Berlusconi partorisce una lista di ministri da film degli orrori (ma con qualche bonazza)

Maggio 7, 2008

Il ministro per le pari opprtunità è Mara Carfagna: forse non tutte le donne si potranno identificare in lei, sicuramente gli uomini avranno di che lustrarsi gli occhi. Poi c’è Claudio Dcajola noto per aver dato al povero Marco Biagi del rompiballe, premiato a sua volta con la poltona delle attività produttive. E Gainfranco Rotondi all’attuazione del programma, l’ultima ruota del carro della Dc ( quella vera, la balena bianca per intenderci) che potrà vantarsi con i propri nipoti di avercela fatta a diventare ministro. Cosa c’è di meglio per i beni culturali di Sandro Bondi che ha estasiato l’Italia con i suoi panegirici per i Cavaliere? Maria Stella Gelmini alla ricerca: sarà brava almeno a cercare i numeri nell’elenco telefonico? Dopo Schifani alla Camera , l’altro lustrascarpe di Silvio, Elio Vito è piazzato a curare i rapporti con il parlamento. Angelino Alfano lo conoscono proprio in pochi, Wikipedia stà appena creando un’abbozzo alla relativa voce, però era il coordinatore regionale di Forza Italia in Sicilia, riserva indispensabile di voti: é dunque giusto affidargli la Giustizia per combattere con efficacia la Mafia.

Si salvano Sacconi al Welfare, Frattini agli esteri e forse Maroni , anche se io avrei preferito Pisanu all’Interno. Per Tremonti che dire: dovremo aspettarci nuovi condoni? Brunetta, il migliore economista del centrodestra è stato relegato alla funzione Pubblica. Misteri delle nuovi edizioni del manuale Cencelli…


Su Fini, Nicola Tommasoli e su come non deve parlare il presidente della Camera

Maggio 5, 2008

Inizia male l’esperienza di Gianfranco Fini come presidente della Camera. Riguardo all’omicidio del giovane Nicola Tommasoli brutalmente pestato da cinque neonazisti di Verona Fini si è limitato a dichiarare che i fatti di Torino in cui è stata bruciata la bandiera di Israele “sono molto più gravi”. Mi domando ( e mi piacerebbe chiederlo anche Fini) come si possa fare una classifica di grvità di fronte a fatti di tale violenza barbara in cui ci scappa anche il morto. Credo che la terza carica dello stato avrebbe il dovere di spiegare che cosa volesse intendere con quella frase a mio parere infelice, anzitutto ai familiari del ragazzo ucciso. A mio parere sottovalutare questo tipo di episodi è un errore e il presidente della Camera invece di fare queste banali classificazione avrebbe il dovere di interrogarsi e interrogare sul perché la violenza tra i giovani ( di matrice politica o meno) sia in preoccupante aumento. Inoltre c’è un fatto politico che rende ulteriormente gravi queste dichiarazioni: ossia che qualcuno potrebbe strumentalizzarle inducendo a pensare che si sia trattato di un rigurgito di corporativismo nero da parte di Fini e che questa omissione abbia il secondo fine molto più grave di minimizzare volutamente gli atti criminali di persone legate all’estrema destra.


