qaeda e a instaurare una democrazia solida e duratura. L’esercito impegnato nelle operazioni sul campo cercherà di evitare incidenti che possano mettere in pericolo la vita della popolazione civile. Il presidente statunitense ha chiesto ai leader di Pakistan e Afghanistan di adottare una linea più dura nella battaglia contro i taliban, che negli ultimi mesi si sono rafforzati in tutta la regione.
La febbre suina anche in Europa
Aprile 28, 2009Il primo caso di febbre suina in Europa è stato confermato in Spagna. In diversi paesi europei ci sono alcune persone sono sotto osservazione. Intanto l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha alzato il livello di allerta da tre a quattro su una scala da uno a sei, affermando che nessuna zona del mondo è al sicuro dal rischio di epidemia. Tuttavia l’Oms precisa che l’epidemia non è inevitabile e che il rischio di contagio può diminuire in ogni momento.
Laureati italiani copioni
Aprile 19, 2009Roma, 19 apr. (Adnkronos) – In una tesi su due, almeno il 5 per cento del testo è la fotocopia di un documento già pubblicato. A riferirlo è ‘La Stampa’ che riporta i calcoli dei ricercatori francesi di Six Degres, società che ha sede in Savoia e che mediante ‘Compilatio’, un software capace di passare al setaccio qualsiasi testo e individuare le parti copiate, ha scoperto universitari ‘copioni’ in Italia, Francia, Spagna e Germania. E il record spetta all’Italia.
Mosca revoca misure anti terrorismo in Cecenia
Aprile 17, 2009La Cecenia è tornata un Paese apparentemente normale dalla mezzanotte di oggi, quando Mosca ha revocato il regime di alta sicurezza antiterrorismo in vigore negli ultimi dieci anni, che dovrebbe portare al ritiro di 20 mila uomini. Una decisione per certi versi storica, che segna la fine di un conflitto iniziato nel 1994 e costato due guerre, decine di migliaia di vittime e profughi, una lunga stagione di abusi e una striscia di attentati clamorosi, come quello del teatro Duvrovka e della scuola di Beslan. Mosca può ora vantarsi di aver raggiunto il suo obiettivo di normalizzare la situazione, anche se l’emergenza terrorismo sta riesplodendo nelle confinanti repubbliche caucasiche del Daghestan e dell’Inguscezia. Ma il vero vincitore alla fine appare il trentatreenne presidente ceceno Ramzan Kadyrov, l’ex guerrigliero indipendentista filo islamico imposto dall’allora presidente Vladimir Putin come uomo forte del Paese per garantire la stabilizzazione, sulla base di un patto che prevede lealtà in cambio di una ampia autonomia di gestione. La democrazia è rimasta un optional. Non è un caso che Kadyrov sia stato il primo a felicitarsi per una decisione che certifica come la Cecenia sia diventata un Paese pacifico, invitando gli imprenditori ad investire e i giornalisti a girare liberamente. Le autorità hanno già chiesto che l’aeroporto di Grozny diventi scalo internazionale. Era stato il presidente russo, Dmitri Medvedev, il 27 marzo scorso, a disporre la revoca del regime speciale antiterrorismo in Cecenia, che comporterà il ritiro di circa 20 mila soldati russi, anche se ne resteranno 30 mila dislocati su base permanente. L’annuncio è stato dato ufficialmente oggi dal capo del comitato nazionale antiterroristico, Aleksandr Bortnikov, che è anche il direttore dei servizi segreti russi (Fsb). Con questa mossa, Medvedev volta una pagina che aveva danneggiato l’immagine della Russia e rafforza la propria immagine di leader nuovo e pragmatico, sulla scia delle ultime aperture in tema di democrazia, opposizione, ong, giustizia. Un’immagine che gli consentirà di rilanciare meglio le relazioni con gli Usa, in vista del primo summit con il presidente americano Barack Obama in luglio a Mosca. Non saranno comunque dimenticate presto le due guerre contro Grozny, costate circa 100 mila morti ceceni (il 10% della popolazione) e diverse migliaia di vittime russe. Il primo conflitto contro l’indipendenza cecena, proclamata nel 2001 dal presidente Giohkar Dudaiev, fu scatenato nel 2004 dall’allora presidente Boris Ieltsin e si concluse nel 1996 con un accordo che lasciò a tale repubblica una indipendenza di fatto. Ma dopo una ondata di attentati in Russia attribuiti al movimento indipendentista, e un attacco contro la repubblica del Daghestan, nel 1999 l’allora premier Vladimir Putin lanciò un’ operazione antiterrorismo che contribuì alla sua popolarità ma che suscitò nel mondo intero una nuova indignazione: la seconda guerra russo-cecena diventò teatro di sequestri, torture, arresti arbitrari, massacri. Abusi denunciati con forza da Anna Politkovskaia, la giornalista di Novaia Gazeta uccisa a Mosca nel 2006, e per i quali Mosca è stata ripetutamente condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Se i combattimenti su larga scala si sono conclusi nel 2002, e nel 2003 la Cecenia ha visto trionfare i sì al referendum sulla sua appartenenza “inalienabile” alla Russia, la guerriglia cecena ha continuato la sua battaglia con una serie di attentati spettacolari: come la presa di ostaggi al teatro Duvrovka di Mosca (130 morti nel 2003) e alla scuola di Beslan, in Ossezia del nord (334 morti nel 2005). Tutti i principali capi guerriglieri, tuttavia, sono stati eliminati, alcuni in circostanze ancor oggi poco chiare: da Dudaiev, ucciso da un missile teleguidato ‘mirato’ contro il suo telefono cellulare, ad Askal Maskhadov, da Samil Basaiev fino a Sulim Iamadaiev, freddato a fine marzo a Dubai. Forse la fine del regime antiterrorismo è legato anche a questa morte: Iamadaiev era rimasto l’ultimo nemico irriducibile di Kadyrov.
Raul Castro apre agli Stati Uniti
Aprile 17, 2009Il presidente cubano Raul Castro ha espresso la sua disponibilità ad aprire un dialogo con Washington su qualsiasi questione, anche sui temi più caldi come prigionieri politici, diritti umani e libertà di espressione sull’isola. Le dichiarazioni sono state fatte in Venezuela mentre il leader cubano partecipava al summit dell’Alternativa bolivariana per le Americhe (Alba), un progetto di cooperazione politica, sociale ed economica tra i paesi latinoamericani promosso dal Venezuela e da Cuba. L’annuncio precede di poche ore l’inizio del summit delle Americhe, che si apre oggi a Trinidad e Tobago e a cui parteciperanno gli Stati Uniti, ma a cui Cuba non è stata ammessa.
Berlusconi cede al ricatto della Lega. No all’election day
Aprile 16, 2009Il referendum sulla legge elettorale non si svolgera’ insieme a amministrative e europee, ma il Pdl sondera’ il Pd sulle date del 14 o 21 giugno. E’ l’accordo raggiunto a Palazzo Grazioli tra i vertici del Pdl e della Lega. Lasciando la riunione, i capigruppo Pdl, Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto, hanno spiegato che la maggioranza “chiedera’ una consultazione alle opposizioni per verificare se l’ipotesi migliore per svolgere il referendum sia il 14 o il 21 di giugno. Se si vuole risparmiare, il 21 e’ l’ipotesi piu’ percorribile”. Ma gia’ si registra il ‘no’ di Di Pietro.
Sulla ’soluzione 21 giugno’ c’era stato un primo disco verde dal leghista Angelo Alessandri: “Abbiamo valutato con il segretario – dice Alessandri – diverse ipotesi e quella del 21 giugno ci sembra quella piu’ congeniale, una buona soluzione per evitare di mandare la gente a votare tre volte di fila. Poi c’e’ da guardare al discorso dei costi e ci ragioniamo”.
Apertura dai ‘lumbard’ che Maurizio Gasparri aveva valorizzato subito: “E’ un chiaro segnale di distensione- dice il presidente dei senatori Pdl – che potrebbe presto sciogliere questo nodo ed avviare con la necessaria chiarezza e tranquillita’ la campagna elettorale”.
Antonio Di Pietro boccia la decisione della maggioranza: “E’ una scelta non accettabile ne’ nel merito ne’ nel metodo”.
“Questo – sostiene Di Pietro – e’ uno spreco di soldi fine a se stesso, una doppia spesa utile a Berlusconi soltanto per comprare – nel senso piu’ corruttivo del termine – il consenso della Lega per gli accordi elettorali in corso”. Di Pietro parla dunque di “peculato politico: perche’ ci si appropria del denaro dei cittadini per un uso diverso da quello proprio, vale a dire che bisognava spenderli nel miglior modo possibile”.