L’onda conservatrice invade la Gran Bretagna

Maggio 3, 2008

Si tratta più di una vittoria dei tories o di una sconfitta del labour? Difficile scindere la fine dell’era Blair e la popolarità in crollo verticale del successore Gordon Brown dall’ascesa pare irresistibile del nuovo leader conservatore Cameron e dire da dove sia partita questo cambio di rotta delle simptie dell’opinione pubblica britannica. Stà di fatto che i numeri parlano chiaro e testimoniano il trionfo dei conservatori che acquisiscono il triplo della amministrazioni dei laburisti ivi compresa la roccaforte londinese. Si tratta della prima significativa vittoria conservatrice dal 1992. E il neo sindaco di londra Boris Johnsonn è il primo esponente conservatore ad acquisire un significativo posto di potere dalla sconfitta di John Major nel 1997: Concluso lo splendido decennio blairiano ecco arrivare l’interregno Brown che dopo aver fatto carte false per sfrattare il suo compagno di partito sembra già in procinto d9o fare le valigie tanto che si parla della possibilità di un imminente ruolo alle urne anche per il rinnovo della House of Commons. Una lezione di buone etichetta istituzionale i due contendenti alla City Hall non mancano di darla a noi italiani: Johnsonn ha riconosciuto al sindaco uscente Ken Livingstone di essere stato un servitore delle istituzioni cittadine, il quale si è detto disposto ad aiutarlo e cercando di venire in soccorso di Gordon Brown si è preso l’intera responsabilità della sconfitta. Sappiamo che tutto ciò nasconde un elemento di sottile ipocrisia perché Brown sembra aver fatto il suo tempo e perché nel Labour si spera che Johnsonn sia un disastro in modo da provare a trascinare nella polvere anche David Cameron. Tuttavia di fronte alle finte e inconcludenti baruffe del teatrino italiano anche a me che non sono certo un estimatore del politically correct questo aplomb British sembra un paradiso perché non è solo di facciata ma trasuda consapevolezza dell’importanza di rispettare le istituzioni e gli uomini che le incarnano. Non per nulla Rudyard Kipling amava fare questo confronto tra russi e italini: Un italiano: un bel tipo; due italiani: un litigio, tre italiani: tre partiti politici. Un inglese: un fesso; due inglesi: due fessi; tre inglesi: un popolo.


Il testamento politico (fiscale) di Visco

Maggio 1, 2008

La decisione del viceministro Visco di pubblicare in rete le dichiarazioni dei redditi per il 2005 di tutti gli italiani è una sorta di testamento politico di questo governo. Di fronte all’alt del garante della privacy che sottolineava come il metodo di diffusione fosse in contrasto conil quadro normativo della materia il viceministro dell’economia si è giustificato dicendo di aver applicato la legge. Sono certo che Visco sia in perfetta buona fede ma è proprio questo il problema: è da questo tipo di approccio che si capisce perché il governo Prodi passerà alla storia come uno dei più impopolari della storia italiana. Negli altri paesi questo tipo di informazioni o non sono pubbliche come in Germania, o sono consultabili solo su liberatoria oppure sono resi noti solo i dati degli evasori: diffondere in maniera così capillare dati che dalla maggioranza delle persone vengono considerati delicati testimonia dell’incapacità di intuire che la questione ancor prima che sul piano legale va affrontata su quella del rapporto che lo Stato vuole creare con il cittadino . Ovverosia scegliere se mostrare la faccia inquisitoria e moralista del potere pubblico che vuole stanare il reietto evasore per metterlo alla pubblica gogna oppure sviluppare un clima di fiducia e collaborazione che parte dal presupposto sacrosanto che le tasse si devono pagare perchè con esse il cittadino gode dei necessari servizi di pubblica utilità . E a questo punto bisognerebbe domandarsi se il cittadino goda veramente di servizi in misura adeguata al carico fiscale sopportato. E ancora chiedersi perché il governo non abbia utilizzato le maggiori entrate derivanti dalla lotta all’evasione, per ridurre come promesso le tasse a chi già le pagava profumatamente invece di dilapidarne una parte nella redistribuzione di presunti tesoretti. E infine perché per rimettere in sesto i conti pubblici non abbia utilizzato a fianco della leva fiscale una politica di riduzione della spesa pubblica a partire dai mille sprechi e inefficienze che caratterizzano la pubblica amministrazione. Il dubbio legittimo è che non si volesse troppo scontentare quella parte di elettorato del pubblico impiego tradizionalmente legata al centrosinistra a danno invece del popolo delle partite IVA meno prossimale politicamente. Se Visco and company invece che crogiolarsi nelle loro certezze legalistiche si fossero posti per tempo questi e altri interrogativi forse qualche voto in più lo avrebbero preso….


Quando il primo maggio ha davvero senso….

Maggio 1, 2008

Buon primo maggio ai precari, ai disoccupati e e a chi è in nero: per loro l’art 1 della costituzione è una presa in giro!

Buon primo maggio a chi crede che la festa sia andare al concerto di San Giovanni. Il momento del ritorno alla realtà arriva per tutti prima o poi!