La Thailandia sull’orlo della guerra civile
Aprile 14, 2009In Thailandia continuano le proteste dei sostenitori dell’ex primo ministro Thaksin Shinawatra che chiedono le dimissioni dell’attuale governo guidato da Abhisit Vejjajiva. Durante gli ultimi scontri tra forze dell’ordine e manifestanti l’esercito ha aperto il fuoco contro la folla, ferendo almeno 70 persone. Sono giorni che la Thailandia è in preda alle violenze. Il 10 aprile per ragioni di sicurezza il primo ministro Vejjajiva ha dovuto annullare un vertice dei capi di stato dell’Associazione delle nazioni del Sudest asiatico (Asean) che avrebbe dovuto svolgersi a Patalaya, una città turistica sulla costa.
Sul terremoto Santoro fa zizzania in tv
Aprile 11, 2009Ancora una volta Santoro ha fatto il Santoro. Dietro il paravento della libertà d’informazione, di cui è rappresentante unico per l’Italia, isole comprese, ha allestito una trasmissione all’insegna del più frusto slogan politico «piove, governo ladro». Non di pioggia si trattava, ma di un terremoto che finora ha fatto 290 vittime e quarantamila sfollati, raso al suolo paesi, buttato giù case, seminato distruzione.
Ma i morti non lo fermano, la commozione non lo trattiene. Se ha in mente una tesi, che tesi sia. La tesi era che bisognava comunque attaccare la Protezione civile, specialmente Guido Bertolaso, i Vigili del Fuoco, la comunità scientifica che non ha dato ascolto agli avvertimenti di Giampaolo Giuliani, gli amministratori locali, il ponte sullo Stretto, Berlusconi, il governo. A dargli manforte in studio ha chiamato l’ex magistrato Luigi De Magistris, candidato alle Europee con l’Italia dei Valori (che acquisto per la politica!) e l’esponente di Sinistra e Libertà Claudio Fava. Contro aveva, e hanno fatto un figurone, Guido Crosetto del Pdl e Mario Giordano.
Il giornalismo di Santoro funziona così: con l’aiuto delle poderose inchieste di Sandro Ruotolo e Greta Mauro ha intervistato una signora che si lamentava di un ritardo di un paio d’ore dei soccorsi, un signore che diceva di aver freddo, di un altro ancora che cercava riparo in tende non ancora montate, una studentessa che preoccupata aveva lasciato l’Abruzzo per tempo, un medico che denunciava la mancanza di bottigliette d’acqua nel suo reparto. Ne è uscito così un quadro di devastazione organizzativa da aggiungersi alla devastazione reale. Da un punto di vista simbolico, se un dottore chiede aiuto per la mancanza di qualcosa significa il fallimento dei soccorsi, l’impreparazione della Protezione civile, lo sfascio.
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Di fronte a una simile tragedia, ma soprattutto di fronte al meraviglioso e commovente impegno dei Vigili del fuoco, dei volontari, della Protezione civile, dei militari, di tutte le organizzazioni che hanno passato notti insonni per salvare il salvabile, Santoro si è sentito in dovere di metterci in guardia dalla speculazione incombente, di seminare zizzania con i morti ancora sotto le macerie, di descrivere l’Italia come il solito Paese di furbi, incapaci di rispettare ogni legge scritta e morale. Santoro la chiama libertà d’informazione. Esistono gli abusi edilizi, ma forse anche gli abusi di libertà.
Aldo Grasso
11 aprile 2009
Craxi padre fondatore di Forza Italia—- dal Corriere del 96
Aprile 5, 2009Ha taciuto tre anni. Ora che l’ hanno fatto fuori (”cacciato dall’ oggi al domani . dice . si sono dimenticati di come ho messo in piedi Forza Italia”), ha deciso di raccontare in un libro la “vera” storia del partito di Berlusconi. E di svelare quel che molti hanno sempre sospettato, ma nessuno ha mai provato: che dietro la discesa in campo del Cavaliere c’ era Bettino Craxi. Ezio Cartotto, cinquantatreenne ex dc, portaborse di Marcora prima e prandiniano poi, incarichi all’ Eni e all’ Atm, “amico di Berlusconi dal ‘ 71″, tre anni e mezzo fa entro’ nello staff che preparava il nuovo movimento: ufficio all’ ottavo piano di Palazzo Cellini a Milano 2, a fianco di Marcello Dell’ Utri, partecipo’ a decine d’ incontri segreti in via Rovani. Circa un mese fa e’ stato interrogato dai magistrati torinesi Luigi Marini e Cristiana Bianconi, che indagano sull’ “operazione Botticelli” e sui presunti fondi neri passati da Publitalia a Forza Italia: gli hanno chiesto conto di alcune fatture, lo considerano un testimone importante. Cartotto sa molte cose, ne ha annotate altrettante, ha conservato ogni documento. E nel libro scritto per l’ editore napoletano Tullio Pironti (titolo provvisorio: “Fa’ come ti dice lui”), con un ex collaboratore che si nasconde dietro lo pseudonimo di Evangelista de’ Gerbi, ricostruisce i mesi passati “alla tela di Penelope, con noi che lavoravamo e Silvio che smentiva”. Il capitolo principale e’ dedicato a quella domenica 4 aprile 1993. Un momento terribile, per il Caf: i conti svizzeri di Tangentopoli, Andreotti indagato per mafia a Palermo, due settimane ai referendum di Segni, la lira oltre quota mille sul marco, la Lega che fa penzolare un cappio in Parlamento e i giovani missini che circondano Montecitorio. Il Psi e’ gia’ a pezzi: Craxi ha ricevuto 11 avvisi di garanzia, il suo attache’ Giallombardo e’ latitante all’ estero, Benvenuto mette all’ asta i beni del Garofano. Alle sei del pomeriggio, sotto la pioggia, Cartotto si fa accompagnare ad Arcore dal figlio Davide, 21 anni. Viene fatto accomodare nello studio piccolo di Villa San Martino, davanti alle foto di Benedetto Croce, saluta Berlusconi e si sente dire: “Sai, c’ e’ qui una persona…”. L’ incontro con Bettino dura tre quarti d’ ora, racconta Cartotto. Esordisce il Cavaliere, che da mesi lavora al nuovo partito: “Sono esausto . si sfoga ., m’ avete fatto venire l’ esaurimento nervoso. Confalonieri e Letta mi dicono che e’ una pazzia entrare in politica e che mi distruggeranno. Che mi faranno di tutto, andranno a frugare tutte le carte. E diranno che sono un mafioso… Cosa devo fare? A volte mi capita perfino di mettermi a piangere, quando sono sotto la doccia”. Craxi ascolta in silenzio. Allora parla Cartotto: cita Segni, il pericolo Lega, la Rete, i rischi dell’ uninominale, finisce con Martinazzoli. Sentendo quel nome Craxi, che nel racconto “cammina nervosamente avanti e indietro, non si siedera’ quasi mai”, interrompe: “Martinazzoli e’ della sinistra democristiana . dice a Berlusconi ., e per te e’ peggio di Occhetto. Quelli della sinistra dc sono i tuoi nemici, rico’ rdatelo sempre, piu’ di quelli del Pds. Non farti illusioni. Se bisogna fare una coalizione di centro non comunista, con asse portante Martinazzoli, per te sarebbe una soluzione piu’ pericolosa del danno che vogliamo evitare”. E allora? A Bettino piace l’ idea d’ un partito: “Bisogna trovare un’ etichetta . dice ., un nome nuovo, un simbolo, un qualcosa che possa unire gli elettori che un tempo votavano per il pentapartito. Sarebbe importante distinguere tra Nord e Centro Sud…”. Il leader del Garofano, racconta Cartotto, vede bene un accordo con la Lega nei collegi del Nord e con i notabili dc e psi al Meridione. Berlusconi pero’ e’ freddo: Bossi non gli piace, mentre stare con Fini al Sud sarebbe meglio… “Allora Craxi . si legge nel libro . prende un foglio di carta, ed e’ uno dei pochi momenti nei quali si siede. Comincia a fare dei cerchietti. Dice: “Questo e’ un collegio elettorale. Gli elettori saranno presumibilmente 110 mila persone e 80 85 mila quelli che avranno diritto al voto. Quelli che andranno a votare saranno 60 65 mila. Prendendo in considerazione queste persone e con l’ arma che tu hai in mano delle tv, attraverso le quali puoi fare una propaganda martellante a favore di questo o quel candidato, ti bastera’ organizzare un’ etichetta che riesca a raggrupparne 25 30 mila, per avere forti probabilita’ di rovesciare il pronostico. Accadra’ per l’ effetto sorpresa, per l’ effetto televisione o per l’ effetto del desiderio che gli elettori non comunisti hanno di non essere governati dai comunisti”. Bettino insiste, cerca di convincere l’ amico Silvio: “Se trovi una sigla giusta, con le tv e le tue strutture aziendali… Hai uomini sul territorio in tutta Italia, puoi riuscire a recuperare quella parte di elettorato che e’ sconvolto, confuso, ma anche deciso a non farsi governare dai comunisti e a salvare il salvabile”. A quel punto, racconta Cartotto, Craxi se ne deve andare. Berlusconi l’ accompagna. Dopo qualche minuto il Cavaliere rientra piu’ disteso: “Bene . dice ., adesso so quello che devo fare”.
Pubblicato da umanesimo
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