Buon primo maggio agli assenteisti e ai nullafacenti, che festeggiano tutto l’anno perché non sanno cosa significhi il lavoro:

Buon primo maggio ai sindacalisti che difendono gli illicenziabili ma che se ne fregano dei più deboli.

Buon primo maggio alla classe politica, la categoria degli stakanovosti per eccellenza….

Buon primo maggio a chi in pensione è andato a 40 anni e a chi non ci andrà nemmeno a 70 se tutto và bene ( per chi?). Così cambia il mercato del lavoro…

Buon primo maggio ai giovani che cercano lavoro ma non hanno esperienza e ai datori di lavoro che cercano giovani ma già con esperienza.

Buon primo maggio a chi è troppo qualificato per trovare lavoro in Italia e se ne và all’estero. con buona pace della fuga dei cervelli

Buon primo maggio ai familiari delle vittime di incidenti sul lavoro. Per loro questo è il giorno più lungo…


Il pregiudizio nero su Alemanno

Maggio 1, 2008

Da sinistra sento gridare allo scandalo per la vittoria di Alemanno a Roma. Il fascista picchiatore che guida la capitale d’Italia? Ma che vergogna!!! Peccato che Alemanno è sempre stato assolto con formula piena da tutte i processi che lo hanno coinvolto mentre dall’altro molti non possono vantare una fedina altrettanto immacolata…..

E poi si dice che Alemanno non ha mai preso le distanze dal fascismo… nulla di più falso!!! riporto un brano preso dal suo sito personale in cui parla della svolta di Fiuggi: Proviamo a fare una storia della destra sociale, prima e dopo il famoso Congresso di Fiuggi di Alleanza nazionale del 1995 […] A suo giudizio, quali sono i passaggi davvero importanti sanciti a Fiuggi?

Il primo passaggio è il superamento, accentuato e visibile, di ogni atteggiamento “giustificazionista” e nostalgico nei confronti dell’esperienza fascista. A Fiuggi è stata sancita la scelta definitiva e consapevole verso i valori democratici, non solo con la condanna di ogni forma di autoritarismo e totalitarismo – per non parlare della ripulsa assoluta di ogni forma di razzismo e di antisemitismo, ripulsa già presente nel vecchio Msi – ma anche superando anche ogni equivoco di tipo organicista. Dico questo perché quasi nessuno nel Msi pensava di riproporre il regime autoritario fascista, ma permaneva una sorta di diffidenza nei confronti della “democrazia dei partiti”, immaginando come correttivo praticabile forme di “partecipazione” di tipo organico e corporativo, uno “Stato etico” più presidenzialista che autoritario, ma comunque segnato da atteggiamenti pedagogici e paternalisti. A Fiuggi invece si sancisce definitivamente l’idea che la “democrazia dei partiti” sia indispensabile come unica garanzia del pluralismo politico e del rispetto dei diritti della persona. Un’altra conseguenza del superamento dell’organicismo è il pieno riconoscimento dell’economia di mercato come formula economica più giusta ed efficiente rispetto al dirigismo e allo statalismo. Certo, già da allora si comincia a parlare di economia sociale di mercato, guardando al “modello renano” di capitalismo come alternativa al liberal-liberismo di stampo thatcheriano e al turbocapitalismo delle multinazionali.

Io personalmente trovavo molto più scandaloso che nel governo Prodi ancora ci fosse ancora chi si rifacesse ad un’ideologia , quella comunista che nel XX° secolo ha causato 85 milioni di morti e che vi fossero nella maggioranza esponenti come Diliberto che si rifanno a Lenin e continuano a spacciare il mito della Cuba castrista dove gli oppositori al regime sono messi in carcere. Ma si sà che quando si tratta di mostrare i propri scheletri nell’armadio la memoria si fà debole.

In breve si giudichi Alemanno per come governerà: il problema è che per molti dei suoi avversari ciò richiederebbe uno sforzo di onestà intellettuale troppo grande che ne metterebbe a serio rischio l’equilibrio mentale.


Roma: la vittoria di Alemanno e la Caporetto del PD

Aprile 29, 2008

la vittoria di Alemanno segna una svolta dopo 15 anni di indiscusso dominio del centrosinistra nella capitale ma sopratutto costringe il PD ad interrogarsi sul proprio modo di fare politica dopo che alla disfatta delle politica si aggiunge anche il rovescio nelle amministrative romane. Se pronosticare Alemanno sindaco di Roma er abbastanza difficile tuttavia già alla vigilia del voto era evidente la perdita di consenso del PD nella capitale. Infatti il fatto che già al primo turno Rutelli avesse vinto di soli 5 punti rispetto al trionfo del 2006 di Veltroni che aveva conquistato la poltrona di sindaco senza dover aspettare il ballottaggio e con quasi il un quarto dei voti in più doveva destare allarme nel PD e così è stato. Fin troppo però: la reazione del clan di Rutelli , nel timore di perdere la capitale, si concretizzava in un proseguo di campagna elettorale all’insegna dell’allarmismo per il pericolo del ritorno del fascista e di accuse velate quanto infamanti alla destra di essere stata la mandante dello stupro subito pochi giorni prima del voto da un ragazza del Lesotho. Si è trattata della classica buccia di banana, un esempio di cattivo gusto di un vecchio modo di impostare le campagne elettorali basandosi sulla demonizzazione dell’avversario che da molti cittadini è stato anche recepito come una presa in giro, un modo superficiale di affrontare un tema sentito come quello della sicurezza. E proprio a questo riguardo viene chiamato in causa sopratutto Veltroni, reo di aver rinunciato ad affrontare la questione crimnalità nell’ultimo periodo di mandato da sindaco, troppo impegnato nel lanciarsi nell’avventura del PD. E c’è già chi a sinistra vorrebbe oassare subito alla resa dei conti con Walter. Rutelli per parte sua è apparso a molti elettori la classica minestra riscaldata, il politico che non potendo puntare a qualcosa di meglio si accontenta e si presenta con l’atteggiamento di chi vuol farti un favore a candidarsi. I romani non hanno accettato questa incapacità dei democratici di presentare un alternativo nuova per la loro città e il cambiamento hanno deciso di cercarselo a destra. A Alemanno il compito di dimostrare che la loro scelta è stata giusta.


Berlusconi e i sindacati recitano la commedia Alitalia. Ma nessuno ride…

Aprile 23, 2008

Come nelle migliori commedie all’italiana i principali responsabili dell’abbandono della trattativa da parte di AirFrance, ovverosia Berlusconi e i sindacati si rimpallano allegramente le responsabilità: Il Cavaliere passata la sbornia elettorale ci tiene a fare sapere che la colpa ricade sui sindacati e che si preannunciano vaste riduzioni di personale . A loro volta i sindacati che durante le trattative con i francesi hanno opposto il veto a qualsiasi possibilità di esubero rispediscono al mittente le accuse salvo tacere sul fatto che le prospettive occupative potrebbero perfino divenire peggiori che con AirFrance.  Poi Silvio si corregge, dice che i sindacati non hanno fatto altro che il loro dovere perché la proposta francese era irricevibile, e così anche i sindacalisti, ripristinato il loro onore, ritirano le accuse. E tutti vissero felici e contenti. Tranne il cittadino contribuente:  si prevede un singolare prestito ponte per procura: ossia il governo Prodi annuncia che stanzierà 300 milioni per la compagnia di bandiera perché questa è la volontà del Cavaliere. si ride per non piangere…..


La Clinton vince in Pennsylvania ma Obama tiene la testa

Aprile 23, 2008

La vittoria in Pennsylvania consente alla Clinton di acquisire i 158 delegati dello Stato e di ridurre il distacco da Obama nelle primarie democratiche. Tuttavia è ancora il senatore dell’Illinois a guidare la competizione con 1713 delegati contro i 1586 di Hillary. ancora più netto il distacco se si guarda ai pledged delegates ( cioè i delegati con vincolo di mandato): Obama guida con oltre 150 delegati in più. La vittoria non può essere considerato certo indicatrice di un cambiamento nel gradimento complessivo dei due candidati nel Paese: la Pennsylvania è uno stato molto tradizionale, stile America anni 50 e infatti Hillary ha ottenuto il consenso sopratutto tra gli operai e gli ultrasessantenni, mentre i giovani ( e gli afroamericani) anche in quest’occasione hanno preferito Obama. Occorre ripetere concetti già espressi in precedenze dunque: saranno decisivi i superdelegati senza vincolo di mandato ( unpledeged) che si pronunceranno solo nella convention di Denver in agosto.


Beppe Grillo: il V2-Day meglio del V Day ( ma con rischio boiata finale)

Aprile 23, 2008

Non sono un grande estimatore di Grillo né mi convince particolarmente il fenomeno del grillismo e penso che il primo V-Day organizzato per mandare a quel paese la casta politica avesse un retrogusto demagogico. In un paese democratico ( e l’Italia al di là di tanti vittimismi lo è) i cittadini hanno la classe politica che si meritano perché ad essi spetta la decisione di selezionare la rappresentanza che dunque assume i connotati positivi e negativi di chi li elegge. Devo dire invece che i principi che animano questo secondo V-Day sono sacrosanti: protestare contro l’ingessatura della comunicazione in Italia ha un senso tanto più se a lanciarla è chi con il suo blog ( se ne condividano o meno i contenuti) ha dato un segnale di innovazione e di possibilità di lanciare un’informazione più dal basso e a contatto con le persone. Inoltre questo V2-Day non si limita a contestare ma propone tre referendum per abrogare i sussidi pubblici all’editoria, per cancellare l’ordine dei giornalisti e la legge Gasparri che ha sancito la legalizzazione dell’oligopolio televisivo. Sono tre iniziative a mio parere che vanno incoraggiate perché vanno tutte nella direzione di una informazione meno paludata e al servizio dei palazzi del potere.

P.S: le firme raccolte per i referendum durante il V2- Day del 25 aprile  FORSE non serviranno a niente:
lo fà notare blogosfere
che a sua volta riprende Vanity Fair.
le cose stanno così: la legge Legge 25 maggio 1970, n. 352 che disciplina l’istituto del referendum all’art 31 recita testualmente: “Non può essere depositata richiesta di referendum nell’anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione di una delle Camere medesime.“. Dunque tale richiesta potrà essere presentata solo a partire dal 9 agosto. Ma l’articolo 28 della stessa legge precisa che: “Salvo il disposto dell’articolo 31, il deposito presso la cancelleria della Corte di cassazione di tutti i fogli contenenti le firme e dei certificati elettorali dei sottoscrittori deve essere effettuato entro tre mesi dalla data del timbro apposto sui fogli medesimi ” Quindi le firme raccolte prima del 7 maggio non servono a niente.

A soccorrere Beppe Grillo ci sarebbe questa interpretazione del Prof. Sandro Staiano, Direttore Dipartimento Diritto Costituzionale Federico II che si avvale delle c. d: buone regole interpretative:

Le disposizioni della legge 352 del 1970 confermano quanto il nostro legislatore sia avaro di sé: ellissi e oscurità di scrittura sono il tratto più ricorrente dei testi che ci affaticano.

Comunque, stando alle buone regole interpretative, occorre considerare che:

1) sia l’art. 28 sia l’art. 31 si riferiscono al deposito dei fogli contenenti le firme (oltre che dei certificati elettorali);

2) l’art. 31 configura una deroga ai termini di cui all’art. 28. Ciò stante, quando ricorrano i casi di cui all’art. 31 (cioè corra l’anno anteriore alla scadenza di una delle Camere o corrano i sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione di una delle Camere), casi nei quali il deposito delle firme è precluso sospensivamente, deve ritenersi che detto deposito possa intervenire solo decorsi i sei mesi successivi alla scadenza elettorale e che, nel corso di tale periodo e fino al deposito, sia possibile continuare la raccolta delle firme.

Stando al testo, invero, la richiamata preclusione si riferisce al deposito non alla raccolta delle firme e, nel silenzio della legge, non è consentito all’interprete di estendere la fattispecie ostativa